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Sunday, April 20, 2008 - ore 14:06
BUON SANGUE
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse
al grande eroe e ai suoi uomini faceva pranzi e cene
anche a lui fu dato lordine che non ascoltasse
passando da quellisola il canto delle sirene.
Ma lui si addormentò e non si mise la cera
e quando si svegliò credette di avere sognato,
ma invece lesperienza era stata vera:
quel canto misterioso lui laveva ascoltato
e misteriosamente anche dimenticato.
Restò dentro di lui quel richiamo del vuoto
che hanno tutti gli uomini che hanno vissuto
un tuffo inconsapevole nellassoluto.
Da lui ho imparato a vivere la realtà come un sogno
e i sogni come fossero una cosa reale,
a vivere ogni viaggio come fosse un ritorno
e che anche i grandi eroi han bisogno di mangiare.
oh, buon sangue non mente, la la la la la
io son di tutta la gente diretto discendente.
Tra i miei antenati più illustri cè un tale Caino,
fondò la prima città e fu il primo assassino.
Una domanda isanguinava il suo cuore e cervello.
perchè quella mattina Dio preferì mio fratello?
Ma nei giorni più cupi, nei momenti più bui,
lui sentiva che invece il più amato era lui
e come segno di amore gli era stato concesso
il dolore e la colpa per il male commesso.
Un parente tra i più antichi era un manovale
nel cantiere della grande Torre di Babele.
Il progetto nellinsieme non lo conosceva,
ma mattone su mattone la Torre cresceva.
ad un certo punto con i soldi del salario
pensò bene di comprarsi un vocabolario:
inglese, spagnolo, turco, arabo, giapponese,
xxxxxxx, italiano, greco, indo, russo, portoghese.
Quel dizionario in qualche modo è nelle mie mani,
ma è sempre complicato capire gli umani.
Una mia ava era una donna alta un metro e dieci,
frequentava romani, galli, egizi e greci.
il suo corpo era piccino, ma pieno di calore,
sottomise tutti quanti, anche un imperatore.
Dalla mia ava ho imparato che non cè potere,
che resista allarte buona di dare piacere.
Nel mio albero genealogico quasi alla radice
cè una donna di Bretagna che faceva lattrice,
ma siccome solo i maschi lo potevano fare,
recitava di essere un uomo per recitare
cardinale, puttana, mendicante, musa,
la platea di fronte a lei non era mai delusa.
Da quella donna ho imparato che lidentità
ha una maschera e la maschera dà libertà.
Puoi cambiare faccia, parte, umore e sesso,
nel frattempo camminare di fianco a te stesso.
Ricapitolando a caso tra i miei antenati,
cera uno che è vissuto al tempo dei crociati.
Fabbricava poi vendeva cinture di castità
era il garante tecnico della fedeltà.
E quando i cavalieri andavano a imbarcarsi in nave,
non sapevano che lui aveva la doppia chiave.
Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso
e che tra guerra e religione cha ragione il sesso.
Un mio antenato visse al tempo di Savonarola,
ascoltava i suoi anatemi parola per parola.
Ammirava nei suoi occhi quella luce interiore
che hanno gli uomini di fede, di forza, rigore.
Poi però quando tornava a casa dopo i sermoni,
passava piazza della Signoria, via Tornabuoni,
le botteghe degli artisti, bordelli, mercati:
si sentiva a suo agio tra i condannati.
Lo zio di un mio trisnonno suonava il violino,
il suo sogno era di essere un grande virtuoso.
Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino,
lasciò perdere il violino divenne triste e geloso.
Dopo un sacco di anni che stavano insieme,
quando aveva rinunciato al suo sogno di artista,
lei se ne andò via con i profumi e le creme
e si mise con uno che faceva il violinista.
Mi insegnò che rinunciare allambizione è sbagliato,
che poi la dea si vendica se chai rinunciato.
Cera un matto che faceva sculture di vento,
si fermavano a guardarlo quando in movimento
modellava ogni dettaglio della sua opera darte
dopo un po la fissava seduto in disparte.
quasi sempre scontento del suo risultato
con un soffio distruggeva quel che aveva creato.
E la sera la gente a casa ritornava,
con scolpito negli occhi il matto che danzava.
Mentre lui andava a letto sempre insoddisfatto,
proprio come un uomo, proprio come un matto.
Tra i parenti più lontani cè un bestemmiatore
ce laveva con Dio che gli era debitore
di favole raccontate prima di mettersi a letto
di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto.
Lui era nato senza motivo apparente,
tranne quello di diventar delinquente.
Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto
e divenne un cittadino corretto.
Un mio nonno combatteva le battaglie di Troia,
un altro faceva laiutante del boia.
Ce nera uno contadino, unaltra ballerina,
uno morì di vecchiaia, uno di ghiottina.
Da tutti questi ho imparato la più grande lezione.
niente accade due volte e per questa ragione
si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione.
JOVANOTTI
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