Non ho mai detto di essere "normale"...Penso molto e parlo troppo: si sa.
Durante la settimana, se si escludono le due visite serali dell’Uomo, il martedì ed il giovedì, e le salvifiche chiacchierate con mia madre,
il mio interlocutore privilegiato è Taddeo (7 kg di pelo biondo, affetto da lieve bassottismo, profondi occhi nocciola ed intelligenza pronta e viva): parla poco, ma sa decisamente ascoltare... Stamattina, mentre andavamo a passeggio, mi sono ritrovata a
discettare con lui
di assolutizzazione e di relativismo: la discussione ha preso spunto dal suo accanimento acritico nei confronti di qualsiasi gatto in cui si imbatta...
Homo sum: nihil humani a me alienum puto (Sono uomo: nulla di ciò che è umano mi è estraneo). [Publio Terenzio Afro,
Heautontimoroumenos, I, 1, 25, v. 77]
In famiglia si è relativisti, nel senso che
non esiste campo in cui vigano verità assolute, conoscenze o principi immutabili, soprattutto a riguardo di etica e morale. Nulla è dato come calato dal cielo: bisogna formarsi un’opinione propria. Alla base delle relazioni stanno sempre e comunque il rispetto per l’altro (se però non mi rispetti, allora si cambia registro e divento veramente mordace), la tolleranza e la civiltà... Partendo da questo assunto, si capisce come non mi senta molto a mio agio in questa nostra società, ma anzi, come spesso mi venga il fortissimo desiderio di mollare tutto e di andare a vivere in un eremo...
Prendendo spunto dal relativismo, gli ho così spiegato perché debba essere
più tollerante verso i felini, non comportandosi come la maggior parte della gente, che attacca, acriticamente e per partito preso, ciò che è sconosciuto, estraneo e diverso... Dall’espressione attenta del musetto e dalla leccatina convinta che mi ha dato sul collo a fine passeggiata,
penso che Taddeo abbia capito il nocciolo della questione...