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Monday, April 14, 2008 - ore 13:42
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi (prima avevo scritto ieri ma in effetti lho postato oggi quindi è oggi, cioè stamattina), al lavoro, ho fatto un errore.
Di per sè nulla di grave, o di insolito: si tratta di un giorno di ritardo su una consegna formale che verrà probabilmente dimenticata in un angolo ma, come in ogni posto di lavoro, la merda tira a scendere verso il basso e, accortosi che non avevo pronto il materiale, il capo è venuto a farmi la scenetta di rimprovero.
Le scenette di rimprovero del mio capo sono a modo loro divertenti: l’unica risposta ragionevole sarebbe tirargli un pugno e dirgli "tientelo te questo lavoro da subnormali" (ricordiamo che per essere commercialsita non è necessario essere un imbecille, ma sicuramente aiuta) mentre ti alzi lasciando dietro di te una scia di fuoco che divora l’ufficio; ma un po’ per mancanza di palle, un po’ perchè pensi alle numerose gatte che devi sfamare, cioè un cane, ti sorbisci un teatrino il cui copione è ormai solidamente codificato. E che funziona più o meno così:
- Capo (in tono accusatorio/lamentoso, arriva alle spalle a balzelloni per manifestare irritazione): Perchè non hai fatto/detto/telefonato/stampato questo?
- Io (preso alla sprovvista, stavo pensando in effetti a quanto Eugenio Finardi porti marchiati addosso gli anni settanta mentre le mie mani volavano sulla tastiera per i fatti loro): ... ehm ...
- Capo (incalzando): Eppure ti avevo detto che era urgente! Rovina e siccità su di noi per causa tua! Perchè non lo hai fatto? Eh?
[Nota - Secondo il manuale "Come trasformare il tuo ufficio nel comma 22", nessuna risposta è accettabile: sono inutili sia motivazioni sensate (ho fatto cose più urgenti), sia scuse generiche. L’assenza di risposta è già una risposta, pertanto è inaccettabile. La scenetta non ha nessun altro scopo che quello di sottometterti e di farti sentire in colpa, ché tu non ti permetta di pensare col tuo cervello. Per certi versi può essere addirittura rassicurante, perchè ti solleva da qualunque responsabilità reale che comunque sai da tempo che non ti daranno MAI. Devi solo sentirti un po’ una cacca e stringere i denti, poi potrai tornare al vuoto pneumatico in cui vivi da mesi]
- Io vent’anni anni fa avrei detto questo: Ehm... Ma io... Cioè... Nun zo (occhi bassi sul pianeta terra) ...Cugia...
Ma queste scenette me le sorbisco da anni, e ormai mi fanno solo venire il latte ai maroni. Ho dovuto improvvisare: dopo il primo "Ehm", e accortomi che l’altro aveva preso l’osso e non intendeva mollarlo, ho atteso un secondo e ho detto "Ah, devo dire ancora qualcosa? MI DISPIAAAACEEEE, scusa ti preeeeeeeeeeego!" (muovendo le braccia e inchinandomi nel gesto della preghiera musulmana). Devo averlo preso alla sprovvista perchè l’ho visto ridere e ha mollato la presa, però adesso mi si presenta un problema per la prossima volta. Che diavolo mi invento per rimandare le sue stronzate al mittente, tenendo presente che il rilancio non deve essere così alto da non permettermi di riscuotere il prossimo stipendio?
Presso i giapponesi - almeno a credere a ciò che c’era scritto in "Sol Levante" - la gestione degli errori sul lavoro funziona esattamente allo stesso modo: il sottoposto emette fonemi che finiscono in à o in mass (kamascugià! nafasomass!) mentre il capo lo incalza con parole in ò o in è (sinustontò! ruinattè), mantenendo un fiero cipiglio mentre incombe sul reprimendo. Ma ho paura che se mi metto a sibilare in pseudogiapponese l’altro non riesca a rispondere a tono.
E ora il dibattito: dalle vostre parti come si chiede scusa? Avete anche voi dei capi a cui non frega un cazzo se siete bravi o meno, tanto a loro servono solo degli schiavi semilobotomizzati su cui esercitare la briciolina di potere? O addirittura siete capi che usano questi trucchetti? E come gestite le situazioni di crisi? Serve a qualcosa comportarsi come la madre ebrea in un film di woody allen? In tal caso, potreste dire a Woody che la coreana è un cesso e che i suoi film sono una merda peggio dell’altra almeno dai tempi di "Io e Annie?".
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