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ORA VORREI TANTO...



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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
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4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

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1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
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Wednesday, April 23, 2008 - ore 13:06


Perchè non voglio più fare il giornalista
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ecco, qui sotto se avete pazienza troverete uno spaccato di come funziona TUTTO il giornalismo in Italia. Alla faccia della professionalità e dell’indipendenza. Se volete sapere cosa si legge nei giornali, vi consiglio di prendervi 10 minuti e leggervi questi testi.

Atto 1: Articolo mio uscito domenica sul Giornale di Vicenza


L’INAUGURAZIONE. Tre piani di mostra-fiera di creazioni da ammirare, nate dalle mani dei maestri vicentini

“ViArt”, aperto il museo delle opere d’artigianato

di Riccardo Maggiolo

Non c’è bisogno di andare a scomodare l’etimologia latina, lo si sente anche dal suono: arte e artigianato hanno molto in comune. Anzi, qualcuno addirittura sostiene che siano la stessa cosa. Dunque se esistono le mostre d’arte, perché non può esistere anche una mostra dell’artigianato? Da ieri Vicenza ne ha una. Si chiama ViArt, ed è stata inaugurata ufficialmente ieri pomeriggio nella sua sede di Palazzo di Monte di Pietà, a due passi da Piazza dei Signori. È la prima nel suo genere in Italia, se si considera l’artigianato contemporaneo.
A metà via tra una mostra, una fiera, e un museo, ViArt raccoglie in 550 metri quadri le opere di 26 aziende dell’artigianato vicentino, severamente selezionate tra quelle di maggiore qualità. Divisa in tre livelli, conduce il visitatore attraverso i materiali - legno, oro, ferro battuto, pietra, carta, tessuto - e le epoche (dai romani ai giorni nostri) che hanno formato la tradizione artigiana della città del Palladio. Ognuno dei tre piani è dedicato ad un diverso componenti della cultura artigiana: il garzone, il lavorante e il maestro. La mostra si rinnoverà ogni quattro mesi, e oggi è aperta gratuitamente al pubblico. Da domani, invece, biglietti a partire da due euro.
A tagliare il nastro ieri pomeriggio c’era anche la candidata sindaco on. Lia Sartori. Ma a seguire il progetto fin dalle sue origini è stata la precedente giunta, e in particolare l’assessore uscente al turismo Pietro Magaddino, che già dal mattino passeggiava tra le opere in mostra e commentava così: «Credo che la giunta Hüllweck possa vantare almeno dieci grandi risultati: tra i primi di questi metterei sicuramente l’inaugurazione di ViArt. Ci sono voluti quattro anni e 5 milioni di euro, ma alla fine il risultato è arrivato e, per quanto mi riguarda, è anche superiore alle aspettative. La speranza è quella di creare un punto di incontro tra imprese artigiane e il pubblico. Uno spazio e una visibilità che in passato non sempre è stato loro garantito».
Una soddisfazione, quella dell’assessore, che viene però velata da un piccolo rimpianto: «Non voglio far polemica, ma mi spiace che l’ex Giunta non possa avere un suo rappresentate alla presentazione ufficiale di questo pomeriggio, e ricevere così la giusta soddisfazione per il lavoro svolto. D’altronde lo sapevamo che sarebbe andata così, visto il prossimo avvicendamento di giunta. Se avessi voluto usare questa mostra come “spot" elettorale avrei potuto forzare un po’ i tempi e inaugurarla un mese fa, ma ho preferito lasciare tutto il tempo perché il progetto fosse completato al meglio».
E tra chi ha partecipato al completamento della mostra c’è anche Monica Amari, docente di cultural planning al Politecnico di Milano, che però per ViArt preferisce un’altra definizione: «Museo. Perché non chiamarlo così? D’altronde ospita prodotti eccelsi. In passato non c’era questa distinzione “artificiosa" che facciamo noi tra artigianato e arte. Non è un caso che Andrea Palladio fosse uno scalpellino: nei secoli passati gli artisti erano prima di tutto artigiani. All’estero questo lo capiscono meglio di noi: ogni Paese ha il suo museo nazionale di arti decorative. Dobbiamo ritornare a quel cammino che il nostro Paese ha interrotto con la chiusura negli anni venti dei “Regi Musei artistici industriali". Questo di ViArt mi sembra un eccellente punto di partenza per recuperare quel tipo di cultura».
«Questo progetto dimostra quanto bene si possa fare a Vicenza quando si lavora in sinergia», conclude Magaddino.

Atto 2: lettera indirizzata a me ma spedita al direttore del Giornale di Vicenza


Gentile sig. Riccardo, le scrivo in merito all’’articolo che lei ha realizzato domenica scorsa sull’’apertura del nuovo Museo dell’’Artigianato Artistico ViArt. Preferisco scriverle riservatamente (sperando che questa mail la raggiunga), perchè non intendo entrare in polemica con una lettera al Direttore da pubblicare sul giornale. Mi rivolgo alla sua sensibilità di professionista che ha l’’obiettivo di informare sempre correttamente i propri lettori. Nell’’articolo sopracitato vi erano omissioni e inesattezze che sinceramente ci hanno infastidito parecchio, soprattutto in considerazione del gran lavoro che il nostro Studio ha fatto per il Museo ViArt. Noi siamo infatti la Ditta Y di Vicenza che ha avuto l’’incarico da parte di ViArt di ideare e realizzare il percorso espositivo e inoltre, cosa più importante, di visionare e selezionare le opere da esporre. Compito oneroso che è stato svolto in maniera egregia. La conferma ci è stata data dall’’affluenza straordinaria che ha avuto il Museo nella giornata di domenica (più di 1000 presenze) e dall’’approvazione dei responsabili della struttura. (Un successo così importante meriterebbe un altro articolo). Ora del nostro lavoro e del nostro compito nulla è stato riportato. Eppure nella mattinata di sabato lei aveva avuto la possibilità di colloquiare con la dottoressa Federica Preto, responsabile della nostra struttura per l’’allestimento e per la scelta delle opere, ma ha preferito liquidarla, sinceramente in modo non molto educato, preferendo parlare con l’’assessore Magaddino. Il commento dell’’assessore è sicuramente importante e molto si deve a lui se il museo è ora in funzione, ma allo stesso tempo molto si deve alla ditta Y se è risultato, come dice lo stesso Magaddino, molto al di sopra delle aspettative. La dottoressa Federica Preto, anche se ha un aspetto giovanile e magari si è presentata in tuta da lavoro perchè stava ultimando l’’allestimento, è insegnante all’’Università di Architettura di Venezia; lei, però, nell’’articolo ha preferito citare solo la dottoressa Monica Amari, forse perchè è rimasto impressionato dal fatto che insegni al Politecnico di Milano. Inoltre, cosa ancora più grave, la dottoressa non ha per niente collaborato all’’allestimento, come erroneamente da lei riportato, ma è stata semplicemente invitata solo per l’’inaugurazione. Mi è sembrato giusto scriverle queste precisazioni a suo vantaggio personale perchè nell’’articolo di domenica, a nostro avviso, non ha svolto nel migliore dei modi, involontariamente ne sono sicuro, il suo ruolo di giornalista e reporter.
La ringrazio e la saluto cordialmente.



Atto 3: La redazione reagisce


Mi chiama il caporedattore e, dopo una strigliata, mi invita a fare un pezzo "riparatore" in cui si parli dell’ottimo lavoro svolto dalla Fabrica Lumiere.

Mi adeguo, ma rispondo a Viero con questa lettera:

Caro signor X,

ho letto la sua mail. Nell’assoluto rispetto delle sue idee, mi permetta di esprimere liberamente la mia opinione. Nell’osservanza di quel che è vero ed equilibrato, è mia - e non solo mia - assoluta convinzione che sia il giornalista a decidere cosa va citato in un proprio articolo e cosa no, a seconda di ciò che egli reputa come di maggior interesse e utilità per il lettore. E’ una scelta dettata dalla necessità di sintesi che la carta stampata impone, e fa parte delle competenze professionali che dovrebbe avere ogni giornalista. Può consultare qualsiasi legislazione o libro di testo: il giornalista non è mai tenuto a dare tutte le informazioni che ha in possesso, a meno che, occultandole, non contribuisca a dare un’informazione fuorviante. Mi sbaglierò, ma non credo che citare il buon lavoro svolto dalla sua ditta all’interno di ViArt fosse un particolare essenziale per la cronaca giornalistica dell’evento, come sembra invece far intendere lei. Se fosse così, ogni volta che si dovrebbe fare un articolo su una mostra - per esempio - bisognerebbe necessariamente citare l’ottimo lavoro e congratularsi compiutamente con ogni persona che ne ha preso parte. Con questa visione delle cose, ogni articolo diventerebbe una specie di contenitore di ringraziamenti ed encomi, come i titoli di coda di un film. Anzi, avrei forse dovuto anche citare, alla pari vostra, l’azienda che tiene puliti i pavimenti. Sono certo che capisce bene che QUESTO avrebbe significato per me non fare bene il mio lavoro.

Detto questo, sappia che con una decisione che io reputo assai deprecabile il Giornale di Vicenza ha deciso di accontentarvi e di far uscire un articolo "riparatore". Sono certo che un pezzo in cui si esalteranno le eccellenti competenze messe in campo dalla vostra ditta nell’allestimento di ViArt risulterà di grande interesse e pubblica utilità per i nostri lettori. Certamente più di sapere che un assessore comunale uscente - che pure ha seguito e fatto crescere il progetto fin dall’inizio - si mette in velata polemica con un candidato alla poltrona di sindaco. Sono davvero convinto che, da un articolo siffatto, i lettori ne trarranno un grande beneficio; forse anche superiore a quello che riceverà in pubblicità la sua ditta. Grazie al suo contributo e all’articolo di prossima uscita certamente il libero giornalismo italiano - che qualcuno ancora pensa possa essere indipendente - riuscirà a crescere e svilupparsi ancora più.

Distinti saluti.

Riccardo Maggiolo

P.S. Per quanto riguarda la dott.ssa Amari: se è vero che non ha collaborato allo sviluppo di ViArt, ammetto di aver commesso un’inesattezza. Inesattezza che però mi è stata indotta dalla signora Preto, che così me l’ha presentata, come testimoniano i miei appunti. Sul fatto che poi io abbia reputato più interessante quello che mi ha detto la signora Amari rispetto a quanto riferitomi dalla Preto, le ripeto che è una mia legittima scelta professionale, che civilmente lei dovrebbe rispettare. Così come io rispetto il suo lavoro.




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Leonida, 23 anni
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