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Wednesday, March 05, 2008 - ore 15:51
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per capire questo post appieno bisogna padroneggiare la concezione di cubo di metatron , dell’ipercubo e del tesseract.

Una volta ho incontrato me stesso.
Pioveva, tirava vento forte, e io me ne stavo andando in giro come al solito immerso nei miei pensieri profondi: esiste il signor Montedison? Dal nome sembra un veneto un po’ sopra le righe, si vede che ha un passato contadino e poi ha fatto i soldi. Chissà se si è ristrutturato una villa palladiana dalle parti di Gorgo al Monticano o se ha tenuto la cascina dove sua nonna filava e suo nonno faceva filare la nonna a suon di bastonate. E poi, se spengo la luce in una stanza buia dove c’è un pianoforte, vuol dire che sono Ray Charles?
Comunque, ad un certo punto mi vidi. Ero vestito come sempre, un trench, gli anelli, i panatlonii neri e un paio di stivali. Avevo anche gli occhiali che pensavo di aver perso quella volta, e che ogni tanto tornava come un ricordo, un flash. Ah, ma io una volta avevo un paio di occhiali, chissà dove cavolo sono. Ma non ci rimanevo troppo su: se penso che sono stato in grado di perdere mia madre all’autogrill di Limenella sud mi dico che ci sono cose più importanti nella vita.
Mi riconobbi e, ben torno ormai, bisbigliai ver me col capo chino: "Scusi, vado bene di qui per Bolgheri?". Non ebbi risposta.
Solo allora mi guardai meglio. Mica male, un bell’ometto. Poi mi pulii meglio gli occhiali da sole e tutto tornò normale. Avevo bisogno di farmi la barba e una ceretta, con una certa urgenza. I peli del petto sembravano disegnare simboli mistici e il numero 3356997423. Provai a chiamare e rispose il commercialista: sapevo che era un servo del demonio. Mi ricordò che dovevo fare i versamenti IVA e consegnare le parcelle. Gli chiesi come mai il suo compenso superava di diversi zeri il mio. Dall’altra parte della cornetta sentii solo un ghigno e il telefono prese fuoco. Fa niente, tanto volevo prendere un iPhone.
Ero rimasto lì, in attesa che finisse la telefonata, e mi invitai al bar a prendere un caffè. Io odio il caffè, non so proprio come mi venne in mente, comunque presi sei bomboloni e otto cappuccini, tanto pagavo io. Ad un tratto mi venni a noia, e cercai una scusa per andarmene. Niente da fare, mi sgamavo con troppa facilità. A me non la si fa. Decisi di tagliare corto: mi strinsi al mano e mi alzai, promettendomi di rivedermi un giorno o l’altro.
Andando via, nascosi gli occhiali sotto l’impermeabile. Stavolta non li perderò così facilmente...
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