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Friday, May 02, 2008 - ore 23:00 Il profondo sud... Rieccomi di ritorno dal profondo Sud o meglio da Crotone, dove fischiano i proiettili alla Sergio Leone, nella ricca ed opulenta Padania,. Una settimana vissuta decisamente in modo intenso. Terra, la Calabria, che già conoscevo molto bene, ma questa volta ho avuto modo di farlo in maniera più sincera e profonda. Già dal viaggio, 1200 Km, capisci che + scendi e + ti avvicini all’ Africa: Bologna-Rimini autostrada a 3 corsie, Ancona-Taranto autostrada a 2 corsie non bellissima ma comunque tenuta bene; Taranto-Crotone 250 Km di una super strada che è in costruzione da circa 25 anni, piena di buche, segnaletica mancante, improvvisi restringimenti, in sostanza una mulattiera, un inferno......ed è qui che ti accorgi di cominciare ad entrare nel profondo sud. Dopo 13 ore di viaggio di fronte a cotanta bellezza ![]() sei anche disposto a farle. A parte questo ero ancora portato a vivere la calabria + da turista piuttosto che da calabrese; la svolta avviene quando mio padre il secondo giorno si fa decisamente male ad un dito procurandosi un bel taglio e la frattura di un dito; la sanità calabrese mi si sta per presentare in tutto il suo splendore. ![]() Sempre + dolorante con il sangue che gli cola dalla mano lungo il braccio, lo porto di corsa in Pronto soccorso; lo faccio scendere dalla macchina, ma neanche l’ombra diegli ausiliari che gli diano una mano a camminare. Vabehh....Entriamo e all’accettazione l’infermiera, che stava chiaccherando di gusto con una guardia giurata, mi fa: "che problema c’è?", volevo rispondergli con una bestemmia, mi trattengo e gli faccio notare il sangue che gronda dalla mano. Ci fa entrare in una sala del pronto soccorso; da notare che nel corridoio del pronto soccorso ci stava di tutto, sembravano i mercati generali, gente che parla ad alta voce, gente che non centra un cazzo ma che cerca altre persone, roba che se fai una cosa del genere in ospedale a Camposampiero ti sparano a vista. Vabèhhh, tra me e me mi dico di non esagerare. Fatti i raggi lo mandano in ortopedia per la sutura e la steccatura. Bene, accompagno mio padre agli ascensori; neanche uno ad uso pubblico che funzioni , cerco inutilmente un ausiliario per farmi aprire quelli ad uso interno, ma niente; trovo un infermiera e mi dice che a quest’ora (le 15.30) gli ausiliari sono a fare la pausa pranzo. Sti cazzi dico io. Vabbehhh mio padre con una mano sbregata, con dolori sempre + forti, si fa 4 piani di scale. La domanda che sorge spontanea è, “ma se uno si rompe una gamba, che cazzo fa? cammina sulle mani??” Vabehh!!...Ovviamente in reparto di domenica non c’è nessuno, suono e aspettiamo.....aspettiamo......mio padre comincia a bestemmiare (e la cosa non è bella, affatto!!), finalmente ci apre un infermiera e arriva il medico. Mentre lo suturano e lo steccano comincio a guardarmi intorno: behh credo che gli ospedali del 3 mondo abbiano strutture del genere; lettini fatiscenti, lampade operatorie oscene, totale assenza di computer, li si scrive praticamente ancora tutto a mano, manutenzione varia e generale praticamente inesistente. Fortunatamente almeno la professionalità del personale medico e paramedico è all’altezza con gli standard della media nazionale, infatti gli sistemano per bene la mano.Credendo di aver saggiato appieno le “potenzialità” della sanità calabrese, mi son dovuto ricredere 2 giorni dopo. Alle 8 di mattina precise accompagno mio padre per la medicazione e la visita di controllo. Essendo di martedì e non di domenica l ospedale era bello pieno. Arriviamo in reparto di ortopedia e alle 8 c’era già una fila mostruosa. Al che io ingenuamente (mentre mio padre si era già rassegnato ad aspettare) chiedo ad una signora, “scusi ma lei da che ora è qui?”, “dalle 7”, “ma qui non ci sono visite su appuntamento?”, “lei non è di qui vero?”, “ehh no” “Ca non ci sta niente!!! è già nu miracolo che ce sia l’uspedale” Al che capisco che sono del tutto sconosciuti i poliambulatori e le visite o altre prestazioni su appuntamento. Le visite ortopediche, le urgenge, le medicazioni, insomma tutto veniva fatto senza appuntamento in un unica stanza con una vistosa carenza di personale. Fatto sta che dalle 8 di mattina mio padre è stato medicato alle 11.30. Tre ore e mezza di attesa in cui, come se non bastasse, ho visto cose che voi comuni mortali non avete mai visto . Del tipo parenti di pazienti che fumano allegramente con infermieri dentro l’ospedale e i reparti, gente che dopo 2 ore di attesa comincia a litigare con altra gente che entra prima perchè conosce il medico o l’infermiere (il tutto in calabrese stretto, DA VEDERE ).Behh mi fermo qui; per la prima volta ho toccato con mano il profondo sud; per la prima volta ho toccato con mano la quotidianità di un crotonese, e la cosa è a dir poco sconcertante, + di quanto si possa credere o immaginare leggendo i giornali o guardando la tv. La cosa che + mi lascia attonito è l’immobilità delle persone; la politica locale è totalmente marcia, quella nazionale non si è mai interessata dei problemi calabresi, ma neanche dalla società civile si vede un minimo, uno straccio, di interessamento a cambiare le cose. Si vive passivamente subendo tutto. Ci si lamenta di questo o di quello, ma non si fa niente di concreto; si aspetta la divina provvidenza che faccia qualcosa. E’ un vero peccato, perchè la Calabria è una terra stupenda ![]() ![]() LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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