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Sunday, March 09, 2008 - ore 07:01


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
Dicono sempre di imparare dai più bravi...

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 9 marzo 2008

Un prete ricambia sempre l’affetto a modo suo! Questa riflessione vuole essere un segno di riconoscenza affettuosa verso chi - nel mezzo della tempesta dei miei primi tre anni di sacerdozio - m’ha aperto le porte di casa sua. Sotto il crepitare delle cannonate, anche Cristo correva a casa di Marta, Maria e Lazzaro. E lì si sentiva protetto, amato e coccolato.
Gli offrivano la possibilità di rasserenarsi.
Facendolo sentire uno di loro.
Tanto da scegliere come canonica una famiglia di Betania! Orgoglioso d’aver scelto anch’io affetto altrove...

Mi sembrava quasi di vedere l’incredulità della cugina di Marta e di Maria. Una sera le invita a cena assieme al fratello Lazzaro – datteri secchi, pane azzimo e qualche verdura bollita, nulla di più – e si sente rispondere: “Ci dispiace dirti di no, ma abbiamo ospite Gesù”. E la cugina, stupefatta, osa chiedere con un pizzico di sorriso sulle labbra: “Chi?” E le sorelle in coro: “Sai, Gesù, l’amico di Nazareth”.


Effettivamente Betania fece storia per la loro casetta. Non tanto per quel piccolo portico sulle sponde del torrente Cedron, per la tavola di legno un po’ esagerata per tre, per quella porta sempre scrutata. Divenne celebre perché era “luogo di villeggiatura” di un Uomo discusso: il Nazareno Gesù. Giovanni, fotoreporter autorizzato del Maestro, dice: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro” (Gv 11,5). E’ intrigante la vita nascosta di Gesù. Me lo figuro che, stanco della popolarità indesiderata e delle chiacchiere, scappa a casa di questi tre amici. Non suona, ma entra in picchiata tanta è la confidenza. Per loro è un fratello. E, appena sbarrata la porta alle spalle, si lascia vincere dalla stanchezza. Va lì perché gli piace la discrezione di Maria quando gli accarezza i piedi. Va matto per le urla di Marta, la casalinga tutta indaffarata, che non perde occasione di rinfacciare alla sorella di farsi imbambolare da quell’ospite bellissimo. Ma poi gli strizza l’occhio come per dirgli: “E’ fatta così”. E’ sorprendente guardare Gesù appena Lazzaro torna dai campi: subito a chiedergli del raccolto, dell’olio d’oliva, degli agnellini che stanno per nascere. Un Gesù domestico che s’interessa degli affari, della vita di tutti i giorni. Lì dentro si trova così a suo agio che, di tanto in tanto, prova a sgranchire le gambe, schiaccia un pisolino sul tavolo d’ingresso, sposta la tenda per vedere che tempo fa sul Garizim. E magari accende la radio per sentire come vanno gli affari nel Tempio di Gerusalemme. Insomma: quando si sente triste, suona il campanello di Lazzaro.
Chiede una carezza a Maria.
Abbraccia Marta.
Quanto sono importanti quegli amici!
Fuori ne aveva dodici, scelti “perché stessero con lui” (Mc 3,14). Prima vive assieme, poi li manda nel mondo. Non terranno nè borsa, né bisaccia, né sandali. Ma un amico sì! Senza cose: ma non senza amici. A due a due busseranno alle porte del mondo.
Nella canonica del paese abita il prete. Ma può anche starci che, tra le vie abitate, ci stia una famiglia alla quale l’uomo - che di giorno fa il prete - bussa per sentirsi meno solo!
Dicono sempre di imparare dai più bravi. Io provo ad imitare Gesù!


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