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Monday, May 26, 2008 - ore 18:01
MacabrEZZE da internet
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ora.... immagino che molti di voi abbianovisto il film
Hostel .....Ma.....
lo sapevate che: 
" idea del film ha una storia a capo che mette veramente i brividi.
Roth ha confessato che parlando col suo amico Harry Knowles, un web-master, si soffermarono sulle cose più orrende trovate su internet e una notizia in particolare aveva sconvolto tanto Knowels da non riuscire quasi a confessare il tragico "segreto" scoperto per caso.
Roth rimase veramente scioccato dal sito Internet che si trovò davanti. Esisteva
un posto in Thailandia dove facoltosi senza scrupoli sborsavano diecimila dollari per torturare a morte povere vittime, a loro volta pietosamente consenzienti! Il tutto quindi era pienamente
legale, tutto alla luce del sole, dato che lo scopo delle povere "prede" era quello di lasciare il denaro, guadagnato mediante il proprio omicidio, ai parenti, ai figli, ai genitori per alleviare la sofferenza della miseria e della fame che pativano.
Roth rimase profondamente colpito all’idea che l’ uomo pur di arrivare al proprio piacere, avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche la meno immaginabile, la più crudele, la più letale.
Così pensò immediatamente ad un documentario, ma l’ idea non era delle più brillanti, come lui stesso capì poco dopo, dato che persone che pagavano per uccidere non avrebbero esitato un attimo nell’uccidere chi magari avesse divulgato informazioni sul loro macabro gioco.
L’ idea, quindi, fu messa da parte fino a quando Roth ebbe un’ illuminazione: renderlo visibile sotto forma di pellicola cambiando ambientazione, portandola in Slovacchia. Successivamente ancora titubante, Roth chiese consiglio appunto a Tarantino, che più che entusiasta dell’idea lo invitò a soffermarsi su questa per abbozzare la sceneggiatura.
Snuff movie: i film dove gli attori muoiono. DavveroHostel è un film, ok. Il sito thailandese c’è o forse è una bufala, non si sa, quel che è certo è che gli snuff movie esistono da diverso tempo. In questi film, clandestini e praticamente introvabili.
Il fulcro di tutto è la
morte di uno o più "attori" dopo terribili violenze.Per quel che riguarda realizzatori e distributori del film: siamo davanti ad una vera e propria anonima assassini. Essi sanno cosa stanno facendo, per chi lo stanno facendo, sono pronti ad uccidere deliberatamente e consapevolmente.
Poi ci sono le
vittime: gli attori destinati al massacro
NON sanno che cosa li attende. L’elemento di sorpresa, l’orrore dipinto sul volto dei poveretti quando, improvvisamente, si rendono conto di essere in trappola e destinati al macello, è una delle cose che il perverso amante di snuff ricerca con più maniacale ossessione. In ultimo viene lo spettatore. Chi assiste ad uno snuff, può sapere che il film si concluderà con un omicidio, oppure può solo sospettarlo o ignorarlo del tutto, credendo di aver assistito ad uno splatter particolarmente realistico.
Le origini degli snuff movies
Nel 1974 il duo Michael e Roberta Findlay e la Monarch Releasing Corporation, realizzarono una coproduzione fra U.S.A. e Argentina per un film dal titolo SNUFF. Findlay era un regista e montatore di gore e porno eccessivi e ributtanti (ricordiamo Invasion of the blood Farmers o Shriek of the Mutilated), il suo nuovo film rivisitava la strage di Bel Air ad opera della famiglia Manson (in cui fu uccisa e orrendamente mutilata anche Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski). Il film era di fattura così infima che Allan Shackleton, un responsabile della Monarch,
tentò di ’insaporirlo’ inserendovi una scena di quattro minuti in cui una donna viene selvaggiamente torturata, mutilata, smembrata e squartata. Secondo la campagna pubblicitaria usata per lanciare il film, questa scena sarebbe stata
ripresa dal vero a spese di una povera attrice argentina convinta di essere stata ingaggiata per un normale film hard e ignara, invece, di andare al macello. La cosa, mai accertata, neppure in sede penale, suscitò un grande scalpore intorno al film e ne bloccò (quasi) subito la circolazione. Del resto lo slogan sul manifesto (raffigurante due mani mozzate che stringono saldamente dei cavi per l’alta tensione) recitava alla lettera: "Un film che poteva essere girato solo in Sud-America, dove la vita umana vale... ZERO!"; mentre un’altra: "Gli eventi più sanguinosi che siano mai accaduti DI FRONTE ad una macchina da presa!". Dopo l’uscita del film Michael Findlay, quasi per una legge del contrappasso, morì decapitato in un incidente aereo, mentre la moglie, tuttora viva, si dedicò alla regia di film hard-core (suo è il famosissimo Angel N. 9, dove compare anche come attrice) e di film splatter tanto cruenti quanto brutti (Ricordiamo, fra i tanti, The Oracle).
L’episodio di Snuff non fu dimenticato, uscirono alcuni film con diretti riferimenti ad esso, però in chiave di denuncia, fra cui il brasiliano Victimas Do Prazer di Carlo Cunha (1977) o il più famoso Hardcore diretto nel 1978 da Paul Schrader. Il fenomeno degli snuff movies, dopo il film ’ufficiale’ dei Findlay, si è allargato con aspetti e connotazioni a dir poco terrificanti. Ricordate la scoperta, pochi anni fa, di un traffico londinese di bambini da torturare e uccidere sul set? Nel grande scandalo fu coinvolto anche un italiano, un famoso industriale di nome Mongini, che telefonicamente "ordinava" dei bambini definendoli crudamente "merce" o "piccole bestie" (le telefonate registrate, causa dell’incriminazione del Mongini, sono atti pubblici regolarmente presentati in tribunale). Fu solo un aspetto del fenomeno che, dietro un giro di milioni di dollari, si impegna a rifornire un mercato clandestino e molto esclusivo di depravati disposti a sborsare cifre elevatissime per poter assistere alla proiezione di un vero snuff.
Cosa diversa sono i
’Peep Show’ sparsi per New York dove vengono proiettati, sempre individualmente e per cifre modifiche, falsi Snuff Movies realizzati con effetti speciali talmente approssimativi da essere ridicoli. Naturalmente i film vengono spacciati per veri ma, in ogni caso, è da disprezzare e condannare l’interesse e la speculazione che viene praticata sulla tortura, l’omicidio e, spesso, la violenza carnale ai danni (quasi sempre) di donne e bambini. Registi ed artisti di F/X che lavorano nel cinema horror, si scagliano con veemenza contro tali pratiche e fa piacere vedere come i lavori di gente del calibro di Tom Savini o Screaming ’Mad’ George, autentici maghi nel far sembrare reali crudeltà di ogni genere, quando esse vengono compiute su bambini o animali rendono, volutamente, artificioso e ben visibile ogni effetto speciale.
Anche la
letteratura si è occupata di questo fenomeno. Ricordiamo il romanzo di Rex Miller Frenzy, in cui viene atrocemente descritto il calvario di una povera ragazza rapita per essere usata in snuff movies. Di più alto livello qualitativo è L’immagine della Bestia, scritto da
Philip José Farmer. Autore da sempre interessato alle tematiche del sesso e della violenza, con questo libro Farmer rende la più lucida descrizione interiore ed esteriore delle varie sensazioni che la visione di uno snuff movie può provocare in uno spettatore più o meno involontario. Sto parlando del primo capitolo: in una saletta di una stazione di polizia di Los Angeles si sta proiettando uno snuff movie. Il ’protagonista’ è un poliziotto, un collega, gli spettatori sanno già come ’va a finire’. L’atmosfera nel film, come nella piccola sala, è rancida, malata, l’aria sa di fumo e di latte cagliato. La sequenza dell’orgasmo e dell’evirazione del loro collega, disteso e legato contro lo sfondo di tendaggi rosso scarlatto, suscita negli spettatori l’annichilimento dell’orrore. Ma, forse, nelle parti più buie della loro mente, si nasconde un inconfessato e inconfessabile piacere provato di fronte a quella povera nudità illusa con il piacere e poi torturata e stroncata. Leggerlo può dare fastidio, ma è una analisi estremamente lucida e penetrante. Sempre in campo letterario la tematica snuff ha ispirato diversi thriller di discreto successo. Fra questi Abuso dell’americano Andrew Vachss o Rito Mortale di Lorenzo Marzaduri che si distingue anche per essere un singolare (e gradito) omaggio ad Alfred Hitchcock. "
Chiudo le virgolette.
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