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Monday, March 24, 2008 - ore 22:49
INDOVINA CHI?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Di quale personaggio famoso stiamo parlando?
IL racconto è anche interessante.... almeno secondo me!!!!
"Allora decisi di guardarmi attorno, volevo cercare un lavoro. Fare qualche concorso. Chiesi in giro dappertutto. Poi cominciai a scrivere agli enti pubblici e alle ditte private, ma la mia fortuna è stata un giornalino che mi è capitato in mano quasi per caso. Le Ferrovie dello Stato avevano indetto un bando per impiegato di gestione nella stazione. Spedii la raccomandata a Roma senza tanta convinzione, né speranze.
Nel frattempo, però, non me la passavo male, Tra gli amici del paese e la giuventù si sta sempre bene. Poi c’erano le ragazze. Mi davo da fare, come tutti. Mio cugino Marcello mi dava una bella mano, andavamo in giro in coppia. Le balere non mancavano, le feste neppure.
Con la lambretta mi spostavo nei paesi attorno a Monticiano, in Val d’Orcia, in Val d’Era, fin giù nel grossetano o ai piedi dell’Amiata. Non c’erano confini al divertimento.
Una domenica di Giugno 1960 il destino mi porta a Roccastrada, un paese a una trentina di Km da Monticiano. In una balera all’aperto c’è una bella festa, un monte di ragazze, ma io ne vedo una sola. Una morettina, minuta, graziosa. Si chiama Giovanna. Da quel giorno non ci siamo più separati,e fanno quarantaquattro anni.
Evidentemente quello era un periodo fortunato. Qualche settimana dopo, dalle Ferrovie arriva la risposta che aspettavo: presentarsi a Roma il giorno tale. Ero stato ammesso al concorso. I posti da assegnare erano novanta, neanche poco. Mi sono messo a studiare come un matto. Per due o tre mesi non ho fatto altro con l’impegno e la volontà che sono capace di tirare fuori quando ho un obiettivo.
Mi presento a Roma la mattina stabilità. Ero emozionato, sballottato, un po’ confuso. La città la conoscevo abbastanza bene, qualche anno prima ero stato alla cecchignola per il servizio militare, ma quel giorno mi sembrava tutto diverso. Nel palazzo dei concorsi, un edificio enorme, in stile mussoliniano, pensavo di trovare tre o quattrocento persone: eravamo in diecimila. Diecimila giovani per novanta posti di lavori. Però non mi sono perso d’animo, dovevo farcela e ce l’ho fatta!!! Terzo, sono arrvato terzo su diecimila. Non male. Che gioia quel giorno. AVevo finalmente un lavoro un lavoro stabile, un posto serio, nello Stato come voleva mio padre. Il futuro era assicurato, ora potevo fare dei progetti e mettere su famiglia.
Ci siamo sposati nel 1963. La prima casa è una stanza in subaffitto in un palazzo vicino alla stazione Termini dove c’era il mio ufficio. Di quell’appartamento ricordo i soffitti altissimi e gli affreschi sulle volte, a me e a Giovanna sembrava tutto bello. Le passeggiate per Roma, le gite al santuario del Divino Amore e poi il treno e la corriera per tornare a casa una volta ogni 15 giorni. Andavamo via con le valigie vuote, di cartone, e tornavamo che pesavano quintali. Ci mettevamo dentro patate, frutta, uova, verdura. Dal paese portavamo a Roma un po’ di tutto per risparmiare. Dovevamo pagare l’affitto e dello stipendio non rimaneva molto: guadagnavo settantamila lire al mese, la stanza ne costava trenta."
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