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venerdì 28 marzo 2008 - ore 12:04
Macro su una mattinata di lavoro
(categoria: " Vita Quotidiana ")
L’estetica dell’immagine nell’iconografica rappresentazione del colore. C’è stato il tempo del bianco e nero nel cinema, delle sequenze intuitive dello spettatore, della forma mediata, del racconto in immagini che tanto ricorda la forma scritta del narrare. Poi il colore irrompe sulla scena, ma non come avvento avvenieristico funzionale di un accessorio appendice alla macchina da presa (adoro il linguaggio antico di alcune parole che riportano fedelmente ciò per cui una macchina è nata e cresciuta), ma come protagonista. Pellicole in cui la drammaticità di una scena, di una sequenza sono dati dall’arte sapiente di accentuare contrasti e luci ed ombre, dando così un copione tutto particolare al colore che con essa riscopre la sua preziosa linea di espressione.
Con questa premessa ci si può avvicinare a quella che è La terra di Mirò. In una mostra, mi aspetto che sia l’immagine a prendermi sotto braccio, la linea a parlarmi del colore e della storia di quel quadro. Con Mirò si ritorna alle prime pellicole a colori, è nella trama espressiva cromatica che riscopri il paesaggio, che conosci, ti presenti ad un personaggio. Il colore ti entra in testa come un allucinogeno, potente sagace ed immaginifico.
Sono tele che restituiscono un immagine che si rivela improvvisamente, che appare agli occhi del pittore come quello di un bambino nella culla, in tutta la sua immediatezza.
Dopo il colore il disegno.
Mirò riapproda alla linea, ritorna al cinema muto. Sembra nella sua mano ci sia la chiara intenzione di tracciare una reazione intensa ed emotiva immediata in una fase parallela ai dipinti. I materiali diventano protagonisti. Lascia trasparire le venature del supporto in legno sul quale ha tracciato dei segni allusivi, creando un equilibri visivo, ad un tempo una suggestione poetica, e lui che ti sussurra la volontà, il desiderio di «rendere sublime una linea o punto solamente»…sembra di vedere Buster Keaton nella sagacia della sua figura.
Ma il colore attende, come una minaccia. Lo aspetta allo svincolo del lutto della morte e dell’amore. L’impulso aggressivo e tragico scavalca la linea e si immerge in un bagno cromatico disperato senza mediatori scivola sulla tela goccia dopo goccia modellato solo dalla direzione della forza intuitiva di Mirò.
…
continua
...
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