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Saturday, March 29, 2008 - ore 07:42


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")





MEMENTO VIVERE
La rivincita dell’emozione

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 29 marzo 2008, pag. 6

Mortisa di Lugo di Vicenza: meno di 200 anime che ogni primo mattino si stiracchiano come un bambino annusando il profumo delle sue severe tradizioni e dei suoi silenzi. Delle sue partenze. Dei suoi ritorni. Lassù, tra l’Astico e l’Altopiano, 21 ragazzi/e hanno ri-vissuto la Settimana Santa in compagnia di una piccola comunità cristiana. L’emozione e lo stupore, l’incanto e il sapore di cenere, la fatica, il dramma e la risurrezione dentro la storia d’oggi. Hanno vissuto assieme. Pregato e mangiato. Studiato, giocato e pensato. Dormito, vegliato e adorato. Hanno pianto, stretto mani e firmato un viaggio trans-continentale: dalle colline di Mortisa verso le praterie dell’Eterno. Esagerato? “Il più bel viaggio che si possa fare quaggiù, è quello che si fa andando l’uno verso l’altro” (P. MORAND).


Quando li ho visti rimettersi lo zaino in spalla per tornare a casa il pomeriggio di Pasqua, m’è riapparsa la fisionomia della prima comunità cristiana, chiamata a giocare da protagonista la partita della storia umana.
Ieri, come oggi, non ci dev’essere paura nel cuore di Enrico e dei suoi 20 compagni d’avventura. Basta smetterla di disegnare confini, piantare steccati, pennellare frontiere! “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). Eccola la potenza dello Spirito Santo che la Scrittura Sacra paragona al vento. Perché il vento impedisce all’acqua di stagnare e imputridire. Il vento modella la montagna, la roccia, il marmo, i volti. Il vento che trasporta sulla sua brezza il polline collabora nel portare avanti la vita. Il vento scuote, butta all’aria le cose. Sul vento non puoi metterci mano!
Puoi solo partire e andare.
Andate! Abitate il tempo: conservate la sacralità della memoria, ma non rassegnatevi a vivere di nostalgie. Perché abitare il tempo significa tornare a costruire sogni. Abitate il territorio, perché l’universo non termina con il muro di casa, con il recinto del giardino, con le coordinate bancarie. Siate esploratori di latitudini, non custodi di piccoli campi recintati! Abitate le chiese, per essere voce di denuncia e di speranza, grembo di dignità e nostalgia di un alfabeto splendido.
Andate e sorridete, tanto intuite già la conclusione: “Verrà un giorno in cui gli uomini saranno così stanchi degli uomini, che basterà loro parlar di Dio per vederli piangere” (L. Bloy).
A patto che parliate con il cuore e gli occhi. Prima che con la bocca!


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