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Vitto, 5 anni
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Saturday, March 22, 2008 - ore 15:08


Traffic
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il presidente dell’ACI ha fatto sue alcune proposte che circolavano già da un po’ in rete...

L’uomo pare non essere stupido.



Numero chiuso per le auto circolanti in Italia, trasformare le strisce pedonali in segnali di stop e intensificare il trasporto pubblico. Dopo il tragico incidente di Roma che ha portato alla ribalta il problema della sicurezza stradale Enrico Gelpi, nuovo presidente dell’Automobile Club d’Italia, entra subito sul tema caldo. "Quando succedono cose del genere - spiega - ci vuole tolleranza zero. Il problema non è l’inasprimento delle pene ma l’applicazione delle norme: 9 omicidi colposi su 10 finiscono con una condanna inferiore a un anno. Non c’è proporzione fra il danno causato e la pena".

In Italia ogni giorno vengono investite 60 persone. Chi tutela i pedoni?

"Nessuno. Per questo proponiamo di modificare l’attraversamento pedonale dando anche da noi, come avviene in molti paesi europei, la precedenza a chi si accinge ad attraversare sulle strisce (e non solo a chi sta già sulle ’zebre’. Inoltre proponiamo anche di rivoluzionare gli attraversamenti stessi, con sistemi che impediscano di parcheggiare le auto in prossimità delle strisce pedonali e altri che le rendano più visibili. Ma il punto centrale è trasformare le strisce in un vero segnale di stop. Oggi le ’zebre’ sono una terra di nessuno: chi ci passa sopra per primo vince. E il pedone è sempre l’anello debole del sistema, un sistema reso sempre più pericoloso dall’aumento del traffico, dovuto in larga misura alla crescita incontrollata del parco circolante".

La rottamazione non funziona secondo lei?

"Un po’ è quello il problema, in realtà l’ideale sarebbe rafforzare la politica di rottamazione con una progressiva strategia di riequilibrio del parco circolante. Intendo un sistema che metta d’accordo l’industria automobilistica e tutti i vari livelli di governo per arrivare ad avere ogni anno un numero identico di auto nuove immatricolate e di auto avviate alla rottamazione e all’esportazione".

Il concetto di numero chiuso però fa paura.

"Io parlo di ottimizzazione del parco circolante. L’espressione numero chiuso può far spaventare, è vero. Proponiamo una soluzione che deve essere di ampio respiro, concordata fra le varie parti. Tutto punta a risolvere il problema della congestione. Ad esempio si potrebbe passare attraverso la politica di dare un forte valore economico al rottame. In modo tale che chi sia intenzionato a disfarsene abbia un forte vantaggio. Già adesso, tanto per capirci, l’incentivo alla rottamazione copre una parte minima del prezzo della vettura ed è difficile per molti acquistare una vettura nuova".

Una difesa degli automobilisti diversa del solito, che passa per rendere identico il numero delle auto immatricolate con quelle rottamate.

"Io la definirei semplicemente una difesa aggressiva e intelligente: oggi tutti i mali dell’inquinamento vengono addossati all’auto. Ma è un modo sbagliato di affrontare la questione. E non solo perché l’auto contribuisce all’aumento dell’inquinamento solo per il 12% del totale: il vero problema è la congestione delle nostre strade e la politica complessiva dei trasporti. Occorre rafforzare le metropolitane e i trasporti pubblici. Non è un controsenso - come molti purtroppo credono - difendere l’auto e spingere proposte come il car sharing, la famosa ’auto in condominio’".

E come intendete realizzare tutto ciò?

"Serve un approccio integrato fra tutte le parti: gli enti locali devono fare la loro parte ma la nostra proposta specifica è quella di arrivare ad avare uno studio preciso sull’impatto di mobilità".

Un po’ come avviene per il calcolo dell’impatto ambientale?

"Esatto: ogni nuovo insediamento residenziale o commerciale dovrebbe essere considerato anche sugli impatti che avrà in futuro sulla mobilità. E’ sotto gli occhi di tutti il disastro che hanno creato nuovi quartieri o i giganteschi centri commerciali sulla viabilità di quelle zone".


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