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Tuesday, March 25, 2008 - ore 05:39


Confessioni di fine Marzo: la prima di altre, che-credo-verranno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Soliloquio Qingdaonese

Penso che si, in fondo, come una sorta di lanciatore di coltelli, senza lame, io fossi alla ricerca smisurata di cielo.
O di abissi. Estremi. Paradossi. Incongruenze. Linee interrotte. Strade non battute. Dirupi.
Per natura. Quale e’ la mia.
Come fosse un richiamo venuto dalle profondita’.
Linguaggi chiari. O meno.
Gente diversa. O meno.
Pioggia qual’e’, non la mia, o meno.
Contrari. Che diventan di colpo, tutt’uno, reciprocita’.
Insomma non lo sapevo quando dissi di si alla partenza per questo salto nel buio che partire non vuol dire solo tornare.
Ma anche cambiare. Per non ritrovarsi.
Se non diversi.
Nel profondo. Nelle viscere.
Tanto, ora, da essere perduti nel mondo.
E non piu’nella lontana borgata da dove venivo.
Ma questo molto tempo fa.
E cio’ presuppone un altro, ma piu’ recente addio.
Quello che fu a Venezia.
Un commiato fatto di salsedine e acqua dondolante nello stridulo dei refoli di mattina presto.
E quanto fu difficile dirle addio.
A Venezia.
Per colpa di quell’irritante comprensione che aveva di me specie davanti alla Salute nelle interminabili giornate di caligo.
Di masegno in masegno, passo dopo passo verso una verita’ che sembrava dietro ogni fondamenta, dietro ogni campiello e che poi non c’era mai. O, che pensandoci adesso, forse c’era e non le seppi cogliere. Allora. Quel me.

E quando Guardia A stamani m’ha detto che Dou Dou era morto falciato da un motorino non ho quasi avuto reazioni. In giornate normali mi sarei rinchiuso in me stesso per un lungo minuto di diapositive piene di saliva e amarcord di scodinzolii .
E che se dovevo capire con ulteriori segni eloquenti la necessita’ di una mia dipartita, Budda poteva almeno risparmiare il povero Dou Dou (che poi era una cagnetta femmina).

In giornate normali avrei per un momento pensato che la deficienza sta in mezzo. Non posso credere infatti che Dou Dou non sia riuscito a schivare un cinquantino cinese su un rettilineo di 5 chilometri. Posso si credere che un cinquantino non abbia fatto a meno di centrare Dou Dou per conclamata incapacita’ intellettuale e psicomotoria.

Pensavo fosse successo solo a me in precedenza una stronzata simile, ma si trattava del De Luca, di molti anni or sono e si era su un Bmw giovani, belli e sfreccianti quando colpimmo, ma senza colpe un bassottino che era appena stato regalato dal vicino alla sua figlioletta di due anni.
E che aveva un nastrino blu scuro al collo-il fu bassottino. O Cocker. Era notte, non ne sono sicuro.
A dir la verita’ e ora che ci penso bene quello non fu l’unico eccidio: non solo, a bordo di una 112 rasi al suolo un gufo che mi accecco’ con i suoi occhi gialli, ma vi fu anche una sera che-quindicenne-rientravo col mio Grillo (ebbene si) da una cena di classe a base estremamente alcolica- e mi convinsi di aver sterminato decine e decine di conigli dagli occhi rossi che mi fissavano e che improvvisamente mi si erano parati davanti nel mio tragitto verso casa. Di per se la storia non reggeva. Anche perche’ non appena rincasai quella sera vomitai l’intera cena sul poster di Vasco Rossi in camera (che non era per terra, ma sul muro) proprio davanti a mia madre allibita. E poi incazzata. Era a lei che piaceva Vasco. Posso pero’ assicurarvi che il giorno successivo mi recai sulla scena del disastro e trovai dei peli bianchi, ma non i corpi falcidiati dei conigli dagli occhi rossi che mi avevano fissato la sera prima.

Mi sono giocato 3 cani 3 in meno di un anno solare. Credo possa essere un primato.
L’adorato Cane B, il mite Popo’ e Dou Dou. Senza contare la modica cifra di 37 pesci ed un grillo. Cacchio, una moria. Anche di miei sentimenti. Considerato che per interi periodi della mia vita pensavo che il massimo della felicita’ potesse essere una moto ed un cane. Di nome Marco.

Peraltro questa scomparsa cambia di molto gli equilibri della "classifica dei superamici".
Facendo salire il De Luca (ma non per meriti) dal Podio Animali a quello degli umani che pero’ vede comunque Nana’ in testa staccata con un certo margine da Giorgio e Yuri.

Ero rimasto al fatto che non importa dove si va. E quanti siano stati i piccoli, grandi addii.
E da dove ero venuto tra un passaggio, una sosta, una ripartenza e qualcos’altro.
Cinque anni sono tanti. Sono vita e tempo rubati altrove, ad un altro luogo.
Ad altre persone. E’ assenza con la data di scadenza. Per chi attende. Altrove.
E quando venni qui con le mie quattro cose in tasca non pensai nemmeno per un istante che ci si potesse complicar ancor piu’ la vita. Che Venezia sembrava un oceano grande, infinita come la vedevo. E che invece il mondo-questo fottuto pianeta-potesse essere ben piu’ grande. E che, tanto per cominciare-mentre laggiu’ si dorme, qui ci si sveglia. E il mondo intero quindi, non chiude i battenti quando voi si chiude gli occhi. Ma li riapre per un giorno nuovo.
E che a sentir ogni giorno lingue, storie diverse di vite lontane che diventan pian piano familiari, il mondo diventa improvvisamente piccolo e fatto di mosaici di uomini e di storie mai uguali, sempre di uomini dal pianeta terra.
Che il tuo paese, la tua casa natia tutto d’un tratto diventa un puntino. Un sogno arrotolato all’indietro in bianco e nero.
E che infine sembrava impossibile pensare di farcela. Di non trovare nulla di noto da mangiare. Di non capirci una mazza di quello che dicevano. Di non leggere una singolo ideogramma dei menu’ e di sparare a caso. Di indovinare.
Di sopravvivere e di avere tanta forza. E di starci dentro a quella nuova vita.

Insomma, ad un certo punto per una serie di fatti inspiegabili che hanno a che fare con le stagioni ricorrenti della vita, con le carte e forse in una qualche maniera con coloro che presiedono il Tempio delle Carote Dondolanti ( o chi per loro-secondo le latitudini) accade e sempre nella stessa maniera che un mattino come gli altri e’, improvvisamente diverso.
Davanti allo specchio, con la faccia da idiota (ma senza berrettino di primo mattino, lo metto appena esco) ci si accorge di qualcosa di nuovo. Sara’ che quel mattino la luce filtra tra inesistenti bambu’ in maniera del tutto irrazionale.
Sara’ che le barbabietole sulle colline di Yanli danzan come seta e non l’avevo notato.

Ed io, ho deciso. Proprio stamani.
Che, me ne vado.

Alessandro
da
Confessioni di fine Marzo Cap.1.

Ps. Che poi si pensera’ che questi sono affaracci miei e che metterli in piazza- per venderli al mercato-poteva anche essere evitato.

Volevo solo avvisarvi, in quanto, in una certa maniera siete membri della famiglia e parte di questo diario di bordo.
Che non mi si accusi che son uscito a prendere le sigarette senza lasciare un bigliettino.



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