
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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venerdì 29 febbraio 2008 - ore 16:02
Giornalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho dato il meglio di me oggi, eh sì, e minato seriamente e forse in eterno la mia professionalità e la mia dignità di pseudo giornalista. Un po’ di colpa è di Max, sono costretta a tirarlo in ballo, ma è assolutamente vero. Non posso umiliarmi davanti a giornali e tv e fargliela passare liscia.
Infatti oggi mi ha chiamata Silvietta. Ruffiano.
Insomma, alle
10.50 mi stavo bellamente asciugando i capelli, canticchiando allegra e quasi pronta per andare a lavorare. Suona il telefono: è Max che mi conferma una conferenza stampa in Provincia alle 12.00. Perfetto, ho tutto il tempo, no hay problema.
Ore
10.57, di nuovo telefono, di nuovo Max. Rispondo con la consueta gioia negli occhi, perché sono presa per tempo.
E invece no.
“C’è un’altra conferenza alle 11, vai tu vero?”.
Certo, vado io. Anzi, volo io.
Alle
11 e 09 sto già correndo come un furetto per il centro storico, graziando passanti e facendomi graziare da trasporti pubblici ed automobili. Faccio a due a due i gradini del municipio, prendo il mio tesserino stampa da Cerbero sempre in attesa di addentare qualche polpaccio, faccio due piani di gradini fino alla Sala Arazzi a tre a tre, rischiando di rovinare 4 anni di apparecchio ai denti con una colossale caduta sul marmo. Faccio la mia entrata trionfale tutta trafelata e madida di sudore nell’elegante salone, gremito di politici, addetti stampa e alcuni colleghi.
Il fiatone mi impedisce di salutare educatamente. Spalanco le braccia in segno di resa, rendendomi ulteriormente ridicola mentre grido
“non sono in ritardo vero?”. Sandro mi sorride, lui mi sorride sempre. Riprendo alcune delle mie funzioni vitali, ma arrossisco ancora ulteriormente perché mi rendo conto di essere entrata non solo correndo, paonazza e col fiatone, ma brandendo borsa e microfono con aria minacciosa, con il giaccone slacciato e la sciarpa che penzolava asimmetrica sul mio flaccido corpo. Ho atteso crollando sulla poltrona qualche lungo secondo di semidegenza, per recuperare forze e stimoli visivi.
Mi sono quindi malamente sfogata adducendo all’improvvisa comunicazione, giuntami appena qualche minuto prima, mentre mi stavo bellamente asciugando i capelli. Tutti sorridono, ma impassibili. Non sembrano toccati dalle mie sventure. Mi accorgo che nessuno lo fa con spirito caritatevole e con ironia, né simpatizzando con la tanto sfortunata quanto simpatica nuova arrivata. Sento che mi detestano. Mi guardano come si guarda uno che ti ha rubato il posto in fila al supermercato dicendo
Ho solo due cose, e ci mette venti minuti.
Il vicesindaco non arriva, quindi la conferenza parte in ritardo. Rompo il silenzio dicendo che potevano avvertirmi, così facevo a meno di correre. Non sono simpatica quanto credo, o forse non è l’ambiente giusto per rendermi simpatica – o ridicola. Mi avvicino a Sandro, che si sistema occhiali e cravatta, e sta per essere intervistato dalla tv locale. Ma mi distraggo e sento la giornalista dire
“ti ho sentito con sto fiatone, hai corso per venire?” e io, girandomi di scatto con gli occhi a palla
“ma che si sente ancora che ho il fiatone? Si nota tanto?”. Ma stava parlando con Sandro. Di nuovo tutti gli occhi puntati addosso. I colleghi hanno perso ogni speranza di vedermi diventare una giornalista professionista, ho minato seriamente le mie possibilità di fare carriera.
Me la sono andata a cercare. Il mio entusiasmo e la mia ampia falcata non si addicono a una giornalista seria e per bene.
Ho fatto la mia bella figura di merda davanti a esperti e autorità. Cavolo. Ma è così che ci si fa notare, vero? È questo che intendono per
“non passare inosservati” vero?

Forse tutto questo è sucesso perché ieri ho fatto la figa con la vice redattrice, e mi sono vantata di conoscere una parola che invece stavo testè cercando su internet. Lei non la sapeva, io avevo il vantaggio dei nuovi mezzi tecnologici e di un motore di ricerca mentre lei poteva usare solo il dizionario, e ho fatto la figa.
Forse si tratta sempre di provvidenza divina. Forse dovrei ricominciare a fare i fioretti alla Madonna.
Scusate, vado a completare il mio pezzo sulla
mostra bovina. Entrare nel mondo della zootecnia era il mio sogno nel cassetto.
Vi ricordo che studio
arte. Grazie.
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