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Thursday, April 03, 2008 - ore 06:07


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
Agente assicurativo di morte

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, giovedì 3 aprile 2008

La reazione di quell’uomo “alquanto bizzarro” – come definì Adriano Solinas lo showman Pif – fu giudicata all’unanimità spropositata. Esagerata. Folle. Fu il gesto di un uomo terrorizzato d’essere colto per l’ennesima volta a vendere rate di morte al bancone di quel bar dal quale ama proporsi come paladino di notti giovani e affascinanti. Strana storia quella dello spritz a Padova: attorno ad un bicchiere ruota il ritmo di una vita che sempre più tende a smarrire i suoi colori di vivace fantasia. Dalle piazze del centro storico al Naviglio, dai bar del ghetto ai chioschi del Piovego, dal Campari all’Aperol abitano i sogni di chi decide che la tradizione non va mai in vacanza.
Costi quel che costi.
Ho ripensato a quell’uomo “alquanto bizzarro” mentre leggevo la Passione il Venerdì Santo: “E’ necessario che qualcuno muoia per il popolo”. Forse anche lì s’aspetta che qualche ragazzo ci rimetta la vita. Intristisce avvertire all’approssimarsi di ogni estate la solita toto - scommessa su chi gestirà un incasso di soldi troppo attraente per essere vagliato con occhi appassionati e appassionanti. Provo tristezza e rabbia ogni qual volta la mia città addormenta gli occhi delle sentinelle, anestetizza i sogni degli educatori, strozza gli sforzi di troppa gente onesta. Rimane avvolto nel mistero il buonismo di genitori sin troppo sbadati da accettare di perdere in una notte “brava” il sudore di mesi di logorante e motivato sudore. L’ignoranza non ha mai salvato nessuno, ma l’ignoranza di troppi genitori a proposito della droga e dell’alcool è pari alla sua diffusione. Forse non è questione di decentrare il fiume di alcool o lo spaccio di droga: è semplicemente questione di educazione.
Di dire: “se non vuoi rovinarti, non andare!”



Di certo non cambierà nulla nei mesi prossimi: quando mai s’usa la fantasia? Dentro le siepi se ne staranno ancora nascosti “talebani” inzuppati di stupefacenti e armati di catenacci da sganciare su coloro che disturbano il suicidio di massa. Forse quell’uomo “alquanto bizzarro” se ne starà ancora col cappello da cow-boy tra le mani ad intrattenere i pesci nel canale. Osservando le telecamere. E troppi preti staranno a commentare i lutti del lunedì mattina con la punta del naso bianca per la schiuma del cappuccino.
Ma per onestà intellettuale dovremmo avvertire almeno l’esigenza d’affiggere all’ingresso di quell’argine un cartello che rechi tale scritta: “Terra di nessuno”. Almeno ci laveremmo le mani completamente.
Nella speranza che almeno la droga sia tagliata bene.
Altrimenti son cavoli. Non canne!


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