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lunedì 28 aprile 2008 - ore 18:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come tutti i giorni lavorativi oggi mi sono recato durante la pausa pranzo a dare una piallatina a quella macchina perfettamente tornita che e’ il mio corpo, pronto a solcare nuovamente le onde a possenti bracciate nella piscina 2001.
Mi denudo, mi incostumo e sovrappensiero faccio per dirigermi fuori dagli spogliatoi quando mi accorgo, in ritardo perche’ distratto dal gioco dei miei muscoli sotto la pelle tesa, di star camminando su una superficie plastica decisamente bagnata, proprio davanti al cartello giallo fosforescente “PAVIMENTO BAGNATO”.
Istintivamente assumo quel passo buffo e del tutto inutile che hanno le persone che nonostante qualcuno stia pulendo il pavimento sono costrette a camminarci comunque sopra, e poggiando tutta la pianta dei piedi, ma con la schiena curva per un motivo che non mi so spiegare, mi accingo ad attraversare i metri quadri di linoleum appena lucidati dall’inserviente.
Sfortunatamente la postura non e’ la piu’ indicata per l’equilibrio, ragion per cui il piede di appoggio mi sfugge da sotto, lanciando a cinque o sei metri la ciabatta che esso inforcava in una drammatica parabola. Quella macchina perfetta che e’ il mio corpo poi, senza doverle dire niente, slancia il braccio che non regge l’asciugamano in una sciabolata mortale e repentina, ad equilibrare quella parte inferiore gia’ partita verso la rovina.
Sfortunatamente per lui, ma forse piu’ per me, in quel mentre passa un tizio ENORME, un Samoano di circa due metri e dieci con muscoli di acciaio e tatuaggi tribali su meta’ del corpo, che va ad incontrare la tagliola mortale del mio braccio proprio con il lato del collo.
La resistenza newtonana offerta dal Samoano mi regala nuovamente la posizione verticale - che assumo con sollievo - e fissando i pettorali del probabile mio futuro assassino, disposti a livello dei miei occhi, mi accorgo che l’inserviente ha smesso di inservire, i convenuti hanno smesso di convenire ed un silenzio carico di minaccia e’ calato sugli spogliatoi. Un tizio vestito di nero con una cappello a tuba mi prende le misure con un centimetro da sarto incurante del film della vita che mi passa davanti.
I frames scorrono veloci, le candeline del compleanno, la prima bici con le rotelle, la trionfante scoperta delle gioie della masturbazione. Piu che altro pero mi colpisce l’inutilita’ di tante cose che ho fatto. Perche’ camminare in punta di piedi sul pavimento bagnato? Per far capire all’inserviente che mi curo di lui se cammino sul pavimento che ho appena pulito? Non me ne frega un cazzo! Una scopazzata e togli le impronte, avrei dovuto sempre camminare con lo sguardo fiero del conquistatore e fottermene delle impronte delle ciabatte. E tutte le volte che il rosso e’ scattato mentre attraversavo a piedi? Non ho mai veramente accelerato per arrivare dallaltra parte, ma mi sono sempre prodotto in un passettino saltellante per niente piu’ veloce della mia camminata ma che voleva comunicare agli automobilisti in attesa di ripartire che li stavo pensando con affetto. E le volte che ho saltellato sulla sabbia rovente? Che ho abbassato gli occhi in ascensore fingendo di non accorgermi di chi fosse li’ chiuso con me al solo scopo di non intavolare conversazioni sul tempo? Le volte che ho chinato il capo alla pioggia, nella convinzione di bagnarmi meno? Tutti momenti inutili, gesti senza senso, energia buttata. Che vita sprecata.
Il samoano mi riporta alla realta’ massaggiandosi il collo ed imprecando “Jesus FUCKING Christ you almost killed me mate!”.
Capisco che mi vuole chillare, matare o cos’altro, e memore delle recenti riflessioni sull’inutilita’ della mia vita trascorsa mi preparo a riscattarla con una fine dignitosa.
Tendo il mio corpo come una molla che vibra di energia potenziale distendo le mani in artigli mortali, mentre scintille di Reiki piovono dalla punta delle dita. Il mio sguardo deve far paura, sono quasi pronto a scattare.
Oltre l’inserviente, oltre la porta a vetri, oltre l’arcobaleno e su, su, tra le fredde distese della Scozia dove il freddo sarebbe sicuramente fatale al nerboruto Samoano.
Il pensiero di essere con una sola ciabatta di fronte ad un giocatore di rugby che probabilmente fa i 100 metri in nove secondi e qualcosa mi frena un poco e decido di attendere la sua mossa.
Anche il terreno bagnato mi da da pensare. Forse aspetto a scattare e decido di assumere la tecnica della Tartaruga invece di quella del Furetto.
Poi l’aria riprende a muoversi, le mosche a ronzare, l’inserviente ad inservire.
“Jesus FUCKING Christ, mate” mi fa nuovamente il samoano passando oltre, facendomi quasi sentire in colpa.
“Si si, vai via , ti e’ andata bene vala’. Le orecchie fan cosi’, le orecchie fan cosiiiiii” – penso.
La prossima volta pero’ gli porto un tortino di carote per far pacetta, il pensiero pero’ mi e’ rimasto.
Che cosa stupida camminare come un cretino sul pavimento bagnato.
Cioe’, lo sporchi lo stesso ma fai anche la figura dello scemo.
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