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Saturday, May 03, 2008 - ore 13:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Dicevano che dovevano stare attenti per non perdere la strada ma che l’avessero già persa nessuno s’accorse mai, gli sembrava di non sapere già più dove erano stati e dove avevano sentito la musica, dicevano che una volta usciti dal locale venivano subito dispersi e disorientati dalla luce diurna e così finivano per ritrovarsi lontani, a camminare per una strada che non riconoscevano più come quella che avevano trovato la sera prima… o un anno o più, cosa importa. Dopo tanta luce elettrica guardata di notte camminavano smemorati, non sapevano più cosa ricordare e tutte le parole si mischiavano spente nel cielo diurno come era accaduto il giorno prima, ritrovandosi nel parcheggio di un palasport, palasport 2008, direbbe Benni.
Mi scivolano parole di lato, traboccano in una casa che sente assenze ma che delle presenze non saprebbe che farsene, con il tavolo imbandito da ospedale credo mi sia già passata la paura, deposte le armi, l’armistizio quasi pronto. Mi sono odiata in questo recinto, guardata allo specchio e scaraventato preoccupazioni e bicchieri (un bicchiere rotto contro una parete il bilancio dopo il bollettino di guerra) per la rabbia di non sapere veramente cosa fare di me stessa, il dolore sopito nel basso ventre e la finestra d fronte per cercare ispirazione, e l’ho promesso a me stessa di essere sempre fragile, ma di non confessarlo ai santi al padre eterno e nemmeno a mia madre.
Non sono per niente pacata con i giudizi, mi spiace Manuel, così come mi dispiace per tutti gli incontri falliti dal mio giudice col pepe al culo. Non è istinto, bada bene, ma è come un puzzle di emozioni, e tu manchi di qualche pezzo. Non ti do margini per rielaborare i miei pareri da scarto frettolosi ma sappi che mi piace, sebbene mi costa una fatica immane, venire poi a dirti, sai mi ero tanto sbagliata. La parola che ho imparato ad odiare a cena con Thierry è stata la tolleranza. La tolleranza come comunemente la usiamo è qualcosa che fa ribrezzo, io ti tollero perché la premessa che ti affido è quella di una disuguaglianza tra me e te. Se c’è tolleranza saluta l’uguaglianza, anche se suona da discorso da internazionale. Ma non ti tollero, me ne sbatto le palle di dover tollerare qualcuno, quello che posso fare è conoscerti.


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