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Bjiorn Borg: biografia di un uomo straordinariamente bello.

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La fine della stradina di Yanli, le sue colline sfacciate e la manine sventolanti di A & B.
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Un pezzo che non mi esce dalla testa e che canticchio al mattino appena sveglio dopo aver copiosamente orinato.

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Camiciuola svolazzante, ma di ruolo. Un ruolo. Quello che mi sono dato.

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Thursday, February 28, 2008 - ore 08:26


Considerazioni post furtum
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Solidali,

ringrazio pubblicamente tutti coloro che hanno avuto parole-gesti-sguardi e pensieri per il fattaccio accadutomi i giorni scorsi.

Non ringrazio, ma prendo invece nota- peraltro in una misera agendina da pochi yuan che ho comperato al supermercato stamani (quella bella in pelle era nella MB) - di tutti coloro che hanno rimarcato piu’ e piu’ volte la mia idiozia nell’aver lasciato incustodito il malloppo nell’auto.
Non serviva ricordarmelo, ma capisco l’irrefrenabile istinto di cucinare il raviolo nella piaga. E di girarci i bastoncini dentro.

Per tutti quanti voi, indistintamente, accendero’ un incenso beneagurante al tempio delle Carote Dondolanti che si trova a pochi isolati dal mio ufficio.

Tuttavia penso che il peggio sia passato e gia’ sento il crepitio dei raggi dell’ottimismo imbiondare il cammino futuro.
Il Partito del Bene infatti mosso a compassione per l’efferatezza del furtivo ratto ha gia’ provveduto a muovere gli amorosi tentacoli:



Non sono piu’ un clandestino, un apolide, un senza terra, una pizza senza mozzarella (che non si trova).

Ora sono stato riconosciuto. Esisto.

Se pero’ ognuno di questi timbri potesse parlarvi, vi racconterebbe di 4 giornate di spostamenti, di peregrinazioni e transumanze da ufficio ad ufficio; di attese e colloqui con i bassifondi della gerarchia del bene fino ad arrivare alla cima.
Un bene mai visto prima.
Ed e’ stato stamani che ho assaporato la fine dell’ennesimo tunnel:
quando-nel fedele rispetto della legge non scritta-ho atteso per due ore nell’anticamera del Politburo, l’ultimo timbro, quello sulla foto.
Stretta di mano, grandi sorrisi e una bella cravatta italiana mi scivola sulla scrivania del direttore:

"Lei, Dottor Wang, sembra fatto apposta per quella cravatta. Le dona davvero molto. Vedra’ che figurone questa sera con tutti i delegati."

Insomma, mi spettava di diritto quel cacchio di certificato. Pero’ per via della candela (con o senza frisbee) devono farti passare le pene dell’inferno. Vogliono vederti elemosinare.
Il problema e’ che questo accade dalla mattina alla sera e a tutti i livelli come ben ricorderete con l’Omino Elettrico...

Come percepite ho ancora nel sangue qualche piastrina incazzata, ma tutto tornera’ alla normalita’ a breve.
E poi a dirla tutta mi basta davvero poco per riprendere il buon umore e ritrovare il sorriso:



Va ricordato che i maiali in Cina hanno come i nostri (pur parlando una lingua sconosciuta) il classico equipaggiamento di serie. Puo’ variare solo la codina retroattiva che qui e’ moscia e legata con uno spaghetto rosso a mo di trecciolina confuciana.

Questi inquadrati oggi nel noto ristorantino carbonaro sono nasi di suino cinese. Ma, badate bene, non fatevi ingannare dalla foto: stanno solo prendendo un’oretta d’aria e sono tutti accalcati e ammaialati sotto il vassoio, vivi e vegeti.

Era una metafora o un’equazione capovolta.
O un sogno all’incontrario.

Cio’ che volevo dire in realta’ aveva a che fare con la sensazione quasi di dolcezza che provo ogni qualvolta vado a ritirare il pasto o a far benzina o cammino per le strade di Yanli.
Ci son giornate in cui davvero farei i bagagli e prenderei un biglietto per il paese piu’ lontano da questo.
Poi un sorriso, un gesto del capo, una domanda curiosa o un brindisi allegro con queste persone mi fa tornare alla mente quanto le voglio bene. A questa mia, personalissima, Cina.

Ale

Ps. Per il sondaggio: Dove andra’ Ale...ne riparleremo a breve...
Ps2: la foto che mi ritrae modello terrorista egiziano risale ad una quindicina di chili fa..(prima che qualcuno faccia i suoi soliti commenti...)

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