BASTET
...il gatto nero che attraversa la strada porta sfortuna, ma c’è dell’altro: guai lasciar dormire il gatto sul letto accanto a se, con il suo alito pestilenziale sarà causa di morte - Il pelo del gatto è non soltanto nocivo ma perfino velenoso - Secondo alcuni il gatto avrebbe il dono di vedere gli spiriti - Il gatto sparisce misteriosamente anche in una casa riapparendo sempre altrettanto misteriosamente - Una tradizione popolare tramanda che il martedì grasso i gatti essendo intenti a festeggiare con il demonio non siano visibili in giro - Essendo un animale infernale il gatto soffre particolarmente il freddo quindi durante l’inverno ricerca il calore della fiamma del focolare e perfino d’estate si crogiola al calore del sole.
Queste sono soltanto alcune delle leggende luttuose o inquietanti che accompagnano il piccolo felino domestico... ne è passato di tempo da quando era deizzato nell’antico Egitto. Nell’alto medioevo la chiesa cattolica del nord si difendeva dalle apparizioni della dea Freia che su una carrozza tirata da venti gatti infestava le notti e la dea Holda che cavalcava un gatto nero seguita da un corteo di vergini a cavallo di gatti maschi o travestite con le loro spoglie.
Guarda negli occhi la dea gatta,
la sensuale Bastet e
lasciati incantare da lei,
lascia che risvegli lei in te.
BASTET, la dea gatta dell’antico Egitto, era venerata per i suoi arcani poteri, tuttora posseduti da molti gatti come vuole una radicata credenza.
Bastet era la dea che per gli Egizi rappresentava e incarnava la femminilità, la luna e la fecondità. È rappresentata con una testa di gatto, animale sacro in tutto l’antico Egitto al quale venivano dedicati templi, cortei funebri pubblici, poesie e invocazioni, e i cui resti mortali erano degni di essere mummificati. Accanto alle mummie dei piccoli felini venivano posti dei topi perché avessero cibo per l’eternità.
I gatti avevano un posto d’onore nelle pitture egizie e in tutti i musei dedicati all’antico Egitto, come quello di Torino, il British Museum e il Louvre, esso ha uno spazio importantissimo. Era stato addomesticato con difficoltà ed era onorato perché proteggeva i granai dai topi e quindi il popolo dalla carestia, ma non era un animale abituato all’uomo come oggi.
Si dice che l’abissino incarni il vero gatto egiziano, ma il gatto egiziano per eccellenza resta il Mau, dallo splendido manto maculato, la corporatura agile, le fattezze simili a quelle trovate nelle pitture parietali delle tombe e nelle statue.
Anche nella mitologia nordica ritroviamo i gatti associati alle dee della fertilità, come Freya e Brigit, che hanno come loro famigli proprio i gatti.
In origine Bastet era una divinità del culto solare ma con l’avvento dell’influenza greca sulla società egiziana, Bastet divenne una dea lunare, in quanto i Greci la identificarono con Artemide.
Il Tempio di Artemide ad Efeso era considerato una delle Sette meraviglie del mondo e in questa regione era adorata soprattutto come dea della fertilità, una figura simile alla dea Frigia Cibele. Mentre le statue greche la ritraggono come una giovane con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti che sono state interpretate sia come seni che come testicoli di toro.
E’ proprio l’arco di Artemide a simboleggiare, nel periodo post classico, la falce lunare.
Artemide, di antichissimo culto, i cui simboli sacri erano il cipresso e il cervo, che per i romani diveniva Diana e Artume (dea della notte, della luna e della morte) per gli Etruschi, era la vergine dea della caccia, della selvaggina e dei boschi. Era adorata anche come dea del parto e della fertilità perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo.
Durante l’epoca classica ad Atene veniva identificata con Ecate, in grado di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli Dei ed il regno dei Morti e raffigurata come Triplice (giovane, adulta/madre e vecchia), Dea degli incantesimi e degli spettri. Le sue statue venivano poste negli incroci, a protezione dei viandanti (Ecate Enodia o Ecate Trioditis).
La natura di Ecate è bi-sessuata, in quanto possiede in sé entrambi i principi della generazione, il maschile e il femminile. Per questo motivo viene definita la fonte della vita e le viene attribuito il potere vitale su tutti gli elementi.
Tornando a Bastet, ella a partire dalla II Dinastia, venne raffigurata come un gatto selvatico del deserto oppure come una leonessa. Venne rappresentata come un felino domestico solo intorno al 1000 a.C., quando probabilmente i felini egiziani divennero stabilmente domestici.
Il suo principale centro di culto si trovava a Bubastis, nel delta di nord-est del Nilo, dove furono ritrovati molti templi a lei dedicati, e moltissimi gatti mummificati.
Il giorno dedicato alla dea Bastet, giorno di festa dove la gioia giungeva all’estasi, era il 31 Ottobre. Si beveva e si ballava a dismisura, e i bambini non potevano partecipare. Sul Nilo galleggiavano chiatte piene di donne, fiori e vino. Si dice che si trattasse di riti sensuali, pieni di musica e danze.
Bastet era chiamata "Figlia di Ra" ed era anche uno degli "Occhi di Ra". Suo era quindi il compito di annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi Dei.
Da quando i Greci identificarono Bastet con Artemide, la dea fu anche chiamata "madre del dio dalla testa di leone Mihos" (anch’egli venerato a Bubastis, insieme a Thoth), e fu raffigurata comunemente come donna con la testa di un gatto o come gatto vero e proprio
Alle volte viene raffigurata con una testa di leonessa e il corpo di donna, e in questo caso prende il nome di Sekhmet, detta anche "Occhio di Ra", mandata dal padre a distruggere i nemici.
In alcune leggende egizie, Bastet e Sekhmet sono sorelle. In altre Bastet diveniva Sekhmet quando la sua furia devastatrice era chiamata in causa da un accadimento contingente.
Bastet veniva onorata con dei riti che avevano come essenza e cuore la purificazione e la profumazione, simbolo della purificazione femminile durante il ciclo mestruale.
Gli egizi divennero talmente devoti alla dea Bastet e ai gatti che promulgarono leggi per impedirne l’esportazione ma i mercanti fenici riuscirono a contrabbandarne alcuni nei paesi del Mediterraneo. Era altresì severamente punito chi attentava alla vita di un gatto.
Dopo la fine della lunga era faraonica furono scoperte moltissime statue di Bastet, adorne di ori, con le code che accompagnano il corpo girate verso destra, doni, profumi e tesori.
Bastet seduce e incanta, in lei vi sono il maschile solare e il femminile lunare, la forza luminosa a tutti palese e la potenza indipendente e misteriosa, segreta, femminina, lunare.
Bastet era la Signora dell’amore, della gioia, del piacere, della danza e del canto e sotto la sua protezione erano posti gli animali a lei sacri, i gatti, ma anche chi incarnava questi aspetti di indipendenza e di fascino misterioso, di fragilità e di bellezza, quindi i bambini e le donne.
Ella era venerata e invocata dalle donne per avere in dono la fertilità e per proteggere poi la gravidanza.
Bastet incarna ciò che di più intimo e femminile è rinchiuso dentro di noi e attende, a volte, unicamente di emergere: la sensualità e la dolcezza, il fascino e la generosità, l’amore e la passione, il desiderio e il piacere, la vita che rifulge in tutta la sua pienezza.