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STO LEGGENDO


E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer




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RadioMater

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ORA VORREI TANTO...


Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Hazrat Inayat Khan





Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



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Monday, March 10, 2008 - ore 06:34


Marco 8,27-38
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal 22; Gv 8,1-11 (C: 12-20) - Con te, Signore, non temo alcun male
Gen 4,1-12; Sal 16; Sap 1,12-16; Mc 8,27-38
Marco 8,27-38

27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». 29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. 32 Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36 Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 37 E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? 38 Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»




Siamo ad un momento importante del nostro cammino di fede, alla sequela del Vangelo secondo Marco. Ci viene proposto la professione di fede di Pietro, come stimolo e modello per la nostra professione di fede.
Chiediamo al Signore che apra il nostro cuore alla comprensione della sua Parola e soprattutto che ci doni, nella forza dello Spirito Santo, la gioia di aderire a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima. Con il cap. 8 siamo esattamente a metà del Vangelo di Marco: si può dire che la prima grande sezione di quest’opera giunge al traguardo. Eravamo partiti con quell’interrogativo posto al momento del primo miracolo di Gesù: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!» (Mc 1, 27). Poi abbiamo cercato di seguire il Signore nel suo cammino, e quando ci è venuto incontro sulle acque del mare ci siamo sentiti dire quelle parole: «Coraggio, sono io, non temete!» (Mc 6, 50).

Adesso siamo noi che dobbiamo rispondere a Gesù. «Gesù parte con i suoi discepoli verso Cesarèa di Filippo», si dirige cioè al di fuori della Palestina, in un territorio in qualche modo in disparte, senza disturbi da parte delle persone che potrebbero. E lì Gesù pone la domanda fondamentale (ma non la pone subito); incomincia da lontano chiedendo: «Chi dice la gente che io sia?» (Mc 8, 27).

Si tratta di capire la varie opinioni che circolano su di Lui e di spiegare “il che cosa si dice”. Questa non è una domanda impegnativa perché è impersonale. Si tratta di parlare di qualcun altro, di quello che la gente pensa di Gesù. E i discepoli riportano diverse opinioni. A dire la verità non le riportano tutte; ce n’erano anche di più cattive nei confronti di Gesù: c’era chi lo considerava un indemoniato (Gv 7, 20) o chi lo considerava un pazzo (Mc 3, 21).

Ma i discepoli si fermano alle risposte positive: «Giovanni Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti» (Mc 8, 28). E si potrebbe dire: Gesù è riconosciuto come una grande persona che trasmette la parola di Dio, la Parola che illumina la vita dell’uomo e lo colpisce dentro al suo cuore in modo che sia come radiografato sotto lo sguardo di Dio. Attraverso i profeti, Dio si fa vicino e interpella l’uomo. Di Gesù la gente ha capito questo: nella parola umana di Gesù è Dio stesso che si fa incontro agli uomini e che illumina la loro esistenza. Ma questa risposta, per quanto grande, non basta. La gente dice: «è uno dei profeti, è come Giovanni Battista o come Elia». I profeti sono una linea aperta: ce né uno, poi un altro e poi un altro ancora. Gesù è semplicemente uno di questa linea aperta dei profeti?

La lettera agli Ebrei scrive nel suo prologo: «Dio, dopo avere parlato molte volte e in diversi modi ai nostri padri attraverso i profeti, in questi tempi, (che sono quelli definitivi, gli ultimi) ha parlato a noi nel suo Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose» (Eb 1, 1-2). Non significa semplicemente “uno” di una lunga fila di personaggi importanti: qui c’è qualche cosa di nuovo e di definitivo che bisogna imparare a riconoscere. Per questo la risposta della gente, bella, significativa e preziosa, non è però ancora sufficiente.

Allora, bisogna porre l’altra domanda: «E voi chi dite che io sia?» (Mc 8, 29a). Quel “voi” vuole sottolineato. Gesù si rivolge a persone che ha abbandonato il lavoro e tutte le sicurezze della vita precedente per seguire Lui. Hanno avuto fiducia e hanno scommesso la vita su di Lui. Poi hanno visto tutto quello che Gesù ha fatto: i suoi miracoli e soprattutto il modo in cui Gesù ha accostato i poveri e i peccatori. Hanno ascoltato le parole di Gesù, il suo annuncio del Regno di Dio. Ma poi soprattutto sono vissuti accanto a Gesù. Il Vangelo secondo Marco dice che Gesù li ha chiamati per questo: perché stessero con Lui e assorbissero la sua mentalità, il suo Spirito e, standogli accanto e condividendo con Lui le fatiche e le gioie della vita, potessero assimilare quello che Gesù aveva dentro di sé. Quindi, sono in grado di dare una risposta più completa che non gli estranei (la gente).

«E voi chi dite che io sia?» Il senso di questa domanda non è dottrinale, né si tratta di rispondere a una tesi di teologia e di manifestare la quantità di conoscenze che uno ha accumulato su Gesù. Teologicamente si potrebbe rispondere: Gesù è la seconda persona della SS. Trinità, fatto uomo. Il Concilio di Calcedonia dice: «È il Figlio di Dio, il Verbo eterno che vive in una natura umana e natura divina». Ma non è questo il senso della domanda. Il senso della domanda non è dottrinale ma esistenziale.
Non si tratta di sapere delle notizie, ma di verificare quanto è serio il rapporto stabilito con Gesù.
Il senso della domanda è: chi sono io per voi? Quanto valgo per voi? Quanto siete disposti a giocare per me e per le mie parole? Siete disposti a impegnare un anno o due della vostra vita? Siete disposti a impegnare il tempo della preghiera? Siete disposti a impegnare i pensieri o anche i sentimenti? I sentimenti o anche le scelte? Le scelte o anche le speranze? Che cosa e quanto della vostra esperienza siete disposti a giocare? Siete disposti a giocare i soldi o anche il successo o i progetti? «Voi, chi dite chi io sia?»

La risposta di Pietro è: «Tu sei il Cristo» (Mc 8, 29b). Dal punto di vista del contenuto delle parole la spiegazione sarebbe abbastanza semplice, vuol dire: tu sei il Messia, colui che i profeti avevano promesso e che Israele ha atteso attraverso i secoli. Quando i profeti supplicavano: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63, 19), chiedevano che Dio si manifestasse in mezzo agli uomini. Così noi riconosciamo che tu – Gesù – sei questa presenza della premura di Dio che come un pastore viene a guidare il suo popolo. Questo sarebbe il significato preciso delle parole.

Ma quello che la risposta vuole dire è ancora di più. Pietro in fondo non è ancora un grande teologo; avrà bisogno della Pasqua per riuscire davvero a capire l’identità di Gesù.
La riposta di Pietro si colloca ancora a livello esistenziale, come se dicesse: Forse non so esattamente chi tu sia, ma so che non posso staccare la mia vita da te. Posso dire: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68). Posso dire: «Da quando sono vicino a Te mi sono sentito capito e amato, nel tuo amore ho riconosciuto l’amore infinito che circonda da sempre la mia vita, quell’amore che mi ha creato e che mi sostiene. So che da quando Ti seguo mi hai liberato da tante paure e da me stesso, e mi hai reso più capace di amare».

Tutto questo sta dentro alla professione di fede: «Tu sei il Cristo!». Significa che Pietro ha riconosciuto in Gesù come il condensarsi dell’amore infinito di Dio per gli uomini.
È vero che l’amore di Dio per l’uomo è scritto in ogni cosa: nel brillare delle stelle o nella bellezza di un filo d’erba; dentro alle gioie del nostro cuore o nel sorriso delle persone che ci vogliono bene; dentro a tutte le realtà che ci circondano e alla struttura profonda della nostra vita. Ma questo amore di Dio si è come condensato nelle parole e nelle opere di Gesù. Siccome l’amore di Dio è scritto nel mondo in lettere leggere (a volte non si riescono a decifrare perché l’esperienza del mondo è dura, faticosa da sopportare e non dice pienamente l’amore) e difficile da vedere, Dio ha scritto il suo amore in lettere capitali nella vita e nella morte di Gesù: nelle parole, nelle opere, nei gesti di guarigione e nell’atteggiamento di perdono con cui accoglieva i peccatori. Lì c’è l’esperienza di essere cercati, amati e perdonati, pensati e voluti da Dio. Quando Pietro dice: «Tu sei il Cristo!», vuole indicare il mistero dell’esperienza dell’amore di Dio attraverso l’amicizia di Gesù.

E nemmeno S. Pietro sa esattamente che cosa comporti quella professione di fede; tanto è vero che dopo la sua professione, «Gesù impone di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare» (Mc 8, 30-31). È la prima volta che Gesù parla della sua passione; lo fa adesso, dopo che Pietro ha fatto la professione di fede. Sembra quasi che Gesù per un po’ di tempo abbia addomesticato i suoi discepoli, abbia creato con loro un legame di fiducia e di amore e che, solo quando questo legame è stato sufficientemente solido, Gesù abbia messo avanti la prospettiva della passione e della morte. Prima probabilmente questa prospettiva li avrebbe spaventati. Adesso li mette in crisi e li obbliga a vedere quanto è impegnativo ed è compromettente il legame con Lui.


Quel «Tu sei il Cristo!» significa legare a Gesù tutta la propria esistenza.
Qualche cosa di simile avviene in quello che S. Paolo racconta di se stesso nella lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato, quando dice: «Fratelli se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui» (Fil 3, 4). Cioè: «Se qualcuno pensa di avere dal punto di vista umano delle doti, dei numeri da cui vantarsi, delle sicurezze a cui aggrappare la propria vita, io ne ho quanto lui e più di lui». E fa un elenco di queste sicurezze, anche dal punto di vista religioso: «Io sono un circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» (Fil 3, 5-6). Vuole dire: «Se dal punto di vista religioso c’è qualcuno che può sentirsi in una botte di ferro, protetto dalla sua virtù e dalle sue opere, quello sono io». «Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo» (Fil 3, 7); cioè: La mia giustizia e la sicurezza che mi viene dalle mie opere non m’interessa più e nemmeno le mie capacità e realizzazioni. Quello che m’interessa è l’amore di Dio che mi è donato da Gesù Cristo. Quindi, non m’interessa quello che realizzo io, ma quello che Dio mi dona. Solo su questo, solo sull’amore gratuito di Dio manifestato in Gesù Cristo voglio mettere la mia sicurezza.

Dice Paolo: «Tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge (non con quella sicurezza che mi deriva dall’aver fatto tante cose buone), ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede» (Fil 3, 8-9). È quella giustizia che mi è donata gratuitamente e liberamente per puro amore da parte di Dio, attraverso Gesù Cristo. Vuol dire: passare da una vita dove il fondamento è quello che io riesco a fare, a una vita dove il fondamento è quello che Dio mi ha donato in Gesù Cristo. Quello che io riesco a fare possono essere molte cose ma non sono mai sicuro di averne fatto abbastanza. E se io gioco la vita su questo, la vivo nell’angoscia e nell’ansia del dire: avrò fatto abbastanza? mi mancheranno ancora molte cose? Ma Dio non vuole una vita nell’ansia e nell’angoscia. Il fondamento è quello che Lui ti ha donato in Gesù Cristo.

Dice S. Paolo che, posto questo, la vita diventa una corsa, ma non ansiosa. Diventa un darsi da fare, un cammino libero per l’amore e non angosciato, con la paura di non avere mai fatto abbastanza. Per cui S. Paolo, dice: «Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3, 12). Mentre Paolo scappava, Gesù Cristo gli è corso dietro e sulla via di Damasco lo ha raggiunto (cfr. At 9, 3-5). Da quel momento le parti si sono capovolte: ora è Paolo che si è messo a correre dietro a Gesù Cristo e cercherà di raggiungerlo, e tutta la sua vita sarà un andare dietro a Gesù Cristo. Gesù Cristo ha già raggiunto Paolo; adesso la vita è una risposta, è un cammino di amore verso il Signore e verso gli altri per amore del Signore.

Finalmente, dice il Vangelo di Marco, in questo cammino dietro al Signore bisogna mettere in conto la dimensione della croce: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8, 34). È importante assumere questo insegnamento. Pietro ha fatto fatica: quando Gesù ha parlato della croce, Pietro ha reagito dicendo che non gli sarebbe dovuto capitare. Il discorso è: sei venuto a rivelare l’amore di Dio e noi vogliamo insieme con te immetterci dentro alla grande avventura dell’amore, che deve rinnovare e creare un mondo fraterno, di giustizia e di gioia. Perché questo deve comportare la croce e il fallimento? Forse che Dio non riesce a governare il mondo e a guidarlo verso una realtà di amore e di giustizia?

Eppure, misteriosamente, il cammino è proprio quello: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». C’è qualche cosa di duro da capire e soprattutto da accettare.
È fondamentalmente bella l’avventura dell’andare dietro a Gesù Cristo, perché è l’avventura dell’amore; però bisogna essere abbastanza disincantati, non illudersi del fatto che l’amore possa manifestarsi e trionfare facilmente. L’amore in questo mondo deve inevitabilmente scontrarsi con le ingiustizie e cattiverie.

La creazione di un uomo nuovo vuol dire “cambiare pelle”, e non è cosa che costi poco. Ci viene chiesto di portare la croce al seguito di Gesù, ed è questo che la rende sopportabile. La croce non viene cancellata come se non ci fosse, però viene detto che questa croce non sarà il fallimento della vita, ma la sequela di Gesù, quindi un cammino insieme con Lui, anzi, viene garantito: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8, 35).
La prima parte di questa frase è evidente: chi per forza vuole salvare la propria vita la perde (perché quotidianamente perdiamo la vita, un pezzetto ci viene portata via tutti i giorni, e uno può anche illudersi di tenersela stretta, ma non riesce a fermare il tempo, a bloccare la morte, a impedire il decadimento della propria vita). Dunque, se qualcuno tiene stretta la sua vita, la perderà. In questo non c’è da “scomodare” Gesù per capirlo.

Quello che c’è di nuovo è la seconda parte: salva la propria vita chi la dona per amore del Signore.
La vita siamo costretti a perderla, ma invece di perderla la possiamo donare. Così ci viene garantito che nel momento in cui la vita diventa dono, il Signore la custodisce e la fa vivere, le mette davanti una prospettiva di resurrezione e di gioia. Questo vuol dire il Vangelo: una speranza aperta all’uomo in mezzo alle tribolazioni e alle fatiche, in mezzo a questa croce inevitabile.

La professione di fede nel Signore vuol dire tutto questo. Se diciamo al Signore: «Tu sei il Cristo!», «Io credo in te», portiamo dentro di noi questa disponibilità. Nessuno di noi sa che cosa comporti esattamente la nostra professione di fede in Gesù. Questo ce lo insegnerà solo la vita, le esperienze che vivremo giorno per giorno. Quello che ci viene garantito è che la nostra professione di fede in Gesù ci mette definitivamente e indissolubilmente insieme con Lui.

Uno può anche rimandare la scelta alla fine della vita e dire: voglio prima verificare tutte le possibilità che ci sono, per vedere qual è la migliore. Pietro ha posto una professione di fede che ha deciso la sua vita una volta per tutte. “Una volta per tutte” non vuol dire che non avrà le sue fragilità, anzi ne avrà molte; ma quella professione di fede non verrà mai meno, sarà sempre la direzione della sua vita, l’orientamento delle sue scelte. È questo che ci viene chiesto: «La gente che dice che io sia?». «E voi, che mi conoscete meglio degli altri e più da vicino, che siete stati con me, che dite che io sia?».

Il silenzio
Il cammino di silenzio e di riflessione che facciamo è un tentativo di rispondere alla domanda: «Voi, chi dite che io sia?». Dobbiamo metterci davanti al Signore. Vale anche la pena che raccontiamo quello che la gente pensa di Lui. Prendiamo le cose da lontano, ma poi dobbiamo arrivare a rispondere: che cos’è per noi è il Signore? Dobbiamo ripercorrere la nostra vita e vedere che cosa abbiamo imparato di Gesù Cristo; che cosa Gesù Cristo ci ha fatto sperimentare come speranza o come croce. E di fronte alla conoscenza che abbiamo di Gesù Cristo, dobbiamo arrivare a dire: che cosa ne pensiamo? “Il mi fido di Te o no”. Oppure ho bisogno di un supplemento di inchiesta; ma a questo deve rispondere, in un modo e nell’altro, il nostro cuore, come risposta personale e impegnativa.FONTE

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