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Monday, May 05, 2008 - ore 15:25
Controindicazioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La vita è buffa.
Così il nostro hermanno pensava mentra il rumore di quattro cilindri scalpitanti gli entrava nel cervello, nelle scapole, nella spina dorsale.
Si, è proprio buffa, ghignava tra sè e sè, mentre le sue labbra si increspavano in un accenno di qualcosa che potrebbe sembrare un sorriso, ai più superficiali, ma se a vederlo da fuori, di sfuggita, poteva sembrare anche felice, beh, bastava soffermarsi per vedere il resto del volto sconvolto da una sicura notte insonne, e poi c’era quel bagliore cha attirava, dall’occhio sinistro una singola lacrima solcava le guancie fermandosi proprio sopra all’increspatura delle labbra dovute al ghigno.
E andava così, se volete potete anche pensare sia pazzo, se volete potete anche pensare che sia solo una persona normale, ma il vecchio drugo era così, senza la benchè minima ragione in tutto quello che faceva, diceva, pensava. O forse pensa.
Ma sicuramente è il caso, sempre se vorrete, di cominciare questa sgorbia storia dall’inizio.
"E un saluto a villa Baloo..."
La frase riecheggiava tra le pareti di un locale che in quel periodo a Padova "tirava". Tra la folla eccolo li il nostro hermanno, al solito tavolo, con la solita gente, era felice. Lo si vede che sa da chi andare e dove andare per avere quello che vuole, quando lo vuole.
"Ehi Baloo questo giovedì festa da te?"
"Bah" il nostro hermanno "a dire il vero ci sarebbe anche la Clo con la casa libera, i suoi andavano via"
E la serata andò come tutte la altre di quei mesi, l’alcol inibiva la mente, e il fumo di un paio di joint usciva sempre dalle bocche affamate alle cinque di mattina. E i discorsi erano sconnessi, le emozioni sconnesse, i pensieri sconnessi.
E il nostro hermanno non capiva quello che pensava e si abbandonava a questa orgia di sensi ed emozioni. Gli piaceva la compagnia costante di gente, si sentiva solo in fondo.
La notte era tremendo.
La mattina catastrofica e la matter di certo non aiutava in tutto, ma, fortunamente, o sfortunamente a ben guardare, in quel periodo era solitario in casa, lasciato ai suoi pensieri.
"Ma cosa succede? ti sei intristito?" Chiedeva passando la cicca fatta in casa il caro Nigger
"Boh, tutto un po’ strano, sto quasi bene stando da solo, fiorellino è andato, meglio ricominciare giusto?" Rispose, poi avvicino la paglia alle labbra che illuminò il suo volto nella penombra del salotto mentre un disco di cui certamente poteva fare a meno l’umanità intonava noti convulse e cardiopatiche.
"Hai visto la viola?"
"Si decisamente, è pure in rotta con il finto perbenio fraticida, ma non saprei, vedremo giovedì, andiamo dalla clo e ci fermiamo li a dormire."
"ahahahahaah, azzanni?"
"Sempre fratello."
E si abbandonarono a discorsi convulsi della qual memoria nessuno ricorda, forse solo un anedotto, quasi un sogno, tre amici stesi in un letto che vaneggiavano su una partita a beach soccer.
E i giorni passarono sempre con i soliti aperivi e la stessa flemma.
"Allora questa sera dalla Clo?" Apostrofò l’amico.
"Si andiamo li, cena, cazzeggio, e dormiamo da lei, c’è pure la sorella che ha il moroso ma è un gran pezzo di donnina"
"Ale, lascia stare che è piccola e ti segregano e gettano la chiave" (questa frase sarebbe da ricordare dopo cinque anni per altri motivi ma stesse persone).
C’era un tv accesa, un disco che suonava, alcol, polizia.
C’era della gente che restò incantata a fumare joint mentre LA voce reppava una canzone, la scena restò negli annali.
C’era un letto e quattro amici.
C’era il nostro hermanno sulla destra che si infilò li per restare a fianco della preda, c’era la preda floristica, c’era la clo, c’era il nigger, se la memoria non mi inganna.
C’era una mano su dei capelli.
C’erano coscie tese
C’erano respiri affannati
C’era gente che dormiva
C’era gente che si rendeva conto
C’era che era una bella serata
"Bella serata ieri vero? A parte che non ricordo nulla di quello che ho detto e/o fatto" disse LA voce
"Gran bella, strana, sai, tra me e la viola, ma tanto la si finisce qui."
"Ma la clo nulla?"
"Amica, lo è e lo rimarrà. Forse per la prima volta in vita mia ho un amicA sincera, beh, me la tengo. E poi c’è il superbello che ha diritto di prelazione ahahaha"
"Questa domenica che facciamo?"
"Fammi almeno capire se sono ancora vivo o è un illusione."
"Paolo" disse al telefono hermanno "Domenica andiamo al mare allora? La tipa che dovevi presentarmi, l’amica della cuz viene?"
"Si si confermato! Ci troviamo dalla erica alle otto e partiamo"
Era una fresca mattina di inizio maggio, sapete, quelle mattina quando l’odore del mare è nell’aria, il sole si alza a fatica, la serata prima si fa sentire nelle gambe ma sai che sarà una giornata stupenda.
E hermanno non sapeva ancora cosa lo attendeva, la sua vita stava per cambiare e non lo sapeva ancora. Se solo esistesse la macchina del tempo chissà che farebbe, quella mattina stava per mandare un messaggio per disdire il tutto ma poi, si rese conto che gli faceva bene svagarsi anche quel giorno.
La moto si accese in un boato, il casco odorava ancora di nuovo e quella giacca era così linda da poterci mangiare. Zaino in spalla. Una marcia ingranata.
"Ehilà, ciao cuz, Paolo deve ancora arrivare?"
"No no è in casa, ora esce, ma vieni che ti presento la mia amica.... Giorgia questo è Alberto..."
"Ciao Giorgia, piacere tutto mio"
"Porgy per gli amici."
E il nostro hermanno restò li, incantato. Paolo era riuscito a portare una stella quel giorno. E per la testa il pensiero era uno solo, ok, non ce la farai mai, ma almeno per oggi provaci, domani non la vedrai mai più"
Era il 4 maggio 2003, domenica.
La strada correva veloce, la giornata volò. Tra un "Sei acida" e un "no sono stronza", hermanno capiva che la storia prendeva una piega strana.
E... che ci crediate o meno, beh, lei resto a parlare per ore con lui sotto casa, e si, che ci crediate o meno, lui fu così folle da amarla da subito.
I giorni seguenti furono giorni strani, il 4 maggio un pensiero gli passò per la testa al caro hermanno, l’ho persa.
Doveva andare a Roma.
Era il 5 maggio 2003. lunedì. "L’ho persa".
"Ehi allora come va con Giorgia, mi ha detto la Cuz che vi sentite sembra ora che sei a Roma..."
"Si cavoli, parliamo per ore, sono giorni che non facciamo altro che parlare, venerdì torno a padova, usciamo assieme?"
"Sento le due che vogliono fare, ma si può organizzare"
Venerdì arrivò, con le palpitazioni al cuore, un’emozione che non provava da tempo o che forse, anzi si sicuramente, non aveva mai provato.
Eccola lì.
Bella, stupenda, una stella.
E ci furono azioni, pensieri, fino a....
lo sguardo del nostro caro vecchio hermanno mentre con la macchina era fermo sotto casa di lei
uno sguardo perso nel vuoto
uno sgurdo raggiante però, sorpreso, confuso, catatonico, strano.
E lei se ne accorse.
"che hai? è stata una bella serata e avevo voglia di darti un bacio" le stelle parlano?
"non ho parole per descrivere quello che provo ora."
"tanto domani non mi cercarai, tanto è tutto qui"
"Lo vedremo." ghignò il nostro hermanno
Ecco come è iniziata questa sgorbia storia.
Ed ecco perchè il nostro hermanno è così ora.
Ma questo lo sapremo un’altra volta. Per il momento vi basti sapere che il nostro hermanno è lì, che ghigna piangendo. E sta tentando di mettere assieme i pezzi del puzzle che è la sua vita in questo momento.
Ma i pezzi forse sono un altra storia che cominceremo a breve. Forse.
Vi lascio con la canzone che sta ascoltando ora la nostra vecchia conoscenza.
Perché essere felici
per una vita intera
sarebbe quasi
insopportabile
forse è meglio dondolarsi
tra l’estasi e la noia
cercando le risposte
più plausibili
com’era l’albero
così sarà il frutto
dolce pensiero di vivere
tutto
non può essere
mai come ieri
mai più la stessa storia
non può essere
mai come ieri
mai quella stessa gloria
su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
ci sono infinite cose
deliziose
così vicine agli occhi
che non le sai vedere
quanto tempo abbiamo perso
inutilmente
seguendo dei percorsi
inevitabili
com’era l’albero
così sarà il frutto
dolce pensiero di vivere
tutto
non può essere
mai come ieri
mai più la stessa storia
non può essere
mai come ieri
mai quella stessa gloria
su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
non può essere
mai come ieri
mai più la stessa storia
non può essere
mai come ieri
mai quella stessa gloria
su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
perché essere felici
per una vita intera
sarebbe quasi insopportabile
Vi basti solo sapere che una volta le voci erano due a cantarla e ora il nostro hermanno ascolta Carmen cantare.
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