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Tuesday, February 26, 2008 - ore 20:24
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per tipo 18 anni ho vissuto nello stesso condominio.
sotto di me c’era una famiglia un po’ cosi’. Padre e madre ciccioni, figlie piu’ grandi di me di diversi anni , una ciccionissima gentile, l’altra, quella di cui parleremo in seguito, di fisico diciamo atletico. Pero’ una di quelle persone che non fa sesso, niente. Mi ricordava, non poco, la figlia di Marty McFly in Ritorno al futuro2, che poi altri non e’ che Michael J Fox con la parrucca di capelli lisci a spaghetti.
Lei era cosi’, Michael J Fox con la parrucca. Bel corpo, ma buono da estrarre minerali da una miniera.
Erano una famiglia rumorosa. La mamma si lamentava tutto il giorno, e accendeva la lavatrice alle tre di notte, nella mia testa. E camminavano tutti con fottuti zoccoli di legno. A tutte le ore del giorno. Le tapparelle non le tiravano giu’ come i cristiani. Praticamente tiravano la corda della tapparella fino alla sua massima estensione, poi la mollavano in modo che questa crollasse con tutto il suo peso originando rumore di cataclisma e legno schiantato. Immaginate di svegliarvi cosi’ tipo alle sei del mattino. Le odiereste come le ho odiate io. Questo per 8 anni.
La mamma una volta ha suonato a casa delle due di notte per un’emergenza. Il preservativo di suo marito si era sfilato rimanendole *li in fondo* e non sapeva cosa fare. Non so come mio padre possa averla aiutata, non ricordo e forse ho rimosso.
Le figlie suonavano entrambe, una il violino l’altra il piano. A qualsiasi ora. In 8 anni porco dio non sono riuscite ad andare oltre le scale maggiori giuro suddio. 8 anni di scale sbagliando sempre negli stessi punti. Ma nemmeno Stephen Hawking.
E poi piangevano, urlavano, litigavano tutto il giorno. Le figlie piabgevano all’unisono terminando con un lungo mugolio da banshee, molto acuto. Muuuoooooooiiiiiiiiiiii Muuuoooooooiiiiiiiiiiii e il padre giu’ di reprimende "ma basta di piangere come delle stronze porco dioooooho!" Bestemmiava come un carrettiere e quando urlava la voce gli andava su e giu’ in modo divertente. Una famiglia di minorati.
Ad ogni modo, finalmente una se ne va a studiare l’ISEF cosi’ almeno una rottura di coglioni me la levo. Pero’ prendeva il treno alle quattro del mattino ed ovviamente tutte le abluzioni le faceva in maniera piu’ rumorosa, tapparelle, zoccoli, piangere, tutto spostato di tre ore ma almeno sei via brutta merda.
Vabbe’ alcuni miei "amici" che poi odio, e giustamente, vanno a sto corso di minchia e chi mi ti trovo come "esperta" di danze latino americane? La piagnona degli zoccoli di legno col violino zozza eva.
Alla fine del saggio fa un assolo di *danza moderna* che avrei potuto fare anch’io, correndo da una parte all’altra del palco e rovesciando sedie, molto artistico/evocativo. Mavaffanculo.
Ad ogni modo quando ho scoperto che quei tre stronzi affidavano la loro carriera di ballerini latinoamericani a quella squilibrata ho riso loro in faccia e la categoria "balli caraibici" mi e’ scesa ancora un po’ piu’ di scalini nella mia classifica del gradimento.
Oddio tutto questo ha aperto tutto un nefasto scrigno di ricordi.
Dopo quei 8 anni si trasferirono finalmente altrove
Al terzo, non c’era nessuno sopra di noi
Il sole baciava le finestre al mattino, vi indugiava al pomeriggio ed infine gli dava un’altro colpetto alla sera.
Sono rimasto in mutande per gran parte della mia vita morendo dal caldo.
Data l’efficace illuminazione a un certo punto fui felice di darmi alla floricoltura e piantai una bellissima rosa sul balcone, salcazzo che rosa fosse. Subito una coppia di piccioni scelse il vaso come dimora deponendovi un uovo al giorno. Io diligente prima, indispettitino poi mi recavo quotidianamente a rimuovere il frutto del loro amore tentando gentilmente di far capire agli amici piccioni che quel luogo non era opportuno per la deposizione delle uova, anche perche’ prima scavavano ben bene la terra della mia rosa. Giunta la prima estate mi accorsi altresi’che i piccioni amano cominciare a tubare appena sorge il sole, cosa che non favorisce il mio sonno REM, cosi’ acquistai una pistola ad aria compressa, non troppo potente perche’ non volevo sputirli sulla mia rosa. Dopo due pacchetti di munizioni di plastica alla fine traslocarono.
La mia vicina era una vedova dolcissima con la voce di un demone dell’inferno. Bassa e roca, pero’ era una brava donna. A parte quando passava la lucidatrice sul pianerottolo alle sette di sabato mattina, tirando mazzate forti contro il muro per lucidare proprio tutta quanta la superficie del pianerottolo senza mancare nemmeno un pezzettino. Alle sette degli altri giorni – domenica a parte – sua figlia le mollava la nipotina prima di andare a lavorare. Avevano un simpaticissimo giochino che hanno fatto tutti gli anni della mia permanenza. Praticamente la bambina, munita suppongo di manone di acciaio bussava forte forte forte sulla porta di legno leggero che rimbomba bene bene, la nonna urlava con la voce da demone “chi eeeeeeeee” e lei “sono ioooooooo” “aaahhhhh”. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto sino a quando una mattina dal letto al “chi eeeeeeee’” ho urlato “e’ sempre lei porcodio apri!” ed ho scoperto che in effetti da camera mia al pianerottolo si sentiva bene.
Ad ogni modo, al primo piano c’erano studenti tra cui uno con la evidente passione delle percussioni africane, che suonava solo di notte perche’ di giorno il fratelloche forse studente non era dormiva a causa dei turni.
Il bonghista era piuttosto gentile negli sporadici incontri ma non un mostro a cogliere l’ironia. Tipo che se lo incrociavo per le scale mi chiedeva sempre “oh ti ho mica disturbato ieri notte?” ed “io “no no, una volta che dormo un’ora per me e’ ok” oppure “ma no figurati mi sembrava di essere in una festa nella savana” oppure “ma no alla fine al limite dormo in ufficio” e lui sempre “ah ok meno male”.
Cosi’ alla fine ho ceduto e una volta mi ha chiesto “oh ti ho dato fastidio ieri notte?” e gli ho risposto “guarda non vorrei offenderti, suoni bene ma ieri in effetti hai proprio rotto il cazzo sai volevo proprio dormire”. Ha continuato a suonare di notte ma – ah! – non mi ha piu’ chiesto se mi dava fastidio.
Ah poi ricordo che c’era una tipa con un difetto di dizione che stava in un altro portone, nelle case orribili che aveamo davanti. Brutta come una notte sul cesso ma chissa’ come si era fatta il fidanzato. Ed una volta stavo aspettando non mi ricordo piu’ chi sotto casa ed assisto al loro incontro, lui che la va a prendere.
Lei “Sciao”
Lui”ma che cosa cazzo sciao, ma ti sei vista?”
“ma cogia?”
“ma vai a cambiarti porca merda fai cagare sembri mia nonna non ti porto in giro cosi!”
Lei lo guarda con gli occhi da cerbiatta, ferita.
Lui punta il dito al palazzo in posa da arbitro FILA!
Lei si gira e torna su.
L’ho ammirato, una scena che mi fa ridere ancora oggi....
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