Un aereo costato milioni di euro. Tre persone in procinto di salire a bordo, una delle quali è Miuccia Prada proprietaria dell’omonima casa di moda, nota icona veltroniana. Infine un poveraccio sdraiato a terra con funzioni di gradino, dato che la scaletta è troppo corta per consentire facile accesso al jet. Un’immagine così non s’era mai vista se non nei film di Fantozzi. Un essere umano ridotto peggio che in schiavitù e usato come cosa dove mettere i piedi, e un grandissimo stronzo incurante dell’umiliazione che gli infligge.
Tante volte abbiamo scritto che se certi ricchi vanno con i comunisti c’è qualcosa che non va nei ricchi o qualcosa che non va nei comunisti. E l’istantanea che vi offriamo in prima pagina e la sequenza all’interno (pubblicata dal settimanale Chi diretto da Signorini) ne sono la triste prova. Personalmente quando ho visto il servizio non credevo ai miei occhi. Pensavo ad uno scherzo, un fotomontaggio. E invece il direttore del periodico mi ha garantito essere la riproduzione di quanto accaduto. Mi auguro che qualcuno si vergogni di dichiarare (in ogni occasione) di simpatizzare per la sinistra, magari convinto di apparire chic, e di comportarsi da negriero d’altri tempi in spregio di qualsiasi elementare norma etica.
Ignoriamo l’identità del "gradino vivente"; gli abbiamo coperto il volto per salvarne la dignità già violata. E a chi si è stupito della débàcle di Veltroni diciamo che se la sinistra è incarnata anche da personaggi come questi, gli elettori hanno tutte le ragioni per non riconoscersi in essa. Lo spettacolo indecente della verità rende superflui altri commenti.
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I soli sconvolti dal successo di Bossi sono i politici d’apparato, quelli stanziali di Roma e che hanno una visione distorta e incompleta del quadro nazionale. Idem i giornalisti, i notisti politici, i quali scrivono per il Palazzo, per i loro colleghi; e scrivono di cose che non sanno; ascoltano i leader, vanno per salotti, se entrano in un bar non si abbassano a conversare con gli avventori; se ne fregano, pensano a soddisfare il direttore, l’editore, tutti tranne i lettori.
Sicché politica e informazione rispetto al popolo sono distanti anni luce, in una separatezza ambientale e mentale che impedisce comunicazioni con l’estemo. Poi si meravigliano dinanzi all’exploit del Carroccio e ne danno spiegazioni puerili, accusando il movimento e i suoi aderenti di xenofobia e razzismo. Quando si sforzano blaterano di voto di protesta, oggi come ieri. Ma quale protesta? Se la Lega raggiunge in città grandi i 130 per cento, come si fa a dire: è solo lo sfogo di gente incazzata?
La questione è assai diversa. Siamo in presenza non di un cataclisma ma di un mutamento arrivato a maturazione non all’improvviso. Ne andavano colti i segnali ma non sono stati colti da nessuno eccetto Bossi e Berlusconi che hanno sempre l’orecchio teso e intercettano ogni voce decriptaridone i messaggi fondamentali. Bossi si è concentrato al Nord di cui è paladino. Berlusconi ha dovuto spaziare per ovvie ragioni in tutto il Paese. E Fini si è trascinato appresso gli italiani che costituiscono l’ossatura del tradizionalismo. Un mix ideale per vincere.
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È finita un’epoca e chi non se n’è accorto perde terreno. Non è impressionante che i comunisti dell’Arcobaleno siano stati esclusi adesso dalle istituzioni; semmai è impressionante che ci fossero fino a una settimana fa. E non c’è da rompersi il capo per dare un senso alla catastrofe del Pd. Il quale, essendo rappresentato da ex comunisti rivestiti, travestiti, riverniciati e accessoriati Prada, non può andare lontano.
Chi si fida di quelli che hanno sventolato la bandiera rossa e creduto nella falce e martello sino all’abbattimento del muro di Berlino e oltre?