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Sunday, May 11, 2008 - ore 11:21
Orgogliosa di esserci stata
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se sei un alpino, un bicchiere non te lo nega nessuno. Devono pensare che sei uno che fatica, e che per questo merita rispetto. E’ il cuore che hanno la cosa che ti emoziona. Sono gente di cuore. Poi, c’è qualcosa di questa fratellanza, che sa di un mondo antico, con le porte aperte sull’aia e la luce che ti guida dal sentiero, qualcosa che si è perso.
Ma è il mondo che è antico, non le persone che lo riempiono. A entrare qui dentro, a Bassano del Grappa, all’ottantunesimo raduno degli alpini, ti sembra davvero di stare in un paese che alla fine è più moderno delle metropoli che attraversi, degli ingorghi che intasano il tuo cammino, delle televisioni che riempiono i tuoi giorni. Giovani e vecchi, e tante donne. Sono anche loro il segno dei tempi che cambiano. Donne con la penna. Dovremo farcene una ragione.
A prima vista, uno rimane un po’ così. Perché questo era un tempio molto virile, di belle canzoni urlate alla luna e di acquaviti da ingoiare in un sorso. Le bevute si fanno ancora tutte, e meno male se scovi un amico in tenda, con qualche bottiglia della cantina, come Flavio e Giorgio, da Galliera Veneta, Padova, che si sono messi in fondo a via delle Fosse, appoggiati ai cespugli che s’affacciano da lassù. E cantano ancora tutti «Sul ponte di Bassano», e la banda sulla strada sta strimpellando «Rosina amami per carità, con gli occhi bianchi e neri». Attorno ci sono così tante ragazze con la penna nera, fidanzate, mamme, mogli, sorelle, e poi alpine, che uno le quote rosa ormai le conta con i suoi occhi, dappertutto, anche fra gli amici dell’esercito. L’anno scorso avevano sfilato in tutto quattro donne.
Quest’anno sono già sette prima di cominciare, subito l’altro ieri, a marciare con il 7° Reggimento Alpini, dietro la bandiera di guerra, i gonfaloni delle città medaglie d’oro e il labaro, tutte in fila, con la penna e il loro berretto, alte, belle e forti. Poi ci sono quelle che riempiono le piazze. Facciamo il 30, 40 per cento: su 300 mila, almeno 60 mila, forse ottanta. Molte sono come Mara Anzolin, che dice di essere venuta qui perché il marito si divertiva sempre molto: «E allora perché non devo divertirmi anch’io? Se piace a lui, piacerà anche a me, mi sono detta». Le è piaciuto. Questo è il terzo anno. Poi, c’è qualcos’altro. E’ che questa adunata sta diventando sempre più una festa nazionale, e alla fine non sono neppure pochi quelli come Flavio, Giorgio e Riccardo, di Galliera Veneta, Padova, che non hanno fatto gli alpini, ma che vengono lo stesso, «perché qui c’è la storia, il rispetto per i vecchi e l’amore per i giovani, il senso della Patria, di una fratellanza che non è fatta solo di parole, ma di fatti».
Certo, a girarci attorno, è soprattutto un popolo del Nord. In politica, forse, è più Lega che altro. Ma loro, come Zefilino Berbenni, 74 anni, e Gino Gaspari, 76, di Sondrio, ripetono a voce alta che qui la politica non c’entra niente, e deve star fuori. Verissimo. Questi sono i figli che vengono dal Piave, sono quelli che non hanno ceduto neanche un metro, questa è gente seria, fatta così. Ma se dovessero scegliere? Non qui, sbotta Zefilino. A rompere un po’ le scatole in giro, diciamo che forse non ci starebbe a meraviglia Veltroni, il «Walterloo delle sinistre», «perché questi saranno anche abituati a perdere», come dice ridendo Gino Ferraro, e a volte gli è successo, a testa alta e a petto in fuori, «ma non gli piace per niente, questi non mollano mai, e alla fine hanno sempre vinto, anche nella ritirata in Russia, anche a Caporetto. L’importante è non perdere il cuore». Che poi, forse, sta qui vicino, sul Monte Grappa, come diceva ieri Corrado Perona, il presidente dell’Associazione degli Alpini, qui, dove tutto è cominciato. Beviamoci sopra, e stringiamoci forte, come urlava quel tale.
"La Stampa"
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