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Metro sul trono della mia suite imperiale...non voglio essere disturbato!!!



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1) MILAN-liverpool 23 maggio 2007 e cosa ho goduto!!!!!



2) Pantani volare




3) NADAL VINCERE A WIMBLEDON

4) IL MANZO FARSI UNA CANNA CON STILE




5) NORDKAPP



Film : Apocalypto
Anno : 2006
Regista : Mel Gibson
Genere : Storico
Commento: Raga a me è piaciuto..e molto…poi come si dice “de gustibus…..”..logicamente nn potrà piacere a tutti però vale la pena andare a vederlo.
Per la crudezza di alcune scene (squartamenti e sacrifici umani, teste che rotolano, cuori che vengon mangiati freschi freschi) andava vietato ai minori!!!
Cmq in quanto a scene cruente..se siete sopravvissuti alla Passione dello stesso Mel..bè questo nn vi turberà più di tanto!!!
E’ un film che fa riflettere, ben girato, bei paesaggi, la storia cè!!!Poi giudicate voi…
Trama : siamo in un antico e tranquillo villaggio Maya, che viene improvvisamente distrutto da una tribù rivale. Il capo tribù, dopo aver messo al sicuro la moglie(incinta) e il figlioletto, vien fatto prigioniero insieme ai suoi uomini e agli abitanti di questo villaggio. Vengon deportati nella giungla come schiavi, durante il viaggio, alcuni vengon brutalmente uccisi, altri sacrificati, le donne vendute come schiave, i bambini abbandonati..arriva poi il turno del capo tribù,ma…….stop col racconto……se no che gusto c’è!!!!cmq cè l’happy end!!!!!!Si salverà….
Morale : bella la frase di inizio del film “Una civiltà viene conquistata dall’esterno solo se è distrutta a partire dal suo interno” e il messaggio che filtra indirettamente da molte scene di “Non avere paura”
Voto : 7 1/2
Unico problema il film è sottotitolato...la lingua in cui parlano gli attori è Maya antico!!!

2:Munich
Anno:2006
Regista:Steven Spielberg
Attori:Eric Bana
Genere Drammatico
Commento:forse il miglior film dell’anno..con un Bana veramente super..un mix azzeccatissimo tra azione, storia, sentimento..Per chi ama il periodo di Settembre Nero e per chi è sensibile al dramma Israele-Palestina!!
Voto:9
Il grande Steven non si smentisce mai...

3:Miami Vice
Anno:2006
Regista:Michael Mann
Attori:Colin Farrell,Jamie Foxx.
Genere:Thriller
Commento:Me lo aspettavo diverso..un pò più di azione e meno romanticismo..una sola sparatoria..certo che a cuba ci passerei il resto della mia vita con un vassoio pieno di farina!!!!
Voto:6--
Non tutte le ciambelle riescono col buco


4:Il Prescelto
Regista:Neil LaBute
Attori:Nicholas Cage
Genere:Thriller
Commento:una cagata pazzesca..compreso il finale senza senso ed orrendo..ma dai...se fa schifo
Voto:1...
Da evitare...


5:Rischio a due
Anno:2005
Regista: D.J.Caruso
Genere:Commedia
Attori: Al Pacino,Matthew McConaughey,Rene Russo
Commento:non è per niente male...un bel film..poi gli attori ci stanno dentro una cifra..ed Al mi fa sempre impazzire!!
Voto:7+
Per chi vuole una vita fatta di scommesse...

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Tuesday, April 01, 2008 - ore 11:56


FORZA MILANO!!!!!!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ERA ORA EXPO 2015!!!!

CHE FIGATA!!!!

E STAVOLTA LA CITTA’ DIVENTERA’ VERAMENTE MODERNA....CI VOLEVA....ARRIVANO I SOLDI.......

E’ TEMPO DI SVECCHIARE MILANO!!!!

PARIGI — «Sarà un’Expo no logo». Senza un simbolo come è stata la Torre Eiffel per l’Expo parigino del 1989 o la stessa Torre Branca per l’edizione milanese del 1906. Milano questa volta non punta sull’immagine, preferisce pensare agli altri, a creare una «rete» per i Paesi in via di sviluppo. Con un slogan: un’università, una scuola, un ospedale per tutti. Ma quello che Letizia Moratti dal palco del Palazzo dei congressi parigino non dice è che Milano comunque cambierà il suo volto. Perché nei 4 miliardi e cento milioni previsti per la realizzazione dei padiglioni dell’Expo alla Fiera di Rho-Pero ci sono anche i soldi per la realizzazione delle due vie di Acqua e di Terra che collegheranno il centro della città al nuovo palazzo espositivo.

Due itinerari di 20 chilometri immersi nel verde che metteranno in connessione tutta la cintura dei parchi cittadini. L’Acqua utilizzerà i Navigli. La Terra zigzagherà seguendo gli itinerari storici di Milano. Dal centro della città, accanto alle due vie, partiranno dei «raggi verdi», piste pedonali e ciclabili, che si ricongiungeranno alla corona di verde dei parchi sulla cintura. E c’è pure un «simbolo », anche se la Moratti parla di «no logo». Che non apparterrà veramente a Milano, ma da Milano dista pochi chilometri.

Tra i nuovi padiglioni dell’Expo sorgerà una torre alta «almeno» 200 metri. Ben al di sopra delle guglie della Madonnina del Duomo, il doppio rispetto al Pirellone. Farà concorrenza ai tre grattacieli, firmati Libeskind, Isozaki e Hadid, che sorgeranno tra qualche anno nei vecchi padiglioni della Fiera. Grandeur lombarda. C’è poi il sito vero e proprio: 110 ettari, la metà a verde, dove sorgeranno i padiglioni, il grande ponte che collegherà la Fiera all’Expo, il Villaggio, piazza Italia. Tutto il quartiere espositivo sarà una «low emission zone», ossia avrà il minor impatto possibile sull’ambiente e sulla domanda di energia. La zona sarà off limits alle auto. I visitatori che vogliono raggiungere l’Expo si dovranno fermare nei parcheggi di corrispondenza e poi verranno trasportati con navette ecologiche. All’interno saranno permessi solo veicoli elettrici, navette a idrogeno o biciclette.

Anche il futuro della cittadella Expo sarà ambientale. Un enorme quartiere ecologico. Niente auto, niente petrolio o gasolio. Raffreddamento e riscaldamento saranno garantiti sfruttando il fotovoltaico, l’energia solare e altri strumenti puliti. Ma l’Expo è più dei singoli elementi. È un catalizzatore e un acceleratore di progetti urbanistici e infrastrutturali. Le due nuove linee del metrò, il prolungamento di quelle esistenti, i grandi collegamenti stradali che la Lombardia sta chiedendo da anni: la Brebemi, la Pedemontana, le nuove tangenziali esterne di Milano. Con un budget a disposizione di 10 miliardi e 100 milioni di euro. Non ci sarà un logo, ma Milano cambierà lo stesso la sua faccia dopo decenni di immobilismo. La cittadella verde


Finalmente ce l’abbiamo fatta. Era la quarta volta che noi italiani ci impegnavamo a progettare e a organizzare una Expo. La prima volta, nel ’42, Roma, fu uccisa dalla guerra, lasciandoci in eredità le bianche vestigia dell’Eur; la seconda volta, Venezia 2000 fu suicidata da una campagna di stampa ben orchestrata, da goliardiche raccolte di firme e dal prudente ritiro della candidatura da parte del governo; quindi Trieste, cui per il 2008 fu preferita Saragozza; la quarta volta, dopo una lotta serrata e ben condotta a ogni livello di responsabilità, abbiamo raggiunto l’obiettivo: nel 2015 avremo l’esposizione universale a Milano.

Dopo tre sconfitte alla quarta sfida si vince, questa scaramantica previsione è abbondantemente circolata negli ultimi giorni, ed è previsione che si è avverata. Onore al merito a chi ha gestito la candidatura superando di slancio le burocratiche prudenze del Bie; la modestia dei suoi dirigenti; l’ottusa banalità dei suoi prospetti e questionari; l’irresponsabilità degli oltre 150 votanti visto che il voto segreto apre a un mercato quasi mai limpido; la impossibilità di regolare tale mercato da parte di qualsiasi autorità nazionale o alleanza internazionale. Sono cose risapute e non mette conto di richiamarle più che tanto: ogni assegnazione di Expo è diventata una lotteria con risultati imprevedibili. Stavolta ci è andata bene, prendiamo e portiamo a casa.

Dopo la lotteria dell’assegnazione Milano deve però vincere la sfida più complessa di dare un significato solido nel tempo a questa grande opportunità di ridisegno del suo ruolo e del suo assetto organizzativo. Milano deve capire che una Expo vale solo se innesca processi socio-economici a tempo medio lungo e nel futuro nelle comunità locali circostanti, senza fermarsi alle settimane di eventi: non è il richiamo dei visitatori che conta, è l’avvio di una lenta evoluzione complessiva del territorio.

L’Expo di Milano dovrà quindi coinvolgere una cintura di cinque o sei province lombarde perché non va curata la singola metropoli che cerca il rilancio o riconoscimento (Hannover nel 2000, Shanghai nel 2010) ma la realtà che la circonda e che può utilizzare l’occasione per garantirsi l’inserzione nei grandi processi geopolitici attuali (il consolidamento europeo, la tensione verso l’Est europeo, i tanti percorsi di globalizzazione). E inoltre va messa a fuoco la strategia settoriale dell’ Expo: dovrà essere sempre meno architettonica e immobiliarista e sempre più logistica, volta cioè a creare una piattaforma di infrastrutture e di servizi (di reti corte e di reti lunghe, direbbero gli esperti) funzionale alla vitalità economica di un’area vasta cui si farà riferimento.

Comincia allora per Milano una bella pluriennale sfida: non a curare l’evento ma a sostanziare processi economici; a lavorare su un’area vasta, e non solo sulla dimensione metropolitana; a pensare più all’impegno logistico che alla creatività visiva. Chi ha ben promosso la candidatura con il successo di ieri pomeriggio dovrà riprendere a lavorare presto. Con gli auguri, oltre che l’apprezzamento di tutti.


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