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lunedì 28 aprile 2008 - ore 00:10


La Parola di Dio della domenica
(categoria: " Riflessioni ")


STAR CUP - PERUGIA 2008
Polvere. Incontri. Provocazioni

de "La Carovana di Emmaus"


"Perugia - Una partecipazione inaspettata. Più di quattrocento ragazzi - dai 14 ai 18 anni - hanno partecipato all’incontro con Don Marco Pozza all’interno dell’affascinante cornice della Star Cup 2008 organizzata con encomiabile fantasia dalla Pastorale Giovanile della Diocesi di Perugia. Invitato personalmente dall’Arcivescovo Mons. Chiaretti, don Marco ha dialogato in maniera spettacolare e provocatoria (com’è nel suo stile) con i ragazzi per un’ora e mezza in una palestra gremita all’inverosimile. "Stiamo facendo qualcosa di stra-ordinario:- ha rassicurato il sacerdote ad una platea ammutolita e commossa - stiamo dimostrando che Maria de Filippi e il Maurizio Costanzo Shock non conoscono per nulla il mondo dei ragazzi! Altrimenti non sarebbero così banali nelle loro proposte". Un viaggio tra le nuove cattedrali dei ragazzi, la sfida della giovinezza, il rischio della virtualità, l’attualità di Cristo e la battaglia Verità-Menzogna sono stati alcuni dei passaggi colti nel suo discorrere appassionato e coinvolgente.
Un’ovazione da brivido ha accolto la sua conclusione - costruita ad arte sulle note della canzone Che fantastica storia è la vita di Venditti - quando sul maxi schermo compariva il volto di Giovanni Paolo II: "L’uomo che mi ha parlato di Cristo con uno sguardo" - ha concluso il prete vicentino.
Difficile intuire da dove provenga tutta quella grinta, voglia di vivere e passione per Cristo. Di certo, vedendo i volti dei ragazzi (che dopo un’ora e mezza non ne volevano sapere di alzarsi), quel giovane prete s’è dimostrato ancora una volta un grande comunicatore.
Per conto di un Dio Spettacolare!"








Pubblichiamo una delle email arrivata alla nostra redazione ieri.

"Ciao don Marco. Non so se ti ricordi di me. Sono quel ragazzo con i capelli a spazzola che, prima di entrare in palestra, ti ha raccomandato di fare presto. (...) Che ti devo dire? Dopo un’ora e mezza mi sembrava di essere appena entrato. Perchè non hai continuato a parlare? E’ la prima volta che nessuno apriva bocca.
Ma come fai a parlare così? Si vede che sei un prete felice!
Ti abbraccio. Ho sentito che a giugno ritorni: ti voglio far conoscere i miei amici. Preparati: non sono nemmeno battezzati.
Ma forse sarà ancora più bello vedere come parlerai loro di Dio.
Sei forte, don! Michele"


VI^ DOMENICA DI PASQUA
Smettila con quella testina inclinata, per favore!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

(Vangelo di Giovanni cap. 14 vv 15-21)

di don Marco Pozza

“Caro diario, ieri due frasi mi hanno messo in crisi. Mia sorella più grande, durante un litigio, mi ha urlato: “Cresci, và, che è meglio!” E l’Anto, una mia amica, mi ha rivolto questa domanda a bruciapelo: “Ma tu sei felice?”. Ho letto che in Messico esiste un anfibio che, a differenza di tutti gli altri animali, decide lui se e quando diventare grande. Mentre un girino si trasforma automaticamente in rana, questo animaletto può scegliere di rimanere girino per tutta la vita. Può fare tutte le cose degli adulti, però non crescere mai. Io a volte sono contenta, ma non posso dire d’essere felice. Forse sono un po’ come quell’animaletto: un girino perenne. Vorrei cominciare a crescere. Caro diario, hai qualche ricetta?”


A Filippo di Betsaida la sicurezza del cenacolo stava stretta. O, meglio, diciamo che la sacrestia non era l’habitat che sognava negli ultimi anni. Domenica scorsa s’inventò quella strana domanda. Strana, ma semplice e spontanea. Quasi tenera: “Maestro, mostraci il Padre e ci basta!”. Poca cosa, secondo Lui. Il tempo di sentir tornare la risposta – “Chi ha visto me ha visto il Padre" – e intuisce che il momento è arrivato. I sandali vanno allacciati, le paure messe in tasca, i sogni spalancati perché salgano sulle ali del tempo. Parte, Filippo. Ed è un successo. Le strade della Samaria lo applaudono, lo incoraggiano, lo accompagnano. Miracoli, segni grandiosi, parole infuocate di tenerezza. Spiriti cacciati, grida emesse, paralitici che camminano, storpi che guariscono. Appena giunge la notizia dell’exploit contagiante di Filippo, dal cenacolo parte addirittura una coppia intera per dargli man forte: Pietro e Giovanni decidono che l’ora x è scoccata. Insomma: il cenacolo da rifugio contro la paura, diventa la base di una squadra di gente pazza che comincia a disturbare la quiete del mondo. D’altronde il Maestro li aveva scelti proprio per questo. E, guarda caso, tutta gente strana. L’aveva dimostrato più volte: non aveva bisogno di gente composta, disciplinata, con il collo inclinato verso destra, le manine giunte e la schiena diritta. Non sapeva che farsene di scolari disciplinati, ammaestrati, diligenti, mansueti. Di bambini che fanno tutti i compiti per casa alla perfezione. La normalità non l’ha mai incantato più di tanto! Lui voleva gente infuocata: non importava la professione – pescatore o notaio, ladro o brigante, estroverso, introverso o instabile – aveva bisogno di gente capace di infiammarsi per un ideale, di ardere a causa della passione. Pretendeva degli innamorati: di Lui, del suo sogno di rovesciare il mondo, della sua smisurata voglia d’amare. Voleva gente disposta a perdere la testa, a rischiare il cuore. La faccia, La storia.
Gerusalemme è la base di partenza, il mondo diventa il loro campo di battaglia, i confini della terra il limite da raggiungere. Partono infuocati, disposti a pagare il prezzo della solitudine,del disprezzo, dell’abbandono, della derisione (come non sono mai cambiati i tempi!). In un’epoca in cui si predicava la normalità a tutti i costi – dopo tre anni di scombussolamento generale – pure loro erano normali. Ma la normalità del Vangelo: una logica che sfiora la follia. Ad accettare la sfida non puoi mai dire “sono a posto”, “tutto sommato mi ritengo soddisfatto” “più di così sono soddisfatto”. Il Maestro non aveva mai stabilito un minimo, un massimo, una misura.



Esagerato. Ma esagerato ovunque: anche con se stesso. Quanta dolcezza racchiude il Vangelo questa domenica! Sembra quasi che il Maestro abbia paura che i suoi discepoli soffrano la solitudine: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà, ma voi mi vedrete”. Non vuole che soffrano – che soffriamo – la solitudine, la malinconia, la tristezza, l’abbandono. Non li vuole immaginare sconfortati appena Lui tornerà Lassù. Immagina gli sguardi finché diceva questo: qualcuno si sarà grattato pensieroso la barba, qualche altro avrà stretto la mano dell’amico vicino, qualcuno avrà spiato l’espressione di Maria. Qualche altro avrà chiesto spiegazioni, o forse asciugato una lacrima. O semplicemente ascoltato, magari con un nodo alla gola. Ma Lui assicura che appena vedrà il Padre, gli presenterà la lista delle cose più urgenti da mandare ai suoi figli. Non pane, olio e verdura fresca. Datteri, olive e pane azzimo. No: quello lo troveranno dai mercanti lungo le strade. Lui, rimanendo in mezzo a loro, s’è accorto che l’uomo non può vivere senza qualcuno vicino. Che l’incoraggi, lo faccia sentire prezioso, l’accompagni. Lo addomestichi. Anche Lui se ne era scelto. Non uno. Dodici! Scelti “perché stessero con lui” (Mc 3,14). Prima vive assieme, poi li manda nel mondo. Non terranno né borsa, né bisaccia, né sandali. Ma un amico sì! Senza cose: ma non senza amici. A due a due busseranno alle porte del mondo. Per questo dice: “Non vi lascerò orfani… Il Padre vi darà un altro Paraclito che resterà sempre con voi”. Quante rassicurazioni perché non abbiamo a demoralizzarci! Sembra quasi che nemmeno Lui riesca a fare a meno di noi. Sembra che voglia trovare un modo per tornare Lassù pur rimanendo assieme a loro. Di partire restando. Di abbracciare il Padre con una mano e l’altra stringere il loro petto.
Manderà lo Spirito: una potenza della Natura celeste! I discepoli sono figli della fantasia. I santi sono i figli della fantasia. Tu puoi essere figlio della Fantasia celeste. Lui manda lo Spirito Santo: cioè la fantasia, l’inventiva, la creatività, l’immaginazione. L’estro, il genio, l’ingegno! E noi passiamo una vita, c’impegniamo al massimo, le studiamo tutte per essere uguali agli altri. Ci vergogniamo d’essere originali. Cioè ci vergogniamo d’essere figli della fantasia. Cioè figli dello Spirito. Ci vergogniamo d’essere i pazzi di Dio!
Pietro questa domenica si dimostra elegantissimo. Dimenticata per un pomeriggio la rozzezza del pescatore, la durezza dei modi, la veemenza dei gesti guarda i suoi fratelli e, prima di partire, fa una raccomandazione: “siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Poi aggiunge: “con dolcezza e rispetto”! Non sembra nemmeno lui oggi…!


Sono troppo stanco. Depresso. Confuso. Nessuno mi capisce. Nessuno mi vuole bene. Tutti ce l’hanno con me! Figurati se me ne va bene una. Lui si che è intelligente. Lei si che è bella. Non ne sono capace. Non ci provo nemmeno. Non ci riuscirò mai. Tanto non serve a niente! Ma poi: cosa dirà la gente? E’ tutta colpa vostra! Ah, se avessi. Se fossi. Se diventassi. Sarebbe terribile. Se mi capita, mi sparo.
Mi son chiesto: se i primi cristiani avessero ragionato così, che fine avrebbero fatto?
Forse sarebbero finiti pure loro nel casting di Amici 2009!

"Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt 3,15)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana


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