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Monday, March 31, 2008 - ore 13:42


Convegno su Vecchio Continente e islam.
(categoria: " Pensieri ")


Convegno su Vecchio Continente e islam. La baronessa Cox: «Da Oriente fiumi di soldi per le associazioni musulmane»

Chi fosse inquieto rispetto alle politiche nazionali ed europee che stanno rapidamente trasformando la cultura europea in multicultura, troverà di che sostanziare le proprie preoccupazioni al Convegno di domani, Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere? Organizzato a Roma dall’associazione European Freedom Alliance insieme con l’Università europea di Roma e con la Fondazione Lepanto, l’incontro chiama a raccolta esponenti di rilievo delle due sponde dell’Atlantico per stabilire qual è lo stato di avanzamento del processo di ibridazione culturale che vede un’Europa sempre più incapace di reagire alle sfide poste dalla massiccia immigrazione musulmana. Del gruppo di parlamentari, giornalisti e docenti universitari che riferirà delle complesse situazioni dei rispettivi Paesi Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svizzera e Italia farà parte la baronessa Caroline Cox, membro della Camera dei Lords del Regno Unito. Autrice di numerosi libri, la baronessa Cox da molti anni è impegnata nel sostegno delle cause umanitarie legate all’oppressione di regimi totalitari e ha studiato in particolare la problematica che vede legami e affinità fra l’estremismo islamico e l’ideologia marxista. Nell’intervista che segue fa il punto sulla situazione e sui possibili rimedi da intraprendere.

La crisi di identità europea è un fenomeno spontaneo o fa parte di un progetto per sovvertire la cultura tradizionale dell’Occidente?

«Posso dire che alcune cose si notano molto chiaramente a livello finanziario e politico. In Occidente arriva un fiume di denaro proveniente dall’Arabia Saudita e da altri Paesi del Medio Oriente, a sostegno di ogni genere di iniziative ed istituzioni islamiche: culturali e commerciali, a cominciare dalla moschee. Ad esempio, in uno dei nostri migliori college del Galles è sorto un istituto di islamistica finanziato dall’Arabia Saudita: è realistico pensare che un tale istituto permetta delle analisi critiche a tutto campo? Poi a livello politico troviamo entità islamiche, come il Muslim Council of Britain, che fanno da punto di riferimento per chi non vuole l’integrazione ma una coesistenza che non tenga conto della nostra tradizione. Vanno rispettati, certamente, ma è pericoloso il fatto che il nostro governo e le nostre chiese stiano accettando tutto acriticamente. Recentemente si è tentato di far passare in Parlamento una legge che avrebbe punito penalmente chiunque fosse accusato di "incitare all’odio religioso". Di fatto questa norma avrebbe messo fine a qualsiasi possibilità di critica di carattere religioso. La Camera dei Comuni ha subìto pressioni formidabili per farla passare, ma grazie a Dio la Camera dei Lords, per un voto, è riuscita a fermarla».

Ma quali benefici si ripromettono coloro che favoriscono l’affermarsi della cultura islamica?

«Il mondo della finanza nel breve termine si vede arrivare massicci finanziamenti e aprire i mercati del mondo islamico. Ma sul lungo termine ciò presenta dei rischi, perché le banche della sharia possono manovrare per creare un’influenza islamica, con effetti che una democrazia non può augurarsi. Così, l’Europa volta le spalle al suo retaggio giudaico-cristiano e spiana la strada alla propria islamizzazione». Non ci sono segni di una rinascita del senso di identità europea?

«Per quanto possiamo constatare adesso, il trend va nella direzione opposta. Abbiamo già perduto molte delle protezioni per le nostre libertà fondamentali. Le comunità musulmane sono sempre più chiuse. Il nostro mondo secolarizzato restituisce le donne che subiscono violenza alla comunità da cui cercavano di scappare. L’apostasia rimane un crimine e vi sono molti casi di convertiti che vivono braccati, preda della paura. Noi non riusciamo più a proteggere la nostra stessa gente. Le corti islamiche ci sono già e le uniche assicurazioni che riesce a dare il nostro governo consistono nel garantire l’accesso paritario al nostro sistema legale. Ma come ci arriva al nostro sistema legale una ragazza intimidita dalla comunità in cui vive? Di quale diritto di accesso si parla?».

Questa situazione è colpa delle leggi o dei magistrati che le applicano?

«È colpa della politiche locali. La politica della multiculturalità sarà anche partita da buone intenzioni, ma oggi permette che uno subisca intimidazioni e vessazioni da parte della propria comunità. Ha ragione l’arcivescovo di Canterbury nel constatare che la sharia è già qui, un sistema che nega i diritti consacrati nella Dichiarazione universale delle Nazioni Unite è qui in mezzo a noi senza che ci sia stato alcun dibattito, pubblico o parlamentare. I fautori del multiculturalismo erano in buona fede. Ma esso si presta a essere strumentalizzato per altri scopi. Per gridare all’ "islamofobia", ad esempio, come quando l’ex-arcivescovo di Canterbury, George Carey, fu attaccato per un discorso pronunciato a Roma in cui criticava alcuni aspetti dell’islam. Gli fu assegnato il premio "Islamofobo dell’anno", un modo semplice e furbesco per delegittimarlo».

Ma esistono dei musulmani moderati con cui poter costruire un "euro-islam"?

«Altroché! La stragrande maggioranza dei 1,2 miliardi di musulmani nel mondo è gente accogliente, che osserva le leggi e vuole la pace. Per poter iniziare a collaborare con loro, nel 2003 abbiamo istituito l’IICORR, l’Organizzazione internazionale islamico-cristiana per la riconciliazione e la ricostruzione. Patrocinata da molte personalità del mondo musulmano e cristiano, con a capo come presidente onorario l’ex-presidente dell’Indonesia, Abdurrhaman Wahid, l’IICORR ha lo scopo di promuovere la pace e il rispetto reciproco fra popoli di diverse fedi e culture, sostenendo gli sforzi di musulmani e cristiani moderati per ricostruire le vite e le comunità spezzate da lotte civili. Possiamo dire di aver avuto già dei risultati: come quando, durante il conflitto in Indonesia, il governo britannico ha finanziato l’arrivo di una delegazione interconfessionale composta da leader cattolici, protestanti e musulmani affinché, stando lontani dal teatro delle ostilità, elaborassero dei principi comuni di riconciliazione e ricostruzione. Hanno lavorato molto bene e così, una volta tornati in Indonesia, sono riusciti rapidamente a mettere fine al conflitto richiamandosi alla buona fede e ai princìpi su cui avevano concordato quando erano lontani. Ammetto che l’Indonesia è diversa dal Medio Oriente, perché ha la tolleranza religiosa iscritta nella sua Costituzione, tuttavia è vivamente auspicabile che si costituiscano anche altrove delle associazioni con questo tipo di intendimenti».

È corretto dire che avete messo a fuoco un’affinità fra il marxismo e l’islam quali sistemi ideologici paralleli?

«Il nostro primo studio è stato quello di paragonare l’epistemologia del nazismo e del comunismo da una parte, e la tradizione giudaico-cristiana-ellenistica dall’altra. Poi abbiamo visto che l’islam si inseriva con esattezza nelle stesse caselle dei primi. La differenza ruota principalmente intorno al concetto di libertà e alle istituzioni sociali e politiche che ne discendono. Per il sistema giudaico-cristiano la verità è qualcosa che si esplora, con umiltà, perché la realtà è più grande di quanto noi possiamo afferrare».


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