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Telete, 41 anni
spritzina di Padova (provincia)
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STO LEGGENDO
LiBRi VaRi eD eVeNTuaLi, seguendo l’estro o l’emozione del momento
HO VISTO
- la mia
vita trovare un suo proprio
equilibrio- la
serenità far capolino, finalmente, nei miei giorni...e la serenità ha un nome ed un volto
STO ASCOLTANDO
Il sommesso
brusio dei miei
pensieri...
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Uno
stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta,
mischiando dal dark al bon ton, per
piacermi sempre e comunque!
ORA VORREI TANTO...
- che il mio
futuro si
concretizzasse in
tempi brevi- un
Moscow Mule- un paio di
Manolos
STO STUDIANDO...
Me stessa...perché il
mio io è unincognita che mi porta sempre a rimescolare il
caos che ho dentro di me.
OGGI IL MIO UMORE E'...
Imperscrutabile
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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martedì 6 maggio 2008 - ore 16:16
PENSIERI SPARSI: NON C’E’ RISPOSTA...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico. [G. Leopardi]
La primavera mi sta ammazzando: lo stress di questo periodo e questa pazza stagione in questi giorni mi hanno minato fisicamente. Sono alle prese con pressione bassa, dolori di stomaco di stampo ulceroso, mal di testa e conseguente scarsa capacità di concentrazione: mi sento 70 anni, non 29!
Nonostante le mie precarie condizioni di salute, il mio cervello in questi giorni vaga più del solito e mi ritrovo a rimuginare su mille pensieri... Sui fatti di Verona, che mi hanno profondamente indignato anche se non sorpreso: certi soggetti non sono “balordi” (spiegazione troppo facile e veloce, che serve solo a mettere a posto la coscienza), sono semplicemente il prodotto di questa nostra società. Evito poi di fare qualsiasi riflessione sul nostro sistema di vita: mi pare che i fatti parlino da sé. Su come mi manca l’impegno: nulla mi dà più soddisfazione e mi rende più paga di me stessa del far prendere vita e forma ad iniziative che rappresentano quello in cui credo, che voglio per il futuro e che ritengo utile a migliorare me stessa e gli altri. Su come vorrei essere più creativa: non riesco a “fabbricare” qualcosa di originale che esprima l’essenza dei miei pensieri e quella parte nascosta di me che vorrei portare alla luce. Sulla pazienza: che si deve portare verso se stessi, verso gli altri e verso i problemi e gli imprevisti di ogni giorno. Di natura non sono una persona paziente, ma nel corso degli anni ho cercato di smussare la mia componente intollerante e tempestosa (sono e resto una iena), cercando di prendere gli eventi come capitano: non ho fatto grossi passi avanti (ecco perché ho un principio d’ulcera), ma in qualcosa sono migliorata... Sulle moltissime persone che fanno parte della mia vita, alcune solo di passaggio o sporadicamente ed altre invece con costanza ed abnegazione (avere a che fare con me non è per niente facile): l’importanza che un singolo ha nella mia esistenza dipende pochissimo dalla durata della nostra conoscenza e dall’assiduità con cui ci vediamo; ciò che per me conta è quello che la sua presenza mi dà, è l’empatia e la comunicazione che io sento (e che devono essere reciproche) nei suoi confronti... vecchi e nuovi amici, conoscenze d’annata o solo di un giorno. Su come l’amore sia diventato il punto focale del mio mondo: il perno attorno al quale tutto ruota e l’unità di misura del mio tempo. Senza amore, nulla avrebbe più senso, perché da questa conquista è partito tutto ed è uscita la nuova me: adesso sono quasi in pace... Pensieri sparsi e disparati di un caldo pomeriggio di maggio... fra 15 giorni compio 29 anni: mi guardo indietro e mi chiedo perché sono io e perché sono qui... Non penso che troverò mai risposta a queste domande...
Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o imbracciar l’armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e, combattendo contro di esse metter loro una fine?
Morire, dormire. Nient’altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest’è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare.
È proprio qui l’ostacolo; perché in quel sonno di morte, tutti i sogni che possan sopraggiungere quando noi ci siamo liberati dal tumulto, dal viluppo di questa vita mortale, dovranno indurci a riflettere.
È proprio questo scrupolo a dare alla sventura una vita così lunga! Perché, chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell’oppressore, gli oltraggi dei superbi, le sofferenze dell’amore non corrisposto, gli indugi della legge, l’insolenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve dagli indegni, se potesse egli stesso dare a se stesso la propria quietanza con un nudo pugnale? Chi s’adatterebbe a portar cariche, a gemere e sudare sotto il peso d’una vita grama, se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte – quel territorio inesplorato dal cui confine non torna indietro nessun viaggiatore – confonde e rende perplessa la volontà, e ci persuade a sopportare i malanni che già soffriamo piuttosto che accorrere verso altri dei quali ancor non sappiamo nulla. A questo modo, tutti ci rende vili la coscienza, e l’incarnato naturale della risoluzione è reso malsano dalla pallida tinta del pensiero, e imprese di gran momento e conseguenza, deviano per questo scrupolo le loro correnti, e perdono il nome d’azione. [W. Shakespeare,
Amleto, Atto III, Scena I]
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