Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, April 18, 2008 - ore 10:06
Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lo so che non faccio una buona impressione al primo assaggio: sono come la salsa di soia. Non capisci se è dolce o salata, non sai se ti rovina il sushi o se ci da un sapore in più. Piace, non piace, la si adora o la si odia. E alla fine mica piace a tutti eh, la salsa di soia. Ma quelli a cui piace poi la vogliono sempre. Eh, la salsa di soia.
Do il meglio di me sulla lunga distanza, all’inizio la mia timidezza trova sfogo in battute scontate e fuori luogo, e parole che trasbordano come argini di un fiume in piena. A chi piacciono gli argini che traboccano? A nessuno, gli argini non devono traboccare, a meno che tu non sia un monologhista a teatro. E io non lo sono. Le parole mi escono a caso dalla bocca quando sono nervosa e voglio assolutamente piacere. E finisce che ci faccio una figura pessima, altro che. E la maturità ancor mi sfugge. Non mi so presentare, ecco cosa. Sbaglio approccio. Ma si migliora sbagliando e provando. Almeno io so cambiare idea.
Non è una cosa di cui vado fiera, me ne rendo conto e non so controllarmi. Faccio quasi sempre una brutta impressione all’inizio. Poi, un po’ alla volta, a chi ha voglia di capire io le cose le so spiegare, eccome. Allora viene fuori che non sono proprio malissimo, che so essere moderata, che so contenermi, che sono una persona normale. Con i normali disturbi che una persona deve avere per essere normale. Altrimenti che normalità piatta sarebbe.
Vorrei essere un cartone animato, oggi, anzi no, un fumetto di quelli che hanno le letterine sopra la testa, e i cerchi crescenti che salgono verso alto. I pensieri stanno lì dentro, quelli che lo sa solo lui cosa sta pensando, e nessun altro. E vorrei leggere cosa c’è scritto sulla nuvoletta che ho sopra la testa io. Almeno capirci qualcosa. A meno che in quel fumetto non ci siano teschietti vortici stelline e serie di linee ondulate, come quando Paperino si infuria con qualcuno, o con sé stesso, alla fine.
In bocca al lupo. Te li controllo io quei due matti, adesso. Lo spocchioso e quello coi pantaloni strappati. Ci penso io a loro, promesso. Sono contenta per te. Ma non è giusto che te ne vai proprio adesso.
Chi mi abbraccia? Mi tocca chiederlo. Per la gente è così difficile abbracciare qualcuno. Eppure è un gesto così semplice. Facile e veloce, come dico io.
E’ difficile, in certi giorni, scrivere il blog. Vorresti che qualcuno lo leggesse, ma qualcuno no. Ma scrivere post privati non ha senso, è un blog pubblico. E allora scrivi cose che capisci solo tu.
Ma non rispondi alle domande che ti fai.
Questo è un post in capitoli. Il primo si chiama Salsa di soia. Il secondo L’ultima cena, il terzo Free Hugs e l’ultimo... Beh, l’ultimo è un casino.