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Saturday, March 22, 2008 - ore 09:36


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")


MEMENTO VIVERE
L’unico sabato dell’anno che vorremmo accorciare

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 15 marzo 2008, pag. 6

E’ come voler chiudere un vaso che hai riempito troppo: la pressione che scalpita da sotto il coperchio t’impedisce d’avvitarlo. Giorno strano il Sabato Santo: un giorno non giorno, forse l’unico giorno pre-festivo che vorremmo più corto degli altri sabati. Fatto sta che ormai trapassiamo dal Venerdì della Morte alla Domenica della Risurrezione: quasi a non voler guardare in faccia il sabato. Sembra quasi che il tempo che abita tra il dramma della morte e la voglia di risurrezione sia una terra sulla quale gli imprenditori non bramano investire. Eppure nel Vangelo è uno dei giorni più densi: non c’è attimo che non gravi come macigno sul cuore di chi ci abita. Giorno di tristezza, di sconfitta, di delusione. Giorno d’interrogativi. Un personaggio gironzola solitario in queste ore: Giuseppe d’Arimatea, ricco notaio, che “di nascosto” (Mt 15,43) va a prendere il cadavere di Gesù per deporlo nel sepolcro. Non sembra impresa ardua immaginarlo che, asciugatosi del sudore e assicuratosi del vuoto attorno, abbia sussurrato tra se: “Finalmente è sistemato. Adesso abbiamo fatto davvero tutto”. Ha compiuto la buona azione che rasserena la notte.


Peccato che fuori dal sepolcro due donne non diano segni di rassegnazione. Maria di Magdala e l’altra Maria sembrano le uniche a reggere la pressione della storia. Stanno lì, sentinelle innamorate, quasi a voler fissare nell’anima il luogo del sepolcro, la posizione del masso, il pertugio su cui far leva per spandere di nascosto l’aroma e il profumo. Rimangono le donne: strano destino il loro. Costrette a credere nell’impossibile per quella speranza che le rende troppo simili a Dio. Scappati tutti: rimangono loro. Forse che intuiscono qualcosa? Non sarebbe la prima volta che la donna anticipa la storia con la sua sensibilità tutta femminile.
E pensare che – tra papiri e rotoli della Legge, precetti da imparare e filatteri da allacciare – pure loro avranno imparato che un romanzo si legge dall’inizio alla fine. Poi un giorno inciamparono nei passi di un Maestro strano che insegnò loro come, usando gli occhiali dell’Amore, ci siano romanzi che possono iniziare dalla fine.
Non aver fretta di fare gli auguri! Dire oggi “Buona Pasqua” è come aprire il regalo di compleanno la sera prima della ricorrenza. Dimostri di non saper gustare la vigilia nascosta negli occhi di una donzelletta che sale fiduciosa dalla campagna della morte.
Attendendo la domenica della vita.


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