
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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I miei angeli custodi

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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Tuesday, May 20, 2008 - ore 08:40
Ti prego adesso apri per favore e asciugati che prendi il raffreddore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ma perché mi tocca sempre
ripetere le cose. Allora, il pan di spagna, parliamone.
Il pan di spagna è inutile. Piace, non piace, chi se ne frega, non è di questo che discuteremo, in quanto ci sono fermi sostenitori del pan di spagna che si tappano gli occhi e le orecchie per non sentire la verità. Il pan di spagna è essenzialmente, candidamente, fondamentalmente inutile. Cioè, il pan di spagna è unicamente una base che serve a sostenere delle creme, della frutta, qualcosa di saporito e sostanzioso, ma in sé non ha motivo di esistere.
Facciamo un esempio facile facile per chi ancora stenti ad avvicinarsi alla mia relazione già così chiara e precisa. La sfoglia e la frolla le si mangia anche senza marmellate, o senza condimenti aggiunti. E questo perché? Perché sono buone, perché hanno un loro significato in una pasticceria – poi ovvio, è questione di gusti. Ci sono le sfogliatine, ci sono i biscotti di pastafrolla (osate mettere in dubbio questo assioma adesso, dai). Ma avete mai visto qualcuno mangiare semplicemente del pan di spagna? No, mai. E non vi siete chiesti perché nessuno mangia pan di spagna puro? Perché non ha senso di esistere, senza qualcosa sopra. Quindi, il pan di spagna è essenzialmente, candidamente, fondamentalmente inutile, perché al suo posto può (e soprattutto deve) essere utilizzata qualsiasi altro tipo di pasta per dolci. Mi sembra tutto estremamente chiaro. Ma approfondiamo.
Il pan di spagna è come le spugne, quelle doppie, quelle sagomate per la mano. Avete presente? Quelle a doppio strato, bianche e ruvide sopra, colorate e morbide sotto. La parte figa è quella sopra, che massaggia, scrolla, scrubba, gratta. Quella è la parte importante. Dell’altra non te ne fai gran che. Cioè, sì, sta lì, ma è così inconsistente. Assorbe e basta, quindi ti porta perfino via pezzi di bagnoschiuma, e la tua doccia diviene una ricerca delle gocce perdute. Serve per stare sulla mano, per essere morbida e delicata sul palmo delle persone morbide e delicate. Nulla più.
Da qui si capisce perché il pan di spagna sia spugnoso e fastidioso.
Ho affinato col tempo una tecnica particolarissima che mi viene invidiata da grandi e piccini, con la quale riesco a prelevare tutta la parte di gusto dalle torte, lasciando intatto il pan di spagna sottostante. Un’estrazione quasi chirurgica, di una perfezione direi divina. E sapete qual è la bellezza di questa cosa? Che le creme sono pure, hanno un sapore incontaminato e completo, e io me le godo con sguardo lussurioso. Io elimino il pan di spagna e miglioro la qualità del mio pasto. Il pan di spagna residuo, quella cosa inutile che rimane lì, adagiata sul piatto, assorbe talmente poca essenza di sapore che non può nemmeno essere definito parte integrante del dolce. È una base, è come il piatto. Il pan di spagna è un piatto morbido. La sua funzione in questo universo è solamente questa.
Poi penso rabbrividendo a coloro che osano fare il tiramisù mettendo dentro le coppette pezzetti di pan di spagna. Per quanto mi riguarda sarebbero perseguibili da una legge appositamente redatta dalle menti più geniali della nostra terra, fra le quali sono orgogliosa di essere annoverata.
Ecco, questo è un tiramisù vero, fatto
coi savoiardi, guardatelo.

Poi ci sono anche quei delinquenti che fanno i mignon con le bavaresi alle fragole, in quelle veline leggere leggere, e senti il profumo di quelle fragoline appena entri in pasticceria. E addenti la tua pastina con passione, con ansia di prestazione quasi, e la tua arcata inferiore si imbatte improvvisamente nel pan di spagna, così, a tradimento. Sono cose che fanno male, tanto male. Capaci di distruggere la giornata dell’uomo più fortunato del mondo.
Ovviamente non sono così sciagurata da manifestare il mio disappunto nei confronti del pan di spagna in ogni situazione, soprattutto nei luoghi pubblici. Se non sono sicura di poter scaricare il pan di spagna a un vicino particolarmente insaziabile lo mangio, certo. Lo mangio prima del resto della torta, seleziono accuratamente la parte che vale la pena di essere assaporata e la separo dalla sua base di spugna, che ingurgito senza provare nessun tipo di emozione. E poi è la volta di ciò che ti lascia il buono in bocca, di ciò che ha profumo, ciò che rende la vita degna di essere vissuta:
la crema. Ah, la crema.
E soprattutto: ah,
la crema di mascarpone.
Spero di avervi resi edotti sulla fenomenologia del pan di spagna e di esservi stata utile, rendendovi partecipi delle mie astute considerazioni.
Con questo concludo, ricordandovi di non esagerare con l’alcol quando guidate (un po’ di sano populismo per ingraziarmi i folli sostenitori del pan di spagna).

Finché non avrò redatto completamente la mia psicopatologia degli amanti del pan di spagna, leggetevi un altro buon libro, uno qualsiasi. Le mie istruzioni rivoluzioneranno comunque il vostro modo di concepire la galassia.
In sottofondo parte Fred Bongusto, Tre settimane da raccontare. Incantevole.
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