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Ciccina73, 34 anni spritzina di PADOVA CHE FACCIO? Ricercatrice di informazioni Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO LA RIVOLUZIONE DEL BENESSERE HO VISTO NEW YORK STO ASCOLTANDO di tutto ABBIGLIAMENTO del GIORNO .. che lascia intravedere le forme.... ORA VORREI TANTO... andare a New York STO STUDIANDO... mmmmmmmm OGGI IL MIO UMORE E'... ottimo ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE 1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno MERAVIGLIE 1) il sesso |
martedì 18 marzo 2008 - ore 09:12 La calma è la mia forza Piuttosto che entrare nei dettagli della definizione dello stress (“sindrome di mancato adattamento agli eventi”, ma anche “reazione di fuga o di attacco”) sul quale è vasta la letteratura, è interessante considerare l’utilità dello yoga nel combattere questo male subdolo di cui molto spesso siamo inconsapevoli. Il grande yogi e medico, Swami Shivananda, fondatore della Divine Life Society (vedi pag. 47), aveva coniato una formula per meditare profondamente: AAA (Adapt, Accomodate, Adjust, ovvero Adattati, Aggiustati, Adeguati). L’applicazione di questa formula alla nostra vita, fisica, mentale, emozionale e sociale, rappresenta la garanzia del buon funzionamento del meccanismo dell’omeostasi che, se in condizioni normali regola il mantenimento dell’equilibrio negli organismi viventi, oggi, a seguito delle innumerevoli forme di inquinamento (acustico, ottico, atmosferico, elettromagnetico, per non parlare poi di quello psicologico), non è più in grado di adempiere alla sua funzione regolatrice. Il mancato adattamento alle innumerevoli variabili esterne, ma anche interne (quelle mentali), è ciò che noi chiamiamo “distress” (cioè stress negativo) che predispone alle varie malattie. Ecco allora il formidabile aiuto della millenaria scienza yogica che, oltre a permetterci di riattivare gli indispensabili equilibri psicofisici anche in determinate condizioni critiche, soprattutto ci garantisce il ben più importante risultato della conquista e del mantenimento della felicità. Rilassa il corpo La pratica contribuisce, prevalentemente sul piano corporeo, ma non solo, a ritrovare e mantenere una forza e un’elasticità muscolare che sono il primo antidoto contro lo stress. Le tensioni provocano irrigidimento dei muscoli e contribuiscono a un invecchiamento precoce evidenziato proprio da un’anomala e, purtroppo spesso inconsapevole, rigidità muscolare. Le posizioni vanno eseguite abolendo la componente agonistica (che spesso crea tensioni, invece di scioglierle) e seguendo le antiche indicazioni che hanno come obiettivo primario la conquista della stabilità e della piacevolezza (come descrive Patanijali nei suoi aforismi: «la posizione deve essere stabile e comoda»). Respira con gioia Un secondo e altrettanto potente antidoto contro lo stress è la conquista di una respirazione armonica, profonda e lenta (un respiro “felice”). Ciascuno di noi può osservare il proprio respiro e verificarne le caratteristiche confrontandole con quelle del respiro “felice”. Diventa, allora, stupefacente constatare come nel modificare l’ampiezza, la lentezza e il ritmo della nostra respirazione è possibile variare rapidamente anche il clima psichico e sperimentare calma e serenità. I parametri del respiro sono misurabili (oltre che soggettivamente o con l’aiuto di un buon istruttore) anche in maniera più oggettiva e scientifica con apposite fasce respiratorie che, applicate a livello addominale e toracico, evidenziano le caratteristiche del respiro. In un secondo tempo, l’elaborazione dei dati rilevati attraverso l’utilizzo di un computer consente non soltanto una migliore conoscenza del proprio respiro, ma soprattutto una sua consapevole modifica in senso positivo. Potremmo riassumere con una frase il secondo antidoto yogico contro lo stress: “se respirare è vivere, respirare bene è vivere bene”. Visione serena Infine, lo yoga ci offre la possibilità di operare con un terzo formidabile strumento che è la nostra mente. È infatti a questo livello che si situano i veri e propri meccanismi interpretativi, del tutto personali, dello stress: uno stesso evento altamente stressante per una persona lo è molto meno o addirittura non lo è affatto per un’altra. Ciò si spiega con il fatto che in ciascun individuo esistono dei filtri mentali che interpretano i fatti in modo diverso facendolo reagire diversamente da un altro di fronte allo stesso evento. Lo yoga ci insegna a riprogrammare i filtri (costituiti in gran parte dai nostri condizionamenti, pregiudizi, complessi, etc.) affinché, scoprendo che è possibile il cambiamento in positivo, le varie vicissitudini della vita non divengano motivo di malessere e di infelicità, ma piuttosto una possibilità di estrarre l’energia imprigionata in ciò che ci era stato imposto e renderla disponibile per scopi evolutivi. Lo yoga ci fa cambiare gli “occhiali” che spesso ci fanno vedere il mondo in nero per indossare quelli che ci consentono una visione più rosea e serena. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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