Tre giorni per smantellare e rialzare l’umano vagare. Stasera i Dodici si daranno appuntamento tra le mura del cenacolo. Entreranno con la tuta da lavoro, usciranno consacrati sacerdoti: i primi sacerdoti dell’umanità. I Vangeli non lo dicono, ma avverto che Maria quella sera ci stava. Magari dietro il lavabo, al di là del muro, sbirciante tra le stoviglie, nascosta dal mantello di Pietro, ma c’era. Non poteva mancare all’ordinazione sacerdotale dei suoi dodici figli! E nemmeno a quello strano testamento firmato dal Figlio: orfano di carta, penna e con nessun testimone a fargli da garante, prende un catino, un asciugatoio e cerca dell’acqua. Scrive così il suo testamento: con l’ultimo piede asciugato potrebbe addirittura finire. L’uomo scrive: “Lascio la mia casa, i miei poderi…”. Gesù, curvo a specchiarsi nella geografia delle dita, sprofonda i piedi dei suoi amici nell’acqua. Non ci son preferenze: un pezzo di testamento pure a Giuda. Medesima tenerezza per uguali diritti. Ecco perché stasera, avvolto nei miei abiti di sacerdote, nella brocca troverò acqua anche per i piedi di Ermanno Rossi, il medico abortista suicidatosi a Genova. Magari traballeranno come i piedi di Giuda perché uditori della follia di un “passo” stanco. Acqua profumata anche per i piedi di Bernardo Provenzano, il boss dei boss di Cosa Nostra. Piedi che per 43 anni non hanno lasciato traccia. E magari rabbrividiranno per l’imbarazzo. Ma non si potranno evitare: ritoccare quel testamento significherebbe rimanere analfabeti all’università dell’Eterno.

Tramonterà una notte, che nella storia diventerà l’emblema di tutte le notti buie. Poco dopo che Giuda avrà compiuto la sua via crucis, all’ombra del fuoco un gallo denuderà la fragilità del pescatore di Galilea: saranno in tanti a cercarlo per gettargli addosso una domanda:
“Ma cos’è successo, Pietro?” Sarà un macello: tutto un correre, uno scappare, un nascondersi dietro qualche sguardo. Arriveranno i due figli di Zebedeo: Filippo si butterà addosso a Pietro, Taddeo con il volto rigato dalle lacrime. Sotto la Croce la storia scoppierà: la gente che l’acclamava Re rinfaccerà agli eredi la storia di Ciccio e Torre, i fratellini di Gravina, di Olindo e Rosa da Erba, di Alberto Poggi e Mario Alessi, di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba. Dei propositi di Ahmadinejad, di Castro e di Bush. Della striscia di Gaza, dello stato d’Israele e del Kosovo indipendente. Sfoggerà i 93.000 omicidi firmati con l’aborto, i sei milioni di Auschwitz, le guerre nere, gli scandali tra i suoi eredi. E loro lo rinfacceranno al Maestro falegname:
“Maestro, non t’importa che moriamo?” Sarà l’anima tenerissima di una Mamma Coraggio, donna Maria di Nazareth, a tenere unite le fragili vite di quei figli spaventati:
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. C’assicura che anche la morte ha le ore contate: da mezzogiorno alla tre.
Ma qui, Signore, la storia fa paura!
“Quanto resta della notte?” (Is 21,11)