1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
(questo BLOG è stato visitato 173254 volte) ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Thursday, May 15, 2008 - ore 10:41
we’ll live and die, we’ll live and die in these towns
(categoria: " Vita Quotidiana ")
c’è chi immortala la vasodilatazione dei corpi cavernosi dei protagonisti di un film nel fare un incidente.
c’è chi immortala lacrime di pezzi di famiglia disconnessi dai loro cari dopo un botto.
c’è chi immortala macchine curiosamente rovesciatesi in mezzo alla strada dopo uno stupido tamponamento e manda la geipeg al giornale per farci due lire.
c’è chi come me non riesce a lasciarsi scappare un timido sorriso anche nella tragedia, piccola o grande che sia. ovviamente quando non tocca te.
sono nato e cresciuto per l’infanzia in una casa con un grande giardino, dove solo un cancello mi separava dall’arteria principale dell’arcella. nei momenti di noia, ripassavo i numeri cardinali contando le infinite macchine. e a volte scappava un botto. e lì ripassavo le bestemmie, gli insulti, gli spintoni.
anche le liti erano diverse negli anni ’80.
quasi tutte le litigate erano in dialetto, il massimo era un confronto polentone/terrone, ma non cambiava molto. le questioni erano sempre le stesse, nonostante le mezze stagioni fossero, a detta di qualcuno, ancora vive e vegete.
e mi piaceva, diamine, mi piaceva il macabro finto gusto del sano compatimento. mi piaceva la condivisione solo apparente del lavoro. mi piaceva la gente dell’arcella che si radunava. chi arrivava dalla tabaccheria e chi dal patronato, chi finiva di lavorare e chi un lavoro non ce l’aveva, i "banditi", gli zingari.
una piccola folla di dieci, venti persone si radunava lì, ad aspettare i vigili.
vigili che all’epoca non sembravano gli emuli di grissom in c.s.i.
vigili che facevano ciò che era giusto fare: parlavano. parlavano con la gente. dal vecchio carspotter perennemente seduto ad arrotolare cicche davanti alla merceria, a quella che poteva benissimo dirti che una macchina sopraggiungeva dal tetto della casa davanti per una prova di volo. da nereo il fruttivendolo ubriaco dal mattino, a cristina in carrozzella con i suoi monosillabi e lo sguardo sempre chino verso destra. era simpatico persino il prete, che almeno in quei momenti non dava crogni in testa.
ti guardavi intorno, e tra gli "oh per carità" distinguevi persone in litigio da tempo condividere interesse vero o finto per i malcapitati del botto. promettersi di rivedersi. affrontare argomenti diversi per, forse, chiarire una situazione difficile.
e guardando questi mini-ecosistemi di pedoni spuntava il sorriso. sorriso che toglievi poi guardando il viso di quello caricato in ambulanza. sorriso che tornava quando, rifacendo il viale del giardino, tornavi al tuo dondolo.
gli automobilisti no, però. loro li odiavi. quelli che rallentavano. quelli che accostavano. quelli che adesso rompono i coglioni perché fanno coda, fanno colonna.
quanto è vero che hai sempre un motivo diverso per farti stare sui coglioni le stesse persone.
LIEVE - MARLENE KUNTZ
Forse, davvero, ci piace, si ci piace di più oltrepassare in volo, in volo più in là
Meglio del perdersi in fondo all’immobile Meglio del sentirsi forti nel labile.
Forse, sicuro, è il bene più radioso che c’è Lieve svenire per sempre persi dentro di noi
Meglio del perdersi in fondo all’immobile Meglio del sentirsi forti nel labile.