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Tuesday, May 13, 2008 - ore 15:00


Resoconto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Vogalonga è bella e istruttiva.

Ad esempio, a mezzo manifesto insegna a distinguere le forcole:



Insegna poi subito a distinguere tra vogare a contraria e vogare a seconda, cioè controcorrente o con corrente a favore. Ed è impossibile non notare la differenza, visto che cominciavo a pensare che il remo fosse guasto, o che sotto il pelo dell’acqua ci fossero dei folletti dispettosi che spostavano l’acqua normale per sostituirla con un composto di loro invenzione, dal peso specifico superiore di dieci volte alla normale acqua salata. O forse incollavano acqua con acqua, creando una parete densa nella quale il remo restava invischiato. Altrimenti non saprei spiegarmi la fatica che facevo ad ogni vogata...
Altra cosa che s’impara subito è capire se la bora soffia verso il tuo lato o verso il lato in cui tieni il remo. Perché se soffia verso il remo, il remo sente freddo e non vuole saperne di uscire dall’acqua. Bisogna convincerlo con le cattive, e quindi lui s’indispettisce e ogni volta che vuoi portarlo fuori punta i piedi. Potendo, ti morde. Oppure si fa aiutare dai folletti di cui sopra, che gli si aggrappano e lo tirano verso il basso. Una goduria.

Naturalmente non potevo farcela, in queste condizioni, a vogare fino alla fine, e così da metà percorso mi sono data il cambio col presidente.
Inutile dire che da metà percorso, quando ci si gira per tornare indietro, la corrente era ovviamente a favore, come anche il vento, e si filava senza nemmeno muovere un dito. E io ero lì seduta a godermi il panorama, con le mani doloranti. Furbo, il presidente.

Ma s’imparano delle cose anche DOPO la Vogalonga. Ad esempio che:

- la tendinite si cura col Voltaren (ho il pollice fuori uso);
- quando si voga dalle sette e mezza del mattino alle quattro del pomeriggio di metà maggio è meglio non indossare gli occhiali.
(foto esplicativa: notare lo spartitraffico sul naso)


Comunque ho avuto la mia bella medaglia, il mio bell’attestato, la mia magliettina e anche un manifesto. E anche una pettorina col numero, così. E cochecole gratis, banane gratis, acqua gratis. Poteva andarmi peggio


Anche ieri sera poteva andarmi peggio. I miei giri serali in solitaria sono finiti. E devo ringraziare un addetto della Fenice, che mi ha fatta scappare dalla porta sul retro per seminare un pazzomaniaco che mi pedinava da Piazza San Marco, insultandomi e minacciandomi solo perché non rispondevo ai suoi tentativi di attaccare bottone, e che per 5 minuti si è messo in appostamento davanti al teatro, dove mi ero rifugiata sperando che se ne andasse (credeghe).
Evidentemente le ragazze sono delle merci in esposizione sulla strade del mondo, e il primo fuori di testa deve poterne usufruire quando più gliene aggrada. Poi a Venezia non gira un poliziotto che sia uno, quindi se hai bisogno ti attacchi al cazzo.

Argh.

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