In queste giornate di pioggia, complice anche un mio allievo (la maturità si avvicina minacciosa), che di filosofia capisce poco o nulla e che quindi spesso e volentieri si serve dei miei servigi di insegnante, ho ripreso il pensiero di
Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900). Sono vittima della
malinconia con tutto questo grigiore, ma le opere del filosofo tedesco sono un ottimo antidoto contro la
cupezza di spirito che mi attanaglia:
parole vitali, potenti e forti... In questi giorni sono svagata ed ansiosa e mi scopro a non essere pienamente me stessa: troppi pensieri e troppe elucubrazioni mentali. Futuro incerto. Mancanza di slancio ed inanità. Spero passi in fretta questo
triste momento, perché in queste condizioni mi sento
snaturata...
Quello che siamo e quello che possiamo...
Non vogliate nulla al di là della vostra capacità: hanno una falsità odiosa quelli che vogliono al di là delle proprie capacità. Soprattutto quando vogliono cose grandi! Poiché suscitano diffidenza verso le cose grandi, questi raffinati falsari e commedianti: finché diventano falsi con se stessi, strabici, pieni di vermi e riverniciati, ammantati di parole forti, di virtù da esposizione, di opere splendenti e false. [F. Nietzsche,
Così parlò Zarathustra]
La vita serve per conoscere...
No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo invece più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero cioè che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una frode. E la conoscenza stessa: può anche essere per altri qualcosa di diverso, per esempio un giaciglio di riposo o la via ad un giaciglio di riposo; oppure uno svago o un ozio; ma per me essa è un mondo di pericoli e di vittorie, in cui anche i sentimenti eroici hanno le loro arene per la danza e per la lotta. "La vita come mezzo della conoscenza" – con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. [F. Nietzsche,
La gaia scienza]