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Friday, May 02, 2008 - ore 21:29
il ricercatore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non fermatevi a leggere solo le prime righe....
Questa è la storia di un uomo che io definirei un ricercatore…
Un ricercatore è qualcuno che cerca qualcosa, non necessariamente qualcuno che la trova.
Non è neanche qualcuno che, necessariamente, sa quello che sta cercando, ma è semplicemente qualcuno per cui la sua vita è una continua ricerca.
…Un giorno, il ricercatore sentì che doveva andare fino alla città di Kammir. Aveva imparato a prestare grande attenzione a queste sensazioni che venivano da un luogo sconosciuto di se stesso.
Così lasciò tutto e partì.
Dopo due giorni di cammino per le strade polverose, vide in lontananza Kammir.
Poco prima di arrivare al paese però attirò la sua attenzione una collina a destra del sentiero.
Era tappezzata di un verde meraviglioso e da un manto di alberi, uccelli e fiori meravigliosi.
La circondava interamente una specie di piccolo recinto di legno lucido.Una porticina di bronzo lo invitò ad entrare… Immediatamente sentì che dimenticava il paese e cedette davanti alla tentazione di riposare un momento in quel luogo.
Attraversò la porta e cominciò a camminare lentamente tra le pietre bianche distribuite a caso tra gli alberi. Lasciò che i suoi occhi si posassero come farfalle su ogni dettaglio di quel paradiso multicolore.
I suoi occhi, erano quelli di un ricercatore e forse proprio per questo si accorse di un’ iscrizione sopra una di quelle pietre:
Abdul Tareg, visse 8 anni, 6 mesi, 2 settimane e 3 giorni
Si sorprese un po’ nell’accorgersi che quella pietra non era semplicemente una pietra: ma una lapide.
Provò pena nel pensare che un bambino tanto piccolo potesse essere sotterrato in quel luogo.
Guardandosi intorno l’uomo si accorse che anche la pietra accanto aveva un’iscrizione.
Si avvicinò per leggerla. Diceva:
Yamir Kalib, visse 5 anni, 8 mesi e 3 settimane
Il ricercatore si sentì terribilmente commosso.
Quel bellissimo posto era un cimitero e ogni piccola pietra era una tomba. Cominciò a leggere le lapidi una ad una.
Avevano tutte incisioni simili: un nome e la data esatta della persona morta. Però quello che lo lasciò sconcertato fu rendersi conto che la persona che aveva vissuto di più aveva poco più di 11 anni.
Afflitto da un dolore terribile, si sedette e cominciò a piangere.
Il guardiano del cimitero passando di lì, lo vide e si avvicinò.
Lo guardò piangere per un istante restando in silenzio, poi gli chiese se piangeva per qualche familiare.
"No, per nessun familiare – rispose".
"Che succede in questo paese? Quale cosa terribile avviene in questa città?
Perché ci sono tanti bambini morti? Quale orribile maledizione caduta su questa gente, li ha obbligati a costruire un cimitero di bambini"?
L’anziano signore sorrise e disse:
"Può rasserenarsi. Non c’è nessuna maledizione. Quello che accade qui è che abbiamo una vecchia abitudine. Le racconto: quando un ragazzo compie 15 anni, i suoi genitori gli regalano un libricino come questo che ho con me, affinchè se lo tenga al collo. E’ tradizione che a partire da quel momento, ogni volta che uno viva intensamente di qualcosa, apra il libricino e lo annoti su di esso a sinistra, ciò che ha vissuto.
A destra, quanto tempo è durato.
Ad esempio conosce una ragazza e si innamora di lei. Quanto tempo dura questa passione enorme e il piacere di conoscerla? Una settimana, due, tre?
E ancora l’emozione del primo bacio, il piacere meraviglioso….quanto dura? Un minuto e mezzo, due giorni?
La gravidanza e la nascita del primo figlio?
Le nozze degli amici?
Il viaggio più desiderato?
L’incontro con un fratello che torna da un paese lontanto?
Quanto tempo durò il “godere” di queste situazioni? Ore? Giorni?
Così, annotiamo su di esso ogni momento in cui proviamo ciò, ogni istante..."
"Quando qualcuno muore, è nostra abitudine aprire il suo libricino e sommare il tempo “goduto” per scriverlo sulla tomba. Perché questo è per noi l’unico e vero TEMPO VISSUTO”.
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