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Thursday, April 03, 2008 - ore 02:03


Boh
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Devo avere la faccia da donna del posto. In cinque minuti mi hanno fermata tre volte per chiedermi informazioni (una coppia di romani che voleva sapere dov’erano i locali con la gente, due inglesi che cercavano una certa "piazza Roma", un tedesco che voleva andare a San Marco da Rio Marin).

È anche vero che girare a mezze maniche e con gli auricolari a mezzanotte non è un tipico atteggiamento da turista. Forse mi sto integrando

Comunque nel mio girovagare ho trovato un posto che non avevo più rivisto.



Il ponte sul quale mi sono accasciata, demoralizzata, la prima volta che sono stata a Venezia: cercavamo la stazione ormai da un’ora e mezza, girando in tondo, in balìa delle indicazioni dei tabaccai veneziani che continuavano a mandarci "diese minuti senpre drito". E finivamo invariabilmente davanti a un palazzo rosso, in canale, senza la minima idea di dove fosse il Nord.
E la cosa più bella è che, come cinque anni e mezzo fa, ci sono ancora i lavori in corso

Fanfulla da Lodi

Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, che paran gli uccelli,
Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, dall’umidità.

Il barone Fanfulla da Lodi,
condottiero di gran rinomanza,
fu condotto un bel giorno in istanza
da una donna dai facili amor.

Era vergine il prode Fanfulla,
ma alla vista di tanta maliarda
tirò fuori la casta alabarda
e con zelo si mise a giostrar.

Gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra, la guerra, la guerra;
gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra e vieni a goder!

E cavalca, cavalca, cavalca,
alla fine Fanfulla s’accascia;
lo risveglia la turpe bagascia:
"100 scudi mi devi donar!"

"Vaffancul, vaffancul, vaffanculo!"
le risponde Fanfulla incazzato:
"20 scudi io gia t’ho donato,
gli altri 80 li prendi nel cul!"

Evviva l’amor, evviva l’amor:
quando si fa la cacca, la cacca, la cacca,
Evviva l’amor, evviva l’amor:
quando si fa la cacca si sente l’odor.

Passa un giorno, due giorni, tre giorni,
a Fanfulla fa male l’uccello:
"Cos’è mai questo male novello
che natura mi vuole donar?"

Fu chiamato un dottore di grido
che gli disse: "mio caro Fanfulla,
qui bisogna amputare una palla
se di scolo non vuoi tu morir!"

Di Fanfulla l’orrido membro
fu deposto in una gelida bara;
cento vergin facevano a gara,
intonando codesta canzon:

"Facesti il fol, facesti il fol:
chiavasti senza guanto, senza guanto, senza guanto;
facesti il fol, facesti il fol:
chiavasti senza guanto e beccasti lo scol."

La morale di questa vicenda
assomiglia alla legge del Menga:
"chi l’ha preso nel cul se lo tenga,
se lo tenga fin dove gli sta!"

Di rimando alla legge del Menga,
contrapposta è la legge del Volga:
"chi l’ha preso nel cul se lo tolga,
e lo metta nel cul del vicin."

Ma in materia di scoli e banani
non c’è proprio mai nulla che tenga;
vige solo la legge del Menga
che a un dipresso si enuncia così:

"Chi l’ha nel cul, chi l’ha nel cul,
nel culo se lo tenga, se lo tenga, se lo tenga;
chi l’ha nel cul, chi l’ha nel cul,
nel culo se lo tenga, e lo tenga ben dur."


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