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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Sunday, March 23, 2008 - ore 11:25


Pasquismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qualcuno di voi sabato 22 marzo, fra le 18.15 e le 19.30, è passato per Padova, corso Milano? E chi è passato, ha visto un’auto in panne in mezzo alla rotonda di fronte all’Hotel Milano? Beh, chi di voi è passato e non si è fermato a prestare soccorso o ad offrire solidarietà non è un buon samaritano.
Avete perso una buona occasione per farmi un favore.
In quella macchina c’eravamo io e Maury.
Ma soprattutto vi siete persi la scena più epica, più colossale a cui io abbia mai assistito.

Parto dai dettagli. La macchina di Maury ci è morta improvvisamente, in corsa, quando stavamo attraversando la rotonda. Maury con un colpo di gomito è riuscito a farla fermare sul ciglio, e non centrale come sembrava dovesse adagiarsi sull’asfalto. Dopo 10 minuti di tentativi per rianimarla abbiamo ritenuto necessario chiamare gli amici, quelli che ci avevano invitati a cena e quelli che stavano per salire a Padova per venire alla cena. Ai primi abbiamo comunicato il probabile ritardo con cui saremmo arrivati, ai secondi abbiamo cortesemente chiesto di prendere l’auto. Lemon e la Dany dovevano originalmente salire in treno e tornare in macchina con me e il mio uomo, ma i piani si sono repentinamente volatilizzati, e trasformati in un dramma hollywoodiano.
Dopo aver sistemato con un giro di telefonate il parentado più prossimo e gli amici, chiamiamo il carro attrezzi, il quale ci comunica che arriverà in 40 minuti (il cambio del tempo verbale è voluto, e si è trasformato in un presente narrativo per arrivare al clou del racconto, che merita di essere vissuto profondamente), posizioniamo il triangolo rosso a inizio rotonda e ci sediamo in macchina, sconsolati. Nulla ci può far sorridere.
Non abbiamo neanche voglia di sdrammatizzare.
Nella sfiga ci è andata pure bene. Per fortuna abbiamo fermato in tempo gli amici che salivano, se no saremmo rimasti bloccati in 4 a Padova senza mezzi di ritorno. Per fortuna ci è morta su una strada facile da percorrere, e a bordo rotonda, e non in mezzo. Per fortuna non ci siamo fatti male, per fortuna la macchina è in garanzia.
Domani Maury manda la sua mail alla casa automobilistica. Vi assicuro che non vorreste essere nei loro panni quando arriveranno le mail di Maury.
Inizia a piovere a dirotto. Mancava solo quello, ovviamente. Le macchine sfrecciano dietro di noi, ci lanciano occhiate fugaci, qualcuno ride, qualcuno impreca perchè intralciamo il traffico. Noi invece siamo lì, fermi.
Mi accorgo che dietro di noi si è fermato un anziano signore con la barba. La mia iniziale proposta è di andare a vedere se ha bisogno di qualcosa, ma vedo che sta bene, anzi, che appoggia le borse della spesa a terra e si mette a mangiare arance sbucciandole in mezzo alla rotonda, tranquillo. Piove sempre. Il mio ombrello è distante, sul sedile posteriore, assieme alle mie borse e al mio piumino, che avevo portato il giorno prima in evenienza di mal tempo, lungo disteso sui posti passeggeri. Rimango seduta.
Dopo qualche minuto un giovane dall’aspetto gentile e buono si avvicina al vecchio signore. Gli chiede se sta bene, se è successo un incidente, se è ferito. Il signore nega, snobba il ragazzo e continua a mangiare imperterrito la sua arancia.
Il giovane viene verso la nostra macchina: “Ciao ragazzi, sono venuto a vedere se va tutto bene...”
E io, tentando di dimostrare serenità e autocontrollo: “Niente, ci è morta in mezzo alla rotonda…”
Il ragazzo sbianca. Si porta una mano alla fronte, esordisce con una velata bestemmia sussurrata, lancia un fugace sguardo ai sedili posteriori e dice: “Morta? E l’avete messa lì dietro?”

Io e Maury non capiamo. Passano alcuni secondi di imbarazzante silenzio. Il ragazzo è ancora lì, in piedi: fa un passo indietro, sotto la pioggia, con gli occhi spalancati, si guarda in torno, vuole conferme, e nella sua mente le trova; ha l’espressione sconvolta, si porta una mano alla fronte. Cerca di dissimulare tranquillità, ma si vede che è agitato. Bestemmia di nuovo, sottovoce. Poi la luce, e capiamo.
“Non è successo nulla! E’ morta la macchina, dicevo la macchina!”

Credeva che avessimo preso sotto una donna, la donna del vecchietto che bellamente mangiava arance sull’asfalto. Credeva che l’avessimo caricata in macchina, e adagiata sul sedile posteriore. Credeva che il mio piumino verde col cappuccio peloso fosse una vecchia morta e distesa. Credeva che fossimo degli assassini. Che ci fossimo caricati un cadavere per occultarlo. Credeva che ce ne andassimo in giro con una morta sui sedili passeggeri.
Forse il ragazzo ha visto troppe puntate di Csi.

La storia finisce bene. Il carro attrezzi arriva in anticipo, il tizio che lo guida è cordiale e gentile, piove che Dio la manda ma solo finché non arriviamo a casa della Nena e Biagio. Ceniamo con abbondante carne e pasta, fugassa e vino rosso, una cena piacevolissima nonostante Renato Zero e Tiziano Ferro in sottofondo. Poi ci salva Radio Marilù, che è sempre una garanzia.
Per qualche ora dimentichiamo il disagio della macchina, ma siamo felici di potervi dire che quella precisa casa automobilistica avrà il suo bel da fare per trattenere Maury dallo sfasciargli autosalone, carrozzeria e uffici con un solo soffio, come il lupo dei tre porcellini.

Detto questo, perché le buone tradizioni vanno rispettate,
Buona Pasqua a tutti.

Vado a mangiare dalla suocera e poi di corsa a lavorare all’ippo.

Con affetto e sempre vostra.

L’assassina della bassa padovana





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