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Wednesday, April 16, 2008 - ore 17:06
oggi lezione di.....
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Le lesioni delle armi da taglio, o punta in taglio, come in seguito meglio spiegato, sono tra quelle di più comune riscontro nei delitti contro la persona e contro la vita. Il motivo è intuibile alla nostra osservazione quotidiana: un coltello può essere reperito molto facilmente, rispetto un’arma da fuoco, basta dare un’occhiata alla cucina.
Gli strumenti taglienti sono provvisti in genere da sezione triangolare con uno spigolo affilato, e in questo caso vengono definiti taglienti tipici (ad esempio, coltelli, lamette da barba). Ma la lesione da taglio può essere provocata anche da taglienti atipici, come frammenti di vetro, lamiere di metallo, ecc.
Tuttavia per ogni oggetto sopra elencato, l’azione è comune: si produce una soluzione completa dei tessuti, applicando due azioni:
1. la pressione , che permette alla lama di penetrare nel tessuto;
2. lo scorrimento, che permette alla lama di avanzare lungo il taglio.
Ed ora un esempio pratico sulla diagnosi medico-legale delle ferite, nella differenziazione tra omicidio e suicidio.
Lo scannamento è il taglio del collo che causa in profondità la lesione delle vie respiratorie, dei vasi, dei nervi, dell’esofago.
Nell’omicidio il taglio è di solito in basso e la ferita è orizzontale e profonda, quando unica; se molteplice, le lesioni non sono mai parallele ed hanno varia profondità. Inoltre, in caso di omicidio sono in genere presenti ferite da difesa, come quelle riscontrate nel palmo delle mani (difesa attiva, con la vittima che tenta di afferrare la lama), sul dorso delle mani (difesa passiva, con la vittima che tenta di parere i colpi), sulle spalle o altre parti del corpo (difesa da schivamento).
Nel suicidio, il taglio è in posizione più alta e la ferita è di solito accompagnata da tagli di prova inferti poco prima, paralleli e superficiali.
Schematicamente, le lesioni prodotte da un’arma da taglio possono suddividersi in:
1. abrasioni: come accade quando ci si rade e si asporta l’epidermide e strati superficiali del derma sottostante;
2. ferite lineari: quando la lama penetra nei tessuti in modo perpendicolare alla cute, creando una lesione rettilinea (ad esempio nel tronco) o curvilinea (ad esempio nel braccio o nel collo);
3. ferite a lembo: quando la lama agisce in direzione obliqua rispetto alla cute, formando così un lembo a sezione triangolare;
4. ferite mutilanti: quando la lama, con prevalente azione di pressione, ma anche di scorrimento, provoca il distacco completo dei tessuti, di solito parti molli sporgenti come le orecchie.
.....perché oggi è così. Baci e abbracci e ciao. Prendete appunti.
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