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lunedì 17 marzo 2008 - ore 13:04
...sul nichilismo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ebbene ecco qua il post sul nichilismo.
E’ in italiano stavolta perché sennò ci avrei messo mille mila anni a scriverlo e già in sé la cosa è lunga, se la scrivo pure in un’altra lingua la cosa assume contorni abbastanza improponibili.
Partiamo con un po’ di etimologia.
Nichilismo deriva dalla parola latina “nihil”ed è una parola usata a partire dal 18esimo secolo per designare atteggiamenti o dottrine di cui si vuole innanzitutto sottolineare il carattere di negazione radicale di determinati sistemi di valori. Nel corso della storia numerosi furono i pensatori-filosofi nichilisti che però ebbero approcci diversi alla tematica. Faccio un brevissimo escursus:
- Hegel con la dialetticità della logica, altresì detto “nichilismo logico”
- L’idealismo assoluto detto “nichilismo gnoseologico”
- Kierkegaard che descrive la crisi dell’illuminismo nella disgregazione dell’io e nell’affermazione della cosiddetta “marionetta-automa”
- Stirner che usa la parola nichilismo in senso positivo attraverso la quale nega i concetti di “umanità” e “storia”in quanto spettri che gravano sull’uomo individuale e concreto
- Nietzsche che usa il termine nichilismo in doppia accezione, positiva e negativa. Quella negativa dipinge l’uomo decaduto ed educato alla rinuncia, mentre il significato positivo è “l’oltreuomo” che supera i valori tradizionali attraverso la loro distruzione teorica e pratica
- Heidegger vede nel nichilismo la fase culminante della metafisica dove l’oblio del problema del senso dell’essere viene sostituito dalla questione della sua utilizzibailità.
Qua potrebbe finire l’excursus sul nichilismo ma è d’obbligo dare una occhiata pure alla versione slava del nichilismo, ovvero il nihilismo russo che per fare prima riassumo in due figure solo:
- Turgenev che nel suo celebre libro “padri e figli” fa trasparire una critica forte e cinica dei primi gruppi sovversivi russi superandoli, tramite i personaggi del libro, nel rifiuto dell’autorità, nella critica al positivismo e nell’attacco frontale all’estetismo e dell’estetica
- Dostoevskij che in tutte le sue opere tratta la psicologia dei personaggi, primo scrittore a farlo nella storia della letteratura. Tratta delle persone comuni che stanche del solito tran tran capiscono che ci può essere di meglio nella vita che il semplice accontentarsi e affrontano i loro problemi attraversando le valli della sofferenza per poi arrivare a questo agognato meglio. Non sempre ce la si fa ed infatti Dostoevskij tratta oltre che di vita vissuta anche di morte, di vittoria e sconfitta, di suicidio e rifiuto di mollare e dell’esistenza di Dio.
Altri grandi scrittori ricollegati più o meno a sproposito al nichilismo sono Baudelaire, per la poesia, per la prosa moderna cito Bukowsky e Burroughs.
Io li ho letti tutti, ovviamente non tutte le cose che hanno scritto, ma da una tenera età ho iniziato a manifestare un rifiuto sistematico e costante nei confronti, non tanto della felicità in quanto tale, ma nei confronti di quel sentimento di plastica che spesso era incarnata nella felicità e nella soddisfazione che vedevo negli altri per cose che io ritenevo stupide e in sostanza prive di un effettivo valore. Esempio il bel voto a scuola, l’essere amico/a di tutti e avere quindi una certa, diciamo, “popolarità”.
Pur capendo che queste cose possano dare una bella sensazione, io ho sempre creduto e credo tuttora, anche se in maniera diversa rispetto a non poco tempo fa, che la fantasticità dell’uomo non stia nel cercare di eccellere in qualcosa, ma sta nell’affrontare le situazioni, in maniera dura e a testa alta e dimostrare di saperne venire fuori. Essere contenti per un bel voto, ad esempio, è troppo facile e quindi la felicità che è facile ottenere è una cosa comune, che hanno tutti e quindi in sostanza povera.
La tensione che io da buon nichilista, come mi considero, ho nella mia vita è ovviamente il raggiungimento della felicità, come tutti, ma non tramite un percorso che io considero precostituito, non mi interessa scontrarmi con la vita altrui, non mi interessa sapere e/o appoggiarmi sul bene che mi vogliono gli altri. Quello è per tutti un dato di fatto. Tutti hanno chi gli vuole bene anche chi si considera solo, ed io sono tra questi o forse adesso posso dire che mi “sentivo” solo.
L’aver a che fare con la solitudine, non quella sociale, ma quella interiore è a mia opinione basata sull’esperienza diretta personale una cosa assolutamente importantissima. La capacità di stare soli e di non avere punti di riferimento è una scuola di vita che se a lungo andare logora e crea assai problemi, se presa a piccole dosi stimola, o per lo meno con me ha fatto così, lo sviluppo di una capacità critica verso i cosiddetti “problemi della vita” che, a me, ha consentito di non ingrandire troppo certe situazioni che non erano lo spauracchi che pensavo, mentre in quei casi dove l’importanza delle circostanze era impegnativa si riesci a mantenere la calma.
La solitudine è una cosa che colpisce tutti, pochi cazzi.
Primariamente la felicità io, che vedo le cose con approccio negativo, è una cosa conseguente all’aver a che fare con se stessi e, mi spiace dirlo, ma l’80% della gente che conosco, non fa mai i conti con se stessa, ha paura della propria stessa ombra e fondamentalmente vive in situazioni di comodo nelle quali ipotetici moti di rinnovamento vengono mascherati come rivoluzioni che innalzano solo bandiere grondanti di sangue ma che clamorosamente fallano e crollano di fronte ad una totale mancanza di rivolta interiore, che è sostanzialmente l’elemento essenziale per vincere la gara con se stessi, che non è eliminare una parte di se stessi, ma riuscire a far convivere diversi aspetti della propria personalità.
Io ho innalzato bandiere grondanti di sangue per anni senza nessuna pietà, nessun rispetto e nessun perdono. Nel mentre anche se cmq un elemento di dispiacere c’era, cmq “superavo” la cosa rifuggendo la sostanziale debolezza della mia persona e cambiando vestito alla paura travestendola da coerenza.
Una frase celebre che adesso appoggio pienamente, mentre prima aberravo con tutto me stesso, dice “la coerenza è il rifugio per le menti piccole”, ovviamente questa frase io la interpreto nei casi in cui in nome di una coerenza di facciata integralista non corrisponde poi una pratica tale, ovvero predicare bene e razzolare male. Io ho la coscienza a posto su questo tema, perché fui un integralista serio, però di ciarlatani ne vidi, ne ho visti e ne vedo parecchi e quindi invece che mettermi a sottolineare quello che secondo me sbagliano adesso ho deciso che li considererò sempre delle menti piccole
Il meccanismo infernale che mi si azionò in testa, una volta innescato, non è stato un cazzo facile da fermare, perché nel mentre della carneficina non riuscivo a capire da che parte era il bene ed il lecito e da che parte invece stava l’aberrazione e l’olocausto di persone che si avvicinavano a me o per questioni di amicizia o di amore.
Solitamente erano le seconde che venivano sacrificate e massacrate in nome della mia libertà e della mia indipendenza, ma in realtà ogni goccia di “sangue” versata era un anello che si aggiungeva a quella catena che si stringeva sempre di più attorno alle emozioni, all’amore ed alla figata di vivere insieme a qualcuno, pur facendo degli errori.
Ovviamente un processo del genere porta lontanissimo perché è sicuramente una cosa che fa capire certe cose di sé, ha cmq un lato positivo, ovvero crea una scorza che ti permette di dare poter premere il pulsante dell’autodistruzione. Io l’ho fatto mille volte, non abbandonavo mai la posizione, nonostante la paura ad un certo punto gioca l’orgoglio personale e la volontà di voler dimostrare a se stessi di non essere smidollati e senza spina dorsale.
Personalmente questo percorso che per me è durato quasi 10 anni, perché io lo ho attraversato e studiato più a fondo che potevo, mi ha creato nella testa, nel cuore e nei nervi una bomba ad orologeria che come avrete capito se leggete questo blog, ha iniziato il countdown nel 2007.
Il countdown è finito, tutto è esploso?...la voce nichilista della mia testa dice sì e ride, però sa anche che questa è stata l’esplosione finale, e quindi so benissimo che questa esperienza mia e solo mia, perché chi mi ha affiancato all’inizio oppure alla fine ha un volto che certamente ricordo, ma assolutamente non partecipe nel superamento di questa mia fase, è cmq giunta a conclusione. Lo so perché dopo il ritorno di fuoco di questa esplosione tutto ha iniziato ad avere del colore, tutto ha acquisito nuovi spessori e nuovi orizzonti, nuovi posti, nuova gente, nuovi stimoli, nuove idee, nuovi approcci…il passato, che è la cosa con cui faccio fatichissima ad avere a che fare, ha sempre e cmq le sue ombre e le sue parti pessime, ma persone morte e sepolte fino a pochi mesi fa mi si sono incocciate di nuovo addosso ma senza tutto il patrimonio di tristezza e desolazione, anzi con sorrisi, miei e loro, e voglia di esperienza comune, sempre mantenendo però la propria capacità critica ed il coraggio di mettersi in gioco.
Poco sopra parlavo di fortini che venivano mantenuti anche quando l’attacco finale era nell’aria e veniva impietosamente sferrato. Certo è una questione d’onore tenere la posizione, ma adesso il mio rinnovato sorriso fa assolutamente sì che io abbia deciso di valutare se futuri fortini valgano il prezzo di un ennesimo sacrificio; e se non li considererò di grande importanza con assoluta calma e tranquillità li lascerò a chi se li vuole prendere. Se ne varrà la pena la lotta sarà senza quartiere ovviamente.
Se nel fare “”male”” ho una laurea con master e dottorato so bene che nel fare “”bene”” sono ancora alle superiori, se non alle medie, ma d’altra parte so che le varie persone che ho sacrificato io possono essere recuperate ed è quello che con cuore sincero sto facendo, mentre coloro che mi hanno sacrificato in nome di cose che capisco ma che adesso posso dire finalmente di schifare pienamente, sono in parte cosa che non mi interessa perché non faccio più parte di quella famiglia di bandiere sanguinanti, ma so anche come cosa conseguente a questa appartenenza che spesso chi decide di attraversare il nero più scuro deve prima accorgersi di essere solo come un cane anche se va ad una festa ogni sera, poi deve versare sangue e poi avere il coraggio di guardarsi allo specchio e dire “ho sbagliato”. Io ci ho messo anni ed anni ed anni ed anni, ma adesso sono in parte una persona migliore, sto rimparando a camminare e ogni tanto cado di nuovo, ma ogni volta che mi rialzo è una gran figata. Quando capii dove stava l’errore e quando decisi di affrontarlo lacrime, sudore e sangue sono stati uno tsunami che all’inizio cercavo di fermare con un fazzoletto per il raffreddore, poi man mano da fazzoletto il tutto è cresciuto ed è diventato un muro, permeabile alle emozioni ma impermeabile a quelle voci che giocano facile quando sei giù e ti battono in testa.
Solitamente chi affronta questo impervio cammino alla fine è una persona migliore e cmq il fatto di arrivare a capire che qualcosa non funziona è indice di profondità, dico con assoluta certezza che ogni goccia di sangue versata viene poi pagata a carissimo prezzo, quindi se qualcuno che legge queste righe si riconosce in qualche parte sono contento che sappia che c’è chi lo capisce e chi con il cuore gli/le sta vicino con “in una mano la luce e nell’altra la scure” [cit.]. Sta poi al libero arbitrio di ognuno decidere se superare il proprio nichilismo con la luce o con la scure.
Bene detto questo io ho concluso, il post è palloso lo so ed è lunghissimo, quindi per alleggerire la cosa e per testimoniare che quello che ho scritto è vero e rintracciabile nelle piccole cose della vita, mi si prospettano concerti da andare a vedere che non vedo l’ora, tra università e frequentazioni di posti a caso sto conoscendo uno sproposito di gente ed il mio cellulare è un centralino della Vodafone, mai successo in vita, ritorni del passato assolutamente inaspettati ma splendidi con note di clamorosità, inoltre nel 2008 per una serie clamorosa di eventi fortunati andrò in svariati posti spendendo in sostanza zero euro, si inizia con Amsterdam a giugno cogliendo una proposta inaspettatissima, Grecia in agosto con i miei fratelli e Tunisia, anche se non ancora sicuro al 100%, in Ottobre.
“…nessuna bandiera da innalzare e nessun territorio da conquistare, solo sincera voglia di vivere conoscendo…”
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