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Vitto, 5 anni
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Tuesday, May 20, 2008 - ore 15:56


Hirsch
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Renato Hirsch era un ricco ebreo di Ferrara.

Andò volontario in guerra nel 1915, e restò al fronte fino al 1918, guadagnandosi due medaglie al valore e tre croci di ferro per il suo comportamento.

Finita la guerra, prese a gestire il lanificio di famiglia, che a Ferrara dava lavoro a 250 operai ed operaie.
Non si iscrisse, a differenza di molti altri ricchi commercianti, possidenti ed industriali ebrei, al Partito Nazionale Fascista, e si rifiutò di avere a che fare con le organizzazioni sindacali fasciste per tutti gli anni 30.
Piuttosto, trattò direttamente coi suoi operai e costruì un asilo all’interno della fabbrica per facilitare le operaie con bimbi piccoli. Inoltre, finanziò corsi presso l’istituto tecnico locale per formare il personale tecnico presente e futoro dell’azienda.

Un imprenditore illuminato, anche secondo canoni contemporanei.

Nel 1938, il regime fascista approvò le leggi razziali, che impedivano di fatto ad Hirsch di continuare a dirigere la sua azienda (lavoratori cristiani non potevano lavorare per datori di lavoro ebrei).

In realtà, molti ebrei potevano chiedere di essere "discriminati" dall’applicazione della legge (curiosamente, il termine "discriminato" va inteso nel senso contrario a quello comune: queste persone erano infatte escluse dall’applicazione della legge, quindi potevano continuare a gestire le proprie attività).

Gli ebrei che avevano combattuto nella I guerra mondiale potevano essere discriminati, per legge.

Hirsch non fu discriminato.
Il regime non gli perdonava la sua mancata iscrizione al Partito.

Fu internato, ma sfuggì all’invio in Germania.
Dopo la guerra, su mandato del Partito Comunista a cui lui, industriale ebreo, si era avvicinato, pur non iscrivendovisi, diresse l’attività della Commissione di epurazione, ma dopo pochi mesi si dimise, comprendendo l’inutilità del uo lavoro in un’Italia che voleva dimenticare il suo passato, piuttosto che farci i conti.

Partì dunque nel 1946 per Israele, e si stabilì in una Meshav (fattoria con servizi collettivizzati) nei pressi del deserto del Negev, dando vita ad un’allevamento di polli sperimentale.

E’ sepolto laggiù.

Solo nel 2007 Ferrara gli ha dedicato una via e una targa alla memoria (corta).


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