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Saturday, April 12, 2008 - ore 15:49


Irvin Goffman.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qualche tempo fa, un simpatico signore di nome Irvin Goffman ha pubblicato un libro di sociologia intitolato "La vita quotidiana come rappresentazione".

Partiamo dal presupposto che la sociologia è un po’ una scienza del niente, nella quale ciascuno può dire la sua e nessuno può dargli torto. Un po’ come la filosofia. Solo che la filosofia si angustia in continuazione a cercare Il Vero con la "V" maiuscola, mentre la sociologia sorride sorniona ammettendo semplicemente che la mancanza di una verità assoluta è forse l’unica verità assoluta.

Ma torniamo a Goffman.

Nella sua opera demente, Irvin paragona la vita quotidiana a un palcoscenico, sul quale i personaggi si avvicendano con un copione più o meno preparato e, cosa più importante, indossando costantemente una maschera. Embè? Sai che novità... Tutti noi indossiamo maschere, in continuazione, e ne siamo ben consapevoli, non serviva certo un frociologo a ricordarcelo. Indossiamo una maschera la mattina, quando sorridiamo al barista che ci serve il cappuccino, anche se magari vorremmo mandare al diavolo il mondo intero; indossiamo una maschera quando siamo interrogati a scuola, la maschera dello studente studioso, a prescindere dalla quantità di studio che guida le nostre argomentazioni; ancora, indossiamo una maschera quando, al telefono, consoliamo amiche in lacrime con le parole più sentite, mentre magari ci togliamo le pellicine dalle dita. Siamo spesso su un palco e indossiamo spesso una maschera, e questo lo sappiamo. Quello che Irvin ci dice, però, è che noi siamo SEMPRE su un palco, e indossiamo SEMPRE una maschera.

Spiazzo.

"Ma come? Quando sono con i miei amici, io parlo di tutto! Sono me stesso! Non mento!"

"Ma come? Quando sono con il mio ragazzo, non c’è nulla che gli nasconderei."

"Ma come? Quando torno a casa da mia moglie e dai miei bambini, io mi spoglio di tutte le maschere che indosso durante il giorno!"

Eppure... Eppure Irvin dice di no. Le nostre maschere sono i nostri schemi comportamentali nei confronti delle altre persone, nulla toglie che essi possano essere più "artificiali" o più "spontanei". La nostra maschera è il nostro comportamento. E non è possibile "non comportarsi". Adottiamo sempre delle condotte, di fronte a qualsiasi persona. Prendiamo in considerazione tutti i momenti in cui, secondo noi, "non indossiamo delle maschere" e "siamo noi stessi".

Io cerco sempre di essere sincero con la mia ragazza, e non esiste niente che vorrei nasconderle. Certo però che se mi cade un sudden mattone sul piede, tendo a evitare accostamenti zoomorfi con le divinità come vorrei. Quella è una maschera.

Quando sono con i miei amici, al contrario, se mi garba posso farlo. Però tendenzialmente evito di sottolineare gli aspetti più sentimentali del mio carattere. Quella è una maschera.

Con i pompieri, senza essere particolarmente ipocrita in quello che dico, non parlo mai in italiano, ma sempre in dialetto, qualsiasi sia il topic. Quella è una maschera.

E così via. Le maschere ci sono sempre.

Ma come? E dietro la maschera, che c’è?

Non esiste un dietro alla maschera. Non esiste un "vero io", niente volto dietro alla maschera. Casomai un attaccapanni, a cui stanno appese le varie maschere che di volta in volta decidiamo di far vedere.

Tutto questo per dire cosa?

Tutto questo per dire che, sempre secondo Irvin, le parole "essere" e "apparire" non hanno significato. O meglio, non hanno alcuna differenza tra loro, in quanto l’apparire è l’unico essere che andiamo cercando. Quindi, quando anche riuscissimo a scalzare una palese crosta artificiale di conformismo dalla faccia di una persona, magari da noi giudicata "vuota", non ci illudiamo di trovare "la verità". Troviamo un’altra maschera, che può piacerci o meno. Irvin, in sostanza, dice che i successi tra le interazioni sociali si basano sulla compatibilità o meno delle maschere che si indossano nel momento di compresenza. La regola sembra essere questa.

E ora veniamo a me. Io non ho scritto tutta questa pappardella per dar ragione a Goffman. Ma credo che questo tizio, come tanti altri tizi, possa aiutare a riflettere su alcune cosette. Chi mi conosce sa che difficilmente do ragione a qualcosa o qualcuno. Può essere. Dipende dai punti di vista. Non serve dar ragione a Goffman per vivere meglio, quanto serve invece porsi la domanda su quale sia il motivo, quasi sempre da ricercare nel contesto sociale, per cui una persona sta indossando una maschera che non ci piace proprio per niente. Nessuna risposta. Solo tante domande.

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