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NeraFalena, 21 anni
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Tuesday, May 06, 2008 - ore 21:09
Vajont, 9 ottobre 1963
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ve la ricordate voi,la storia del Vajont?
No,son sicura..ve la siete tutti dimenticata.
O non l’avete mai sentita.
Son rimasta sconvolta..

Tratta da-Il racconto del Vajont-
“Quanto pesa un metro cubo d’acqua?
No, no, non preoccuparti
di rispondere esattamente.
Basta che ci mettiamo d’accordo.
Un metro cubo d’acqua?
Mille chili, una tonnellata.
Una tonnellata va bene?
Le frane le misurano a metri cubi.
Il metro cubo è l’unica cosa che resta fissa,
perché poi la densità, e il peso, cambiano.
Allora bisogna prendere quest’unità di misura,
l’unica cosa abbastanza certa,
bisogna prendere i numeri,
però poi bisogna metterli vicino alle cose,
ai nomi, per vedere se scatta qualcosa.
Vajont.
Ti dice niente Vajont?
9 ottobre 1963. Dal monte Toc,
dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme
260 milioni di metri cubi di roccia.
Duecentosessanta milioni di metri cubi.
Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia
cascano nel lago dietro alla diga e sollevano
un’onda di cinquanta milioni di metri cubi.
Di questi cinquanta milioni,
solo la metà scavalca la diga:
solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua...
Ma è più che sufficiente a spazzare via
dalla faccia della terra cinque paesi:
Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè.
Duemila i morti.
La storia della diga del Vajont,
iniziata sette anni prima,
si conclude in quattro minuti di apocalisse
con l’olocausto di duemila vittime.
Gli inviati speciali sul luogo della sciagura
sono i giornalisti più importanti del paese.
Arrivano la notte stessa, quasi mattina,
spaventati come formiche sotto la diga,
perché non è mica facile anche solo arrivarci,
non è facile anche solo capir dove sei...
E’ solo fango qua...
Non sanno neanche più dove mettere i piedi,
perché gli tiran sassi,
anche, ai giornalisti...
"Via de qua! State pestando la mia casa!".
"Via coi piedi che gh’è i morti a cavar su... ".
E in mezzo a questi signori ce n’è uno di Belluno,
e la diga è là, sul confine tra il Veneto e il Friuli,
allora per questo signore è diverso...
La storia, lui che è di Belluno, la sente più degli altri.
E scrive, ispirato, sul suo giornale:
Un sasso è caduto in un bicchiere,
l’acqua è uscita sulla tovaglia.
Tutto qua.
Solo che il sasso era grande come una montagna,
il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia,
stavano migliaia di creature umane
che non potevano difendersi.
E non è che si sia rotto il bicchiere;
non si può dar della bestia a chi lo ha costruito
perché il bicchiere era fatto bene,
a regola d’arte, testimonianza
della tenacia e del coraggio umani.
La diga del Vajont era ed è un capolavoro.
Anche dal punto di vista estetico.
Dino Buzzati, è lui lo scrittore, sul
"Corriere della Sera", venerdì 11 ottobre 1963.
La diga del Vajont era ed è un capolavoro.
Longarone prima del 9 ottobre 1963

Longarone il giorno dopo..


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