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Thursday, May 08, 2008 - ore 13:35


Famolo cyber
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sesso virtuale: tra simulazione e autoerotismo




Dopo i giornaletti spinti acquistati di nascosto in edicola e infilati, per mascherarli, in una copia de Il sole 24 ore, dopo le telefonate ansimanti ai vari 144 e 166 (che ahimè comparivano inesorabilmente in bolletta), arriva il cybersesso. Un computer, un modem e la scappatella extraconiugale si trasferisce sul web.

Non si rischiano gravidanze indesiderate, non ci si trasmette alcun tipo di malattia, non è neppure necessario prenotare una stanza in un motel. Il sesso virtuale si consuma in tutta solitudine davanti al monitor del proprio pc. Luogo d’incontro numero uno: le chat. Un nickname a mascherare l’identità (e ad accrescere il mistero), l’immediatezza di una conversazione in tempo reale, la libertà di descriversi come non si è, protetti dall’anonimato della rete, e il linguaggio diventa veicolo di erotismo. «Dimmi come sei vestita» e la fantasia la fa da padrona, «sono sola in casa, indosso un completino sexy, vorrei che tu fossi qui» e le mani abbandonano la tastiera…

Il sesso virtuale piace perché è eccitante, stimola la fantasia e sembra innocuo: non ci si incontra, non ci si tocca, non lo si fa per davvero… Webcam puntate su zone proibite, caschi con monitor incorporati per visioni a tutto tondo, sensori sotto pelle, guanti in grado di trasmettere sensazioni uniche: a parte qualche sporadico tentativo, in realtà la tecnologia non è ancora riuscita a dare una mano agli appassionati del cybersesso. Che si tratti di pura e semplice masturbazione a distanza?

Eppure per qualcuno il sesso via web è una vera e propria ossessione. Mentre la maggior parte degli italiani muove i primi passi all’interno dell’eccitante mondo del cybersex, altri ne sono tanto invischiati da dover ricorrere all’aiuto di uno specialista. Vere e proprie crisi di astinenza da chat, continue esigenze di fuga dalla realtà, passione incontenibile per l’amante virtuale, la smania di esprimere in chat fantasie erotiche che nella vita reale non si oserebbe nemmeno immaginare. Si chiama cybersexual addiction, dipendenza da sesso virtuale.

Forse il miglior modo per curarsi, per dimenticare l’e-amante, è incontrarsi: chissà che non si scopra che la bella Gilda, alta, bionda, formosa, intelligente e sensualissima, non sia in realtà il meccanico baffuto sotto casa…


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