World Trade Center, 11 settembre 2001: il giorno divenuto emblema della sconfitta dell’umanità. Da quella volta di ogni sconfitta. Il giorno più nero: non per tutti. Quattro giorni più tardi, il 15 settembre 2001 (che per lui rimarrà più triste dell’11) sulla pista di Lausitzring, alle porte di Dresda (Germania), divenne polvere la storia di uno sportivo: Alessandro Zanardi.
Quando la luce si riaccese, trovò un corpo mutilato.
Ma non arreso.

Oggi alla partenza della maratona di Padova, scortato dalla sua handybike, ci sarà un atleta rinato. Ringiovanito. Irrobustito: nel cuore, nel fisico, nell’anima. Non fosse altro che per l’amicizia che ci lega, stamattina ho pregato per lui a messa. E, nel silenzio di un’alba impreziosita dall’Eucaristia, ho rivisto
Filippide partire da Maratona ed arrivare ad Atene gridando:
“Rallegratevi, abbiamo vinto!” La prima maratona della storia. Il primo grido di gioia, di sudore, di passione. Sarà Alex il Filippide della giornata: correrà, faticherà, piangerà. Stringerà i denti, cancellerà il dolore, accenderà la passione per portare in Prato della Valle la sua certezza:
“Quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita. Che fantastica storia è la vita!” (A. Venditti).
Perché vivere “tre metri sopra il cielo?” Che vigliaccheria! Lassù ci vivono gli esuli, coloro che rimpiangono la pentole piene di cipolle in Egitto, coloro per i quali è meglio subire la storia piuttosto che correre il rischio di scriverla, per cui è meglio arrendersi che combattere, dormire appisolati piuttosto che rischiare di imparare a volare!
“Venite e vedrete” (Gv 1,35-44). Cristo non offre sconti, soluzioni veloci, prestiti bancari: la concorrenza non l’ha mai sofferta quell’Uomo! Lassù perché ci fa paura la Bellezza, proviamo paura quando vediamo il mare in tempesta o il firmamento nelle notti d’agosto, il colore dei fiori che spuntano nei crepacci o l’incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi che si torcono nella bufera o lo splendore degli occhi di una donna… Ci fa paura annunciare la bellezza di Dio su tutta l‘arcata della cattedrale dell’universo!
Ci fa paura ripeterci che per fare il tavolo ci vuole il legno; per fare il legno ci vuole l’albero; per fare l’albero ci vuole il seme; per fare il seme ci vuole il frutto; per fare il frutto ci vuole il fiore. Per fare il tavolo ci vuole un fiore. E il fiore è il simbolo della bellezza. Della vita. Della ri-partenza!
La vita t’ha spezzato le gambe? C’è sempre una bici a disposizione.
Per chi ha voglia di risorgere!