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Saturday, May 10, 2008 - ore 07:45
Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")
MEMENTO VIVERE L’homo sbandatus
di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 3 maggio 2008, pag. 6
C’era un tempo in cui le tradizioni si tramandavano di padre in figlio, di generazione in generazione, di mano in cuore. La Scrittura stessa lascia in eredità vecchi racconti. E ripetendo quei gesti – che diventavano liturgie dell’esistenza – si rinfrescava il significato nascosto, la bellezza recondita, lo stupore delle origini. Tradizione era sinonimo di vecchie leggi, di aneddoti appassionanti, di pagine di storia vissuta.
Amare la tradizione significava essere affezionati alla vita della gente.
Era prestare la voce ai ricordi per tracciare un sentiero verso il futuro.
Ma quando le tradizioni non rievocano più le parole, perdono il significato. La bellezza. L’autenticità. Sono giorni che siamo spettatori attoniti di atti di noia che portano alla follia crudele: da Verona a Torino, passando per Roma e Reggio Calabria. Fino al nostro apparentemente tranquillo nord-est. Forse troppi rumori assordanti stanno rubando la voce alla vita, alla nostra coscienza. Ai nostri ragazzi. Un pestaggio mortale non è mai la sconfitta di un gruppo di persone: è un’unghiata all’intera società civile. E’ come sparare al cuore di un sogno: quello della convivenza serena delle giovinezze. Troppo presto abbiamo reso clandestino un discorso di fede: non perché falso, ma perché irreale. Ma con l’acqua sporca abbiamo gettato pure il bambino: cioè abbiamo gettato via la possibilità di regalare ai nostri figli un universo amico, una prospettiva di serena speranza, delle domande che accendessero la loro curiosità. L’homo sapiens è divenuto col tempo homo ludens per trasformarsi ultimamente in un homo sbandatus. Con grande fortuna degli psicologi: tutti a chiederci che risposte non abbiamo dato, che bisogni non abbiamo riempito, che tendenze ci sono sfuggite. Quando, forse, abbiamo volutamente dimenticato la cosa più semplice. E, quindi, più difficile: suscitare le domande nel loro cuore. Oggi a voler essere profeti, c’è un mantello da raccogliere: escogitare un piano per vincere questa sordità assordante verso l’esistenza.
Ci stiamo accorgendo che non basta più questo clima di superficialità dilagante e consenziente. Si necessita di cervelli che s’accendano, che inventino, che s’arrischino in imprese d’altri tempi. Dobbiamo ridestare l’immaginazione, la sensibilità, i sentimenti, la volontà. Ascoltare, come maratoneti nella gara della vita, le pulsioni del cuore, i battiti, le voci interiori. Il proprio mistero.
Perché l’acqua è sempre più fresca alla sorgente!
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