E’ decisamente il momento dei
de profundis. L’orazione funebre della tv generalista, recitata in questi giorni da diverse prefiche esperte di cose catodiche, segue quello della politica, della legalità, della società civile, della decenza, dell’educazione a tavola e dei bei tempi di una volta. Sanremo oramai ottiene ascolti da obitorio, il Grande Fratello - madre e insieme ultimo discendente della tv "per tutti ma proprio tutti" - è attaccato ad un respiratore, e "La vita in diretta", a smacco del suo stesso nome, propone a tutto schermo le ultime ore di Mino Reitano con la cuffia del tumore in testa. A poco servono gli ultimi spasmi del vecchio saggio Emilio Fede che, con navigata esperienza, cerca di innescare le tecniche del meta-scandalo. Oramai, tutti pronti per andare sei piedi sotto terra. Sperando che l’ultimo rilassamento delle viscere non porti finalmente alla luce l’innominabile putritudine di anni di digestione televisiva.
Data la situazione, niente da stupirsi se la terra sotto le unghie sia adesso il nuovo maquillage più ambito per i media nostrani. Ovunque ci si giri, è un florilegio di inumazioni, di dissepolture, di processioni. Mentre il già citato Reitano sospira col poco fiato che gli rimane nei microfoni del pomeriggio di Raidue, l’occhio spietato delle camere va giù, nelle viscere della terra, a scovare la scarpa di Tori, uno dei due fratellini caduti in un pozzo anni fa a Gravina di Puglia. I resti dei due piccoli sfortunati sono stati estratti dal loro abisso sotto gli occhi della gente e delle telecamere, accolti da un lungo applauso manco si trattasse di eroi nazionali. Persino Padre Pio sta conoscendo la tanto sospirata "resurrezione della carne", visto che questa volta non sarà la sua storia, ma la sua vera salma riesumata ad andare in prima serata. Se avesse la parola, lui che la sotto c’è stato tanto tempo, forse potrebbe dirci cosa stiamo cercando laggiù, nel regno dei vermi: se una dimenticata ascia di guerra o un ultimo, spolpato osso da rosicchiare.
