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Saturday, March 29, 2008 - ore 19:43
Ab Limitalia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Se vinco io le elezioni, i francesi si scordino Alitalia!". Berlusconi continua all’attacco la sua campagna elettorale. Per l’ennesimo matrimonio annunciato con gli italiani, promette come voto di scambio di mantenere la compagnia di bandiera in suolo italiano. Insomma, annuncia che di lasciare una patata bollente dal costo di 1,7 milioni di euro al giorno ai cugini d’oltralpe - dopo gli ultimi rivolti cacistici mondiali, forse più invisi agli italiani di quanto non lo siano i Rom alla Santanchè - non se ne parla neanche. E per mantenere questo scempio mangia-soldi in Italia mr. B. mette sul piatto della bilancia l’orgoglio nazionale, forse la cosa che agli italiani interessa meno dopo le importazioni cinesi di mozzarella di bufala campana. Forse non ha tutti i torti chi, qualche tempo fa, avanzava la paradossale e sconcertante teoria che Berlusconi sia stufo di governare e che, sotto sotto, stia facendo di tutto per perdere.
Tranquilli, non ci riuscirà. Ma quel che è riuscito a fare, insieme al suo compagno di venture mediatiche Veltroni, è imporre un tema che non interessa a nessuno all’apertura di tutti i giornali e telegiornali d’Italia. E per diverse settimane. Il potere d’agenda setting della politica è tale che un’eterna vergogna come l’Alitalia è diventata un caso nazionale, quando è evidente che la gran parte degli italiani preferibbe parlare dei problemi di cellulite di Platinette. Invece di togliere un prova così schiacciante della pochezza decisionale e politica italiana come Alitalia dal naso degli elettori, i candidati gliela sventolano gagliardi davanti. I sindacati prendono tempo, Berlusconi frena, gli industriali tentennano, Veltroni... beh... fa il Veltroni. Sembra che tutti si siano messi d’accordo per prolungare questo eterno - e doloroso - orgasmo italiano all’infinito. Tanto che qualcuno sta pensando che non arriverà mai. E i francesi, che come diceva Cocteau, sono italiani di malumore, rischiano di godere più di noi. Non con i calcinacci di Alitalia, ovviamente, ma con l’immagine di noi che, a forza di aspettare, ci saremo finiti sotto.
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