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E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer




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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Hazrat Inayat Khan





Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



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Thursday, May 08, 2008 - ore 00:04


“ALA AVANZATA DELLA CHIESA NEL MONDO”
(categoria: " Vita Quotidiana ")



8 G Io spero in te, Signore, Dio della mia gioia.
Come ha reso testimonianza a Gerusalemme, così ora è necessario che Paolo renda testimonianza a Gesù anche a Roma. Tutti gli uomini sono chiamati all’unità in Dio creatore e redentore, per poter crescere nell’unità tra di loro.
Madonna di Pompei; San Vittore; San Desiderato. At 22,30; 23,6-11;
Sal 15,1-2a.5.7-11; Gv 17,20-26.

Atti 22,30

Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro.

Atti 23,6-11

6 Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: «Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti». 7 Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l’assemblea si divise. 8 I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. 9 Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?». 10 La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da costoro, ordinò che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza. 11 La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma».




Centro Mericiano – Giornata di Studio del 23 novembre 1985
LAICI CONSACRATI
“ALA AVANZATA DELLA CHIESA NEL MONDO”


Il titolo riprende una affermazione di un discorso di Paolo VI ai responsabili degli Istituti Secolari (20 sett. 1972).E’ importante rileggere il contesto per capire il significato della affermazione: “Essere nel mondo, cioè essere impegnati nei valori secolari, è il vostro modo di essere Chiesa e di renderla presente, di salvarvi e di annunziare la salvezza. La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa la vostra realtà teologica, è la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza. Voi siete così un’ala avanzata della Chiesa “nel mondo”; esprimete la volontà della ,Chiesa di essere nel mondo per plasmarlo e santificarlo ’quasi dall’interno a modo di fermento’ (LG. 31), compito, anch’esso affidato precipuamente al laicato. Siete una manifestazione particolarmente concreta ed efficace di quello che la Chiesa vuoI fare per costruire il mondo descritto e auspicato dalla ’Gaudium et Spes’” .
La lunga citazione, oltre che far comprendere il senso dell’espressione usata per il titolo, richiama la dimensione ecclesiale della consacrazione laicale. I laici consacrati sono presenti nel mondo come espressione della missione della Chiesa, del radicamento di tale missione nella totale appartenenza della Chiesa al suo Signore, della condivisione da parte della Chiesa della medesima sorte terrena del mondo (cfr. GS. 40).
Quella dei laici consacrati è una forma di vita cristiana singolare, che non ripropone gli ’stati’ come si sono configurati lungo la storia del cristianesimo. Ed è questa singolarità che qui ci si propone di illustrare.

1) La vita cristiana è una nella molteplicità delle forme

La fede cristiana si fonda su una convinzione: Gesù Cristo è l’unico salvatore, il centro che tutto sorregge, il principio dell’unità del tutto. Grazie a lui si crea tra gli uomini una nuova solidarietà, si fonda una salda unità che supera le barriere dei popoli, delle culture, delle classi (cfr. GaI. 3,28).Tale unità viene manifestata e significata nella Chiesa, 1 ’unico corpo di coloro che partecipano dell’unico pane (1 Cor. 10,17), che si sono abbeverati all’unico Spirito (1 Cor.12,13).
Essere cristiani è essere resi partecipi della medesima vita. C’è una forma fondamentale della vita cristiana che precede e fonda qualsiasi differenziazione: è la perfezione dell’amore (cfr. LG. 40).A essa si riferisce Paolo quando indica il principio motore di ogni funzione nella comunità cristiana (cfr. 1 Cor. 13); a essa dà enfasi Giovanni quando ricorda il comandamento nuovo lasciato da Gesù (Gv. 13,34); a essa si richiama continuamente la tradizione spirituale.
I modi di attuazione di quest’unica forma sono diversi, a secondo delle diverse persone. Tutti sono chiamati alla perfezione dell’amore, ma in modo personale. Al seguito di Gesù ci sono tante persone diverse; nella comunità cristiana lo Spirito con i suoi doni configura in forma diversa i credenti. ’unica vocazione si realizza in tante vocazioni: Dio non livella, non rende identici, non crea masse anonime. Di fronte a lui non esiste la ’gente’, la categoria, la classe; esistono le persone con la loro struttura, la loro storia, le loro attese. Tutto peraltro suscitato da lui, il creatore che chiama all’esistenza. La diversità non è perciò un male da eliminare, ma una ricchezza da contemplare. Quando non nasce dalla divisione prodotta dal peccato, la diversità è specchio della ricchezza e pienezza di vita di Dio, le quali possono mostrarsi solo per frammenti, senza che la somma di questi riesca a esaurire il tutto dal quale provengono. i
i La perfezione dell’amore rispetta questa struttura del creato, anzi la rende ancora più evidente: l’unico amore mostrandosi in molteplici configurazioni mostra la sua onnicomprensività. E’ il medesimo amore che muove Pietro, Paolo, Antonio, Francesco, Tommaso, Domenico, Bonaventura, Angela, Ignazio, Giorgio, Teresa... ma assume volti diversi. Nessuno oserebbe dire che Pietro è più cristiano di Paolo oche Tommaso è più cristiano di Francesco. Eppure nessuno è identico all’altro.

2) L’origine storica delle diverse configurazioni dell’amore

La condizione concreta nella quale una persona nasce, si sviluppa, vive, è per lei un appello di Dio affinché attui in forma concreta la perfezione dell’amore. Dio chiama dentro una condizione (cfr. 1 Cor.7,17-24).
E’ in essa, da essa, e per essa che prende figura una modalità particolare di attuare l’amore. L’amore non è infatti un valore astratto: riveste sempre le caratteristiche della persona che lo vive e la condizione delle persone cui è rivolto. Tra le caratteristiche concrete di chi vive l’amore si deve porre anche il suo modo di pensare la realtà in rapporto a Dio. Un esempio può servire a chiarire il pensiero: il modo di vivere l’amore tipico di S. Antonio del deserto è diverso da quello di Giorgio La Pira, anche perché i due intendono la realtà in forma diversa. Per il primo è l’isolamento sempre più profondo dal mondo che permette una sequela radicale; per l’altro è l’inserimento nella società fino ad assumere responsabilità politico- amministrative che mostra quanto Dio ami il mondo. Né l’una né l’altra forma possono essere assolutizzate. Ambedue sono attuazione dell’amore.
Non si tratta semplicemente di intuizioni originali, ma di vocazioni. Esse hanno il compito di aiutare ciascuno dei tutti chiamati all’amore a scoprire la propria particolarità. Gli uomini e le donne originali sono suscitati da Dio come stimolo alla scoperta della originalità di ciascuno. Le figure dei santi, che si stagliano sopra ciò che appare come comune, sono l’emergenza della orginalità latente nella apparente identità delle forme di attuazione dell’amore

3) Le diverse configurazioni si costituiscono in’ stati’ e diventano modelli

Tali figure, in genere, non restano isolate; partecipano della diffusività dell’amore suscitando assunzione da parte di altri della medesima forma di attuazione dell’amore. Antonio nel deserto non resta solo; Teresa di Calcutta richiama numerose donne al servizio dei poveri... Altre persone entrano a far parte della loro condizione. Si realizza come una divisione non più orizzontale, ma verticale delle forme concrete di attuare l’amore. Si arriva a una radicalità prima non pensata: nella vita cristiana si possono realizzare maggiori o minori vicinanze alla forma di vita del Signore Gesù. Non si tratta più semplicemente della intensità dell’amore: si tratta della configurazione più o meno pe1’cepibile alla forma di vita di Gesù. L’amore può portare ad approssimazioni di condizione vitale: L’approssimarsi alla condizione vitale di Gesù si è strutturato lungo i secoli nella triplice forma della povertà, castità, obbedienza. Il medioevo conosce un vivace dibattito in merito al valore che tale strutturazione può avere per la vita cristiana. Di fatto si è mantenuta la convinzione secondo la quale questa condizione vitale (stato dei consigli) mostra ’meglio’ la forma di vita di Gesù della condizione di chi non appartiene a questo stato. Diventa perciò abbastanza comprensibile che, anche in forza della distanza che si crea tra Chiesa e società civile, questo stato venga considerato lo stato di perfezione (da acquisire) e quindi il modello per pensare la vita cristiana. Certo tutti sono cristiani, ma le esigenze della vocazione cristiana sono attuate dentro lo stato che separa dal mondo; qui si trovano tutti i mezzi necessari alla santificazione equi di fatto ci si santifica. L’emergenza di questo stato rispetto alla condizione comune, poi, fa sì che si perda il senso originario del termine vocazione: i chiamati non sono più i credenti rispetto ai non credenti, ma coloro che entrano nello stato di perfezione o nella gerarchia. Essere semplice cristiano, vivere nel secolo, tende a diventare una privazione rispetto al modello di vita cristiana costituito dallo stato di perfezione.
E’ chiaro che i nessi qui accennati sono soltanto la cornice di nessi più articolati e complessi; qui si vogliono ricordare solo le linee direttrici.
Coerentemente con questo modo di pensare il tipo di vita cristiana, si pensa il mondo, in senso prevalentemente negativo, come realtà da cui salvarsi fuggendo. Sono nella logica di questa visione i reiterati tentativi di trasformare la Compagnia di S. Angela in ordine religioso: per chi vuoI santificarsi il distacco dal mondo non deve I’ essere solo affettivo, ma anche fisico. Dentro lo stato di perfezione le forme concrete di attuazione dell’amore sono molteplici. Anche questa molteplicità deriva dalla singolarità del fondatore dell’Istituto o dell’Ordine e dalla situazione sociale ed ecclesiale del tempo. Non è lo stato di perfezione che
l concretamente orienta e attira le persone, ma una modalità parti- )1 colare di realizzazione di esso.
Anche attraverso il molteplice mostrarsi dello stato di perfezione si manifesta la ricchezza e pienezza di vita di Dio, che chiama uomini e donne ad essere specchio della sua luce in modo consentaneo alla loro struttura personale. Come per comunicazione, l’originalità di qualcuno viene assunta da altri, che da essa si lasciano modellare, vedendovi un riflesso della luce divina. Nessuna delle forme concrete ha tuttavia la pretesa di esaurirla, e lascia quindi spazio al sorgere di altre forme.

4) La creatività dello Spirito non permette l’irrigidirsi degli ’stati’ di vita cristiana

E’ naturale che quanto nasce nella storia con la consapevolezza dell’origine divina tenda a fissarsi. La storia ci ha fatto conoscere tre stati fondamentali di vita cristiana: quella comune o dei semplici fedeli (laici) , quello sacel1dotale e quello dei consigli (religiosi) .Nella cristallizzazione indotta dalla storia si poteva pensare che le possibilità di attuazione della vita cristiana fossero ormai racch1use dentro questi stati. L ’unica sintesi possibile era tra stato sacerdotale e stato dei consigli. Il motivo di questa possibile sintesi è da vedere nella considerazione secondo cui lo stato sacerdotale è uno stato in certo senso anomalo: di per se non costituisce uno stato di perfezione da acquisire, ma di perfezione da comunicare. Tale considerazione non sembra lontana neppure dalla Lumen Gentium, la quale colloca il capitolo sui Religiosi dopo il capitolo sulla chiamata comune alla perfezione della carità, per indicare che sia da parte degli appartenenti alla gerarchia che da parte dei laici si può realizzare la chiamata alla santità nella forma di vita dei consigli.
Una sintesi tra stato laicale e stato dei consigli non sembrava possibile, ancora in tempi recenti: per es. un eminente teologo come K. Rahner riteneva che un laico che emettesse i tre voti, cesserebbe di essere laico. L ’impossibilità di una sintesi nasceva dal pensare lo stato dei consigli come stato di separazione dal mondo e lo stato laicale come stato di incarnazione nel mondo.
Tuttavia ciò che la storia porta a ritenere impossibile è reso possibile dallo Spirito il quale è in grado di far sorgere sintesi originali tra gli stati ormai canonizzati, attraverso persone che, osservando la situazione del mondo, riescono a proporre una radicale consacrazione a Dio dall’interno del mondo. La consacrazione laicale unisce in se ciò che prima appariva opposto: è possibile appartenere completamente a Dio e al mondo (inteso come creazione e come società civile) ; è possibile vivere nella povertà, castità, obbedienza senza separarsi dalla forma esterna di vita degli uomini del proprio tempo; è possibile condividere le gioie, le speranze, le ansie, le fati- che i progetti degli uomini e nello stesso tempo trascendere questo mondo. Tale duplice appartenenza costituisce una nuova figura di vita cristiana che assume in totalità sia la dimensione dell’incarnazione che quella dell’escaton.

5) Il contesto teologico nel quale ha origine tale sintesi

Senza aver la pretesa di tracciare una storia della formazione della sintesi appena ricordata è opportuno richiamare le tendenze teologiche che la legittimano. Osservando la storia della vita cristiana è possibile constatare che le forme concrete si costituiscono sempre su correnti di pensiero che stanno prendendo corpo.
La consacrazione laicale nasce sullo sfondo di un nuovo modo di pensare il rapporto Chiesa - mondo. Da una parte si osserva che la contrapposizione e la condanna del mondo da parte della Chiesa non elimina ma accentua la ,distanza che si è creata in forza delle spinte emancipatorie germinate dall’umanesimo e dall’illuminismo. D’altra parte la Chiesa scopre la sua relatività in rapporto al mondo e al Regno di Dio: essa non è fine, ma mezzo; non è meta, ma via; la sua missione la porta a immergersi nelle situazioni degli uomini per ordinarle e illuminarle. Il modo migliore per condurre verso la meta è camminare accanto. E ciò che potrebbe sembrare, dall’esterno, desiderio di recuperare il tempo perduto, diventa passione per l’umanità e passione per Dio. Le due passioni non sono alternative, come non lo furono per Gesù, la cui missione la Chiesa continua. Abbattere i bastioni è la condizione perché il mondo creda; cammina- re sulle strade dell’uomo condividere con lui l’impegno per una società più giusta è la verifica dell’amore verso Dio. I laici diventano i nuovi protagonisti della missione della Chiesa; la loro vita e la loro azione sono lo specchio nel quale gli uomini possono intravedere Dio. Essi sono nel mondo, per il mondo pur non essendo del mondo. Ma il mondo ha bisogno di segni per cogliere la meta. Essere laici cristiani è condividere le forme di vita di tutti gli altri uomini. In un contesto nel quale la fede viene relegata ai margini della costruzione della città terrena, la forma di vita secolare viene intesa come semplice condivisione della condizione umana, alla quale accederebbe poi dall’esterno la professione di fede, l’intenzionalità agapica, la speranza trascendente. Della vita dei laici cristiani si tende a vedere la forma esterna più che il principio generatore interno. Il criterio dell’apparire e dell’efficienza diventa la misura della realtà. E’ sintomatico che, per es., quanto attiene alla attività più prettamente intraecclesiale (catechesi, animazione liturgica...) venga interpretato come supererogatorio, non appartenente alla vita: la vita sarebbe semplicemente il lavorare, esercitare la sessualità, mangiare, dormire, divertirsi.
In tale contesto, che rischia di ridurre anche la presenza del laico cristiano a semplice condivisione senza alcuna connotazione di trascendenza, trova spazio la consacrazione laicale. In forza della sintesi che essa realizza pone nello stesso tempo un segno di condivisione e di trascendenza. La vita secondo i consigli è vita comune a tutti, ma con una eccedenza di foI1Ina rispetto a ciò che è ’normale’, che non può non far percepire l’orientamento e la radicazione tra- scendente di essa. La castità, povertà, obbedienza vissute dentro la vita condivisa diventano un richiamo alla meta trascendente della vita umana. Se, secondo lo schematismo degli ’stati’, la vita religiosa ha la funzione di richiamare l’escaton e la vita laicale quella di richiamare l’incarnazione, la solidarietà, la consacrazione laicale coniuga escaton e kenosi.
In questo senso è la figura di vita cristiana totale, nella quale si trova rispecchiata e la dimensione del superamento del mondo e la dimensione di assunzione di esso. Tale figura è possibile solo dopo l’incarnazione, quando la realtà creata viene portata a compimento nell’essere assunta, grazie alla Kenosi del Verbo, nella vita stessa di Dio. Si tratta di una figura ’illogica’ proprio perché totale. Le due dimensioni non stanno l’una accanto all’altra ma l’una nell’altra e possono essere sondate solo a partire dalla totalità.
Se nella storia questa figura nasce in tempi relativamente recenti, lo si deve alla condizione e all’autoc0scienza della Chiesa, così schematicamente e, forse, semplicisticamente descrivibile: da chiesa minoranza alla ’conquista’ del mondo, a Chiesa in simbiosi con il mondo, a Chiesa separata dal mondo, a Chiesa fermento dentro il mondo. Naturalmente i vari stadi non sono nettamente separabili e possono coesistere. L ’ultimo stadio è, come già si diceva, il contesto nel quale nasce la laicità consacrata. Solo in una Chiesa che prende coscienza di essere nel mondo come il fermento esistono le condizioni per il formarsi della sintesi tra kenosi e escaton.

6) Il rischio di pensare la sintesi come somma

Data l’origine della sintesi, l’interpretazione di essa rischia di accentuare una delle dimensioni a scapito dell’altra e, quindi, di annettere il nuovo allo ’stato’ da cui è mutuato il modello interpretativo. La recente storia registra pubblicazioni che accentuano la consacrazione, pensata secondo il modello della vita religiosa, ed altre che accentuano la secolarità - laicità (per una prima rassegna cfr. B. Bosatra, Istituti secolari e teologia. La ricerca post-conciliare (1975-1978), A.V.E., Roma 1980).Si può osservare che anche il documento magisteriale che riconosce statuto ecclesiale agli Istituti Secolari (Provida Mater 2.2.1947) non è esente dal rischio di annettere questi allo ’stato’ religioso. E si deve riconoscere che l’interpretazione più divulgata circa i laici consacrati è che si tratti di suo- re/frati laiche/ci. Quando la sintesi viene vista come somma è difficile mantenere l’unità ed :è naturale cadere in riduzionismi. Se si accentua la consacrazione, la fuga dal mondo diventa inevitabile; la spiritualità che né deriva è modellata su quella della vita religiosa. Se si accentua la secolarità ci si domanda che senso ha la consacrazione: non basta vederla nella radicalità dell’impegno, della dedizione.
L’equilibrio si raggiunge a fatica. Gli studiosi della storia della laicità consacrata ritengono comunemente che solo con Paolo VI si arriva a una autentica comprensione di questa nuova figura di vita cristiana. Paolo VI non è tuttavia un’isola; con lui c’è là riflessione conciliare, soprattutto la nuova autocoscienza della Chiesa di essere Chiesa nel mondo, con il mondo, per il mondo. Il che significa, con qualche approssimazione, che la Chiesa non riesce a pensarsi da sola: essa è cointessuta con il mondo, il quale, in quanto creazione di Dio e insieme opera dell’uomo, non è solo materiale
I che la Chiesa usa, ma è materia che, ricevendo gradualmente la sua forma dallo Spirito di Cristo, giunge al suo compimento. Il mondo non è il contrapposto della Chiesa (o almeno, non prevalentemente questo) ma è dentro la Chiesa come la Chiesa è dentro il mondo.
Parafrasando l’immagine evangelica del lievito, e fatte le debite I distinzioni tra Chiesa e Regno di Dio, si potrebbe dire che, come il lievito fa lievitare la massa di farina solo pervadendola diffondendosi in essa, così la Chiesa fa da fermento del mondo dal di dentro.
Lo ripetiamo: è solo dentro questo rapporto tra Chiesa e mondo che si capisce la consacrazione laicale. Con la circospezione necessaria nell’uso delle analogie e delle metafore, si potrebbe vedere
attuarsi nella figura cristiana della laicità consacrata il rapporto, realizzatosi nella incarnazione, tra divinità e umanità. L’unione non annulla, ma esalta l’umanità, la conduce al suo compimento. Nella consacrazione laicale la laicità-secolarità non è tolta, ma esaltata. Se, infatti, secolarità è bontà e autonomia della realtà creata, la riconduzione di essa a Dio tramite la consacrazione, la salva dalla trasformazione idolatrica e dallo smarrimento indotto dalla autonomia. La secolarità non è mai conservata tanto come quando viene consegnata al suo fondamento. La persona che dentro il mondo vive i consigli evangelici, realizza il massimo di appartenenza al mondo perché si consegna totalmente al fondamento assoluto di esso. Non sta più l’alternativa o mondo o Dio; appartenere a Dio è far sua la passione per il mondo; e, viceversa, passione per il mondo è il modo di appartenere a Dio, perché il mondo è di Dio.

7) Consacrazione laicale simbolo del rapporto ideale tra Chiesa e mondo

Ogni forma concreta di vita cristiana, si diceva sopra, è espressione della Chiesa; è dentro la Chiesa che nasce e si sviluppa. La particolarità di una forma di vita richiama un aspetto della realtà ecclesiale, in modo tale che la sinfonia delle forme mostra la totalità della molteplice unità della Chiesa. La consacrazione laicale dicevamo ancora, è figura totale, capace di unire due aspetti: quello dell’escaton e quello della kenosi. Non ha tuttavia la pretesa di far essere la Chiesa e neppure di richiamare la sua origine apostolica, compito riservato al ministero ordinato. Se un compito le è riservato nella sinfonia delle forme è quello di essere elemento unificante tra la Chiesa e il mondo: sta sul versante della Chiesa come sua propensione verso il mondo e sta sul versante del mondo come espressione del suo giungere a compimento.
In quanto tale, dato che il mondo è anche segnato dal peccato, è, in esso, “’giudizio”: ne dichiara la incompiutezza e ne svela la falsa autonomia. Non tanto con le parole, ma con la forma di vita. Questa rammenta l’orientamento inscritto nell’amore tra un uomo e una donna, nell’uso dei beni, nell’esercizio della libertà. Amore, possesso, libertà hanno un principio e una meta, che vanno tenuti presenti pena la ricaduta nell’egoismo, nell’asservimento alle cose, nell’autonomia insensata. Vivere la castità dentro il mondo vuoI di- re attuare l’amore umano nella massima possibilità, data dalla inesauribilità del termine dell’amore: Dio; vivere la povertà usando dei beni vuoI dire collocare l’uomo al di sopra delle cose, perché non si lascia determinare da esse ma da Dio, l’unica realtà che può possedere l’uomo senza asservirlo e rimpicciolirlo; vivere l’obbedienza vuoI dire attingere alla fonte e alla condizione della libertà attraverso il. concreto lasciar disporre di se, inteso come l’anticipo e il segno del sommo essere disposti, che è la radice dell’esistenza umana. Questa castità, povertà, obbedienza conformano ogni attività apostolica del laico consacrato, in quanto la precedono. Sono
strutture vitali già di per se feconde, perché fanno emergere, come si diceva, il principio e la meta di quanto gli uomini vivono. E riconducendo al principio e alla meta mostrano la possibile ambiguità delle medesime realtà come sono vissute concretamente dagli uomini. In questo attuano la missione ecclesiale che è ricondurre tutto quanto è buono, giusto e santo alla sua origine, affinché possa attingere la sua pienezza e quindi la sua meta. Se il matrimonio (ma anche il ministero ordinato), il possesso dei beni, la libertà di decidere di se, fanno parte dello status viatoris, sono destinati a sfociare in una condizione che, relativizzandoli; li rivela nel loro valore: essere vie verso. Il loro ’toglimento’ è, in via, anticipato dallo stato dei consigli, il quale nella forma della consacrazione laicale si mostra non come abbandono del mondo in nome della sua relatività, ma come consegna di esso al suo fondamento e alla sua meta. Se volessimo stabilire una differenza tra la vita religiosa e la consacrazione laicale potremmo dire: la vita religiosa ’abbandona’ il mondo in nome dell’assoluto di Dio; la laicità consacrata assume il mondo e lo riporta nell’assoluto di Dio.
Se questo è vero si può concludere che l’unità tra creazione e incarnazione - redenzione è simbolicamente richiamata dalla laicità consacrata. E se la Chiesa trova la sua genesi nella incarnazione- redenzione, le quali non si aggiungono dall’esterno alla creazione, ma assumendola la portano a compimento, si può dire che il rapporto ideale tra la Chiesa (versante della incarnazione-redenzione) e il mondo (creazione, pur segnata dal peccato) trova la sua icona nella consacrazione laicale.

don Giacomo Canobbio





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